Uno sguardo alla violenza nel mondo dello spettacolo in Italia

Uno sguardo alla violenza nel mondo dello spettacolo in Italia

violenza di genere

Uno sguardo alla violenza nel modo dello spettacolo in Italia
Oggi è il 25 Novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Spesso il nostro immaginario colloca la violenza contro le donne in scenari domestici ma in realtà la violenza non conosce confini logistici o territoriali, arriva in ogni anfratto e non risparmia niente e nessuno. Nemmeno il mondo dell’arte.

E per questo che ho chiesto ad un’artista (Laura Tedesco) di parlare del fenomeno della violenza sulle donne anche in un campo dove la bellezza, nel suo significato più ampio e vasto, dovrebbe regnare sovrana. Ringrazio Laura Tedesco, un’AMLETA, per la sua disponibilità, per il suo coraggio e per l’amicizia profonda che ci lega.
Laura Tedesco, siciliana di origine, è attrice e autrice, diplomata in Drammaturgia all’Accademia Silvio D’Amico. Vive e lavora a Roma, ma negli anni ha fatto vari tentativi di espatrio usando le sue opere come jet personale: Belgio, Svizzera e infine Sud America.  Come lei stessa scrive “Fondo Amleta perché non voglio più sentirmi dire che combatto contro i mulini a vento”.

Laura, ci racconti che cosa è Amleta e come nasce?
Amleta è un’Associazione di promozione sociale fondata da 28 attrici che si battono per contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo. La sua nascita è un esempio di come, a volte, è possibile trasformare un momento di crisi in un’opportunità. E’ stato proprio durante il primo lockdown che, infatti, ci siamo riunite come Tavolo di Genere del Collettivo Attrici Attori Uniti e abbiamo dato inizio al percorso che ci ha portato a diventare Amlete. Siamo attrici di tutta Italia, alcune anche drammaturghe e formatrici teatrali, ci siamo incontrate settimanalmente on-line e scambiate opinioni. Ci siamo formate, raccontate. E più ci incontravamo più ci rendevamo conto che c’era bisogno di dare concretezza a tutte quelle sensazioni e a quelle riflessioni che stavamo condividendo. Da questa necessità, dunque, è scaturita la decisione di fare nascere Amleta, un collettivo femminista intersezionale che punta i riflettori sulla presenza femminile nel mondo dello spettacolo, sulla rappresentazione della donna nella drammaturgia classica e contemporanea. Ed è un osservatorio vigile e costante per combattere violenza e molestie nei luoghi di lavoro.

Il 25 novembre è la giornata Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e Amleta per tutto il mese porta avanti la campagna social “apriamo le stanza di Barbablù”. Chi è Barbablù e come agisce nel mondo dell’arte e dello spettacolo in Italia?
Parlare di violenza, soprattutto nel mondo dello spettacolo è affrontare la tematica più delicata e sommersa. Barbablù è l’incontro che non avremmo voluto fare, il provino cui non avremmo voluto partecipare, le parole che non avremmo voluto sentire, il messaggio che non avremmo voluto ricevere da una persona con cui dovremmo avere solo rapporti professionali.
Sappiamo che per anni ci sono stati abusi che nessuno ha mai nominato, situazioni che vanno avanti da molti anni. La violenza è diversificata e nel nostro ambiente, dove il nostro corpo è lo strumento di lavoro primario, i confini tra cosa sia lecito o non lecito chiedere, cosa sia genio artistico o semplice abuso non sono immediatamente individuabili, soprattutto se sei giovane e alle prime esperienze. Di conseguenza l’impegno contro la violenza è al primo posto nell’agenda di Amleta. Siamo uscite con un nostro personale decalogo del provino sicuro volto a contrastare le cattive pratiche in essere nel nostro ambiente. Abbiamo attivato una mail apposita (osservatoria.amleta@gmail.com) per le segnalazioni delle colleghe e dei colleghi che vogliano denunciarle. Collaboriamo con avvocate e abbiamo seguito e sostenuto lo sviluppo di alcuni casi giudiziari.

Nella vostra campagna “apriamo le stanze di Barbablù” denunciate come spesso le violenze vengano taciute dalle attrici perché insite in un ambiente che tende a tollerarle. A parer tuo cosa si cela dietro questo silenzio? Il terrore di non poter lavorare, il riflesso di una società maschilista, la vergogna di alzare la testa e di non reggere lo sguardo degli altri ed il proprio, la paura dell’isolamento conseguente ad una lettera scarlatta cucita addosso?
La risposta corretta probabilmente è tutte queste ragioni insieme e non solo. In generale, infatti, non è facile in Italia denunciare una violenza sia perché la legge prevede un tempo veramente troppo breve per depositare la denuncia sia perché il contesto in cui ci si muove tende a scoraggiare azioni che possano mettere in discussione schemi sedimentati da tempi immemorabili. La voce delle donne che denunciano viene silenziata o depotenziata, chi non accetta la violenza viene di fatto stigmatizzata e fatta passare per una rompiscatole, viene isolata ed estromessa. E questo, in un ambiente estremamente competitivo come quello dello spettacolo che rende le lavoratrici e i lavoratori particolarmente ricattabili, spesso significa la fine di una carriera. Se non cambiamo prima il contesto culturale in cui ci muoviamo sarà sempre molto difficile che la violenza emerga in tutta la sua reale portata.

Quali sono i prossimi progetti di Amleta rispetto alle survivor?
Il futuro di Amleta rispetto alle survivor è anche il suo presente e il suo passato: fin dall’inizio delle sue attività, infatti, è stata aperta la mail di Osservatoria, di cui parlavo prima e a cui si può scrivere se si vuole segnalare un abuso o una violenza. Ci tengo a sottolineare che l’accesso a questa mail è dato a solo tre colleghe perché vogliamo garantire a chi ci scrive uno spazio il più possibile protetto.
Allo stesso tempo Amleta ha stilato un accordo per la difesa delle attrici vittime di violenza con Differenza Donna, che da più di trent’anni è impegnata nel contrasto alla violenza contro le donne sia a livello nazionale che internazionale.
È già da un anno, quindi, che la nostra associazione sostiene e guida, facendosi carico delle spese legali, alcune denunce che sono partite proprio dalle segnalazioni ricevute sulla nostra mail. Le attrici che hanno iniziato il percorso sono seguite dalle colleghe di Osservatoria. E questo significa, anche, che Amleta tutta farà il possibile affinché le loro cause abbiano l’attenzione che meritano anche da parte del mondo teatrale e dei media.
Inoltre, in questo periodo, stiamo lavorando affinché si creino quegli anticorpi che permettano alle giovanissime e ai giovanissimi di capire che cosa non è lecito che venga chiesto in una situazione professionale. Proprio per questo stiamo iniziando a collaborare con le Accademie in modo da istruire allieve e allievi su quello che è un provino sicuro. Ovviamente per noi è ancora più importante rivolgerci a chi questi provini li gestisce e quindi, nelle prossime settimane, manderemo, ai direttori e alle direttrici dei teatri, un invito affinché venga applicato il Protocollo antimolestie denominato CODICE DI CONDOTTA datato 4 Giugno 2019 e firmato dalle OO.SS e da Federvivo.
In esso si dichiaravano “Intenti di tolleranza zero verso qualunque violenza e molestia”. Ma il protocollo è rimasto pressoché una lettera morta, Amleta chiede, quindi, di riprenderlo, di allegarlo ai contratti e creare così quelle condizioni affinché le attrici e gli attori possano sentirsi liberi di denunciare un abuso subito.

Quale è il sogno di Amleta?
Garantire l’aiuto e il sostegno concreto alle donne: questa la missione che Amleta si prefigge. Il suo sogno è sicuramente un mondo dove violenze, discriminazioni, stereotipi, sessismo, abusi e gender pay gap non esistano più.

Autore/i dell’articolo

Roberta Rubbino
Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva "Beck for Kids" e docente dell'Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell'ambito della neuropsicologia dell'età adulta e dell'età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all'estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l'edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansioni (MBCT-C).

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