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Violenza sessuale: abbattere il muro del silenzio

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Violenza sessuale: abbattere il muro del silenzio
Violenza sessuale: abbattere il muro del silenzio - Photo By: Bryan Minear

Violenza sessuale: abbattere il muro del silenzio

Il vaso di Pandora è stato aperto. Sul fondo il nome di Harvey Weinstein, produttore di Hollywood, accusato di molestie e abusi sessuali. Da Asia Argento a Ashley Graham, passando per attrici del calibro di Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie, dito puntato contro il 56enne hollywoodiano.

Tutto ha inizio con un’inchiesta del New York Times: molestie, compromessi e abusi sessuali protratti per anni in cambio di un trampolino di lancio nel mondo dello spettacolo. Potrebbe sembrare la trama di un nuovo film invece, è realtà. Il magnate cinematografico tenta di difendersi e vola in Europa per curare la dipendenza da sesso.

Lo scandalo di Harvey Weinstein smuove l’opinione pubblica e rilancia il dibattito sulle violenze sessuali. “MeToo” è l’hashtag lanciato dall’attrice Alyssa Milano per denunciare aggressioni e molestie subite. A unirsi al suo grido, migliaia di donne e uomini, vittime che trovano il coraggio di raccontarsi.

Stando ai dati forniti dal Viminale tra gennaio e giugno del 2017, le denunce toccano quota 2.438. Statistiche pressappoco invariate rispetto allo scorso anno – riscontrati 2.345 di violenze carnali – che, non devono ingannare: l’incidenza è stabile ma la paura di denunciare cresce.

Rabbia e dolore si infrangono contro il muro del silenzio. Secondo stime Istat solo il 7% degli stupri viene denunciato. La paura trova radici lontane, spesso nello stigma sociale. Il supporto della comunità è percepito come fattore di protezione e, spesso, spinge verso la ricerca di aiuto.

Molestie e abusi sessuali, specie se protratti nel tempo, mostrano un impatto drammatico sulla salute psichica e relazionale delle vittime. Disturbo post traumatico da stress, ansia, depressione, complicanze mediche, solo alcuni dei problemi associati alle violenze. Non solo maltrattamenti fisici: l’abuso può essere psicologico, morale o economico. Violenze e abusi non conoscono genere: gli uomini sono più esposti a sperimentare maltrattamenti, mentre le donne hanno maggiori probabilità di essere vittime di violenza sessuale.

A seconda del paese si stima che il 35% delle donne e il 16% degli uomini abbia una storia di abuso sessuale (dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). Vittime e carnefici: un legame spesso di sangue. Gli aggressori si nascondano dietro le mura domestiche. Trauma  ancora più devastante se si pensa al legame, spesso di dipendenza, tra sfruttatore e vittima.

Senso d’impotenza e sfiducia rendono complicati anche gli interventi degli specialisti: chi subisce un abuso, specie sessuale, fatica a raccontarsi, spesso non ricorda. La mente non rammenta ma il corpo porta le cicatrici. L’ancora di salvezza risiede nell’approccio integrato, costituito dalla terapia cognitivo comportamentale, la desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (EMDR), così come i protocolli evidence based della mindfulness, e il nuovo approccio Senso Motorio secondo il protocollo di Pat Odgen. I pensieri distorti legati al trauma si modificano, le emozioni negative vengono rielaborate, per far sì che la vita riacquisti sapore.

 Robert Brumărescu

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