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Vitamina D, una possibile arma in più contro le psicosi

Vitamina D

Photo by @simonevdk on Unspalsh

Una quantità insufficiente di vitamina D nel nostro corpo sembrerebbe rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di sintomi psicotici e l’ipotesi è in fase di approfondimento grazie ad una ricerca iniziata proprio nel 2020.

La vitamina D svolge delle funzioni molto importanti per la nostra salute, infatti favorisce l’assorbimento del magnesio e del fosfato, rende le ossa ed i denti forti ed ottimizza la risposta del sistema immunitario.

La disponibilità di vitamina D nel nostro organismo dipende in gran parte dall’esposizione alle radiazioni solari ed in minor misura da cibi come l’olio di pesce ed il tuorlo d’uovo.

Alcuni esperimenti hanno dimostrato come la vitamina D svolga funzioni neuroprotettive e tuteli i neuroni da processi di tipo infiammatorio (McCann & Ames, 2008); un altro studio condotto su un campione di pazienti affetti da Morbo di Parkinson, ha permesso di osservare come coloro che assumevano la vitamina D mostravano una degenerazione neuronale più lenta nei 12 mesi consecutivi alla somministrazione (Suzuki et al., 2013).

Quando i livelli di vitamina D non sono sufficienti ad assicurare il corretto funzionamento di alcuni importanti processi del nostro organismo, hanno luogo alterazioni cardiometaboliche, le stesse che sono presenti in soggetti affetti da disturbi psichiatrici gravi, come la schizofrenia ed il disturbo schizoaffettivo, questi pazienti, infatti, frequentemente soffrono di obesità, diabete ed ipertensione (Eyles et al., 2013).

Una ricerca ideata da Gaughran e collaboratori nel 2020, permetterà di analizzare le conseguenze che un deficit di vitamina D genererebbe a livello cerebrale. Gli studiosi stanno osservando gli effetti che la somministrazione di vitamina D avrebbe in persone affette da disturbi psicotici: è noto infatti come i soggetti nati nei mesi invernali (periodo dell’anno in cui è carente la presenza di radiazioni solari e quindi il corpo umano produce una minor quantità di vitamina D) presentino un maggiore rischio di sviluppare una malattia psichiatrica.

Il campione preso in esame da Gaughran sarà composto da 240 pazienti, divisi in 2 gruppi, sperimentale e di controllo: per 6 mesi al gruppo sperimentale verrà somministrata una quantità di 120,000 IU al mese di vitamina D, mentre il gruppo di controllo riceverà esclusivamente del placebo.

La sintomatologia psicotica verrà analizzata attraverso la scala Positive and Negative Syndrome Scale (PANSS), sottoposta ai soggetti del campione all’inizio dello studio, a 3 e 6 mesi di follow-up.

La data precisa in cui lo studio avrà inizio non è ancora stata stabilita, l’aspettativa dei ricercatori prevede che il gruppo sperimentale presenterà un punteggio basso nella scala PANSS, manifestando dunque una riduzione dei sintomi psicotici.

In un periodo difficile come quello attuale, in cui si sta combattendo una dura lotta contro il virus Covid-19 e si è sottoposti ad importanti misure di restrizione della libertà di movimento, il rischio di carenza di vitamina D è reale, in ogni modo lo sviluppo di un disturbo psicotico è connesso ad un insieme di fattori biologici, psicologici e sociali.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.
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