Zoom fatigue e riunioni virtuali: l’ennesimo costo della pandemia

Zoom fatigue e riunioni virtuali: l’ennesimo costo della pandemia

Zoom fatigue e riunioni virtuali

Photo by Chris Montgomery on Unsplash

Introduzione

La pandemia di COVID-19 ha spinto molte persone a lavorare a distanza e le riunioni faccia a faccia sono state rapidamente sostituite con riunioni virtuali. Questo ha portato diversi ricercatori a concentrare l’attenzione su quella che è stata chiamata la Zoom fatigue, descritta come una sensazione di esaurimento e mancanza di energia dopo una giornata di riunioni virtuali.

Lo studio

In questo studio (Shockeley et al., 2021), hanno mirato a comprendere meglio come una caratteristica saliente delle riunioni virtuali, la webcam, influisca sulla fatica, che può condizionare i risultati durante le riunioni (ad esempio, la voce e il coinvolgimento dei partecipanti). L’esperimento è stato condotto nell’arco di quattro settimane, in cui l’uso della webcam è stato manipolato. Attingendo dalla teoria relativa all’auto-presentazione, è stato proposto e testato un modello in cui la condizione di studio (webcam accesa o spenta) era legata alle sensazioni quotidiane di fatica. Si presumeva che la fatica quotidiana, a sua volta, fosse correlata negativamente alla voce e al coinvolgimento durante le riunioni virtuali. L’ipotesi prevedeva inoltre che il genere e il ruolo organizzativo avrebbero moderato questa relazione in modo tale che l’uso di una webcam durante le riunioni virtuali sarebbe risultato più faticoso per le donne e i nuovi membri del gruppo.

Il campione

I partecipanti sono stati reclutati da BroadPath, un’azienda del settore sanitario che impiega diverse migliaia di lavoratori a distanza negli Stati Uniti, nel periodo agosto-settembre 2020. Ai dipendenti è stato detto che l’azienda stava avviando uno studio per comprendere meglio i vantaggi e gli svantaggi dei video durante le riunioni. Lo studio è durato 19 giorni (quattro settimane lavorative; 1 giorno di riposo per ferie), in cui ai partecipanti è stato chiesto di partecipare a riunioni virtuali con webcam accese o spente. Il campione era costituito da 103 dipendenti, in gran parte donne (56,3%) e bianchi (71,8%). L’età media era di 41,3 anni (DS = 9,28) e la permanenza media nell’azienda era di 2,92 anni (DS = 2,59). I partecipanti ricoprivano diversi ruoli (specialista di tecnologia dell’informazione [IT], ingegnere del software, coordinatore delle risorse umane [HR], direttore delle operazioni), con il 48,8% in ruoli manageriali.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a una delle due condizioni: metà dei partecipanti ha tenuto la webcam accesa (spenta) per le prime due settimane dello studio, per poi passare a tenere la webcam spenta (accesa) per le ultime due settimane. È stata inviata loro un’e-mail iniziale prima dell’avvio dello studio che mostrava loro le loro condizioni per ciascuna delle quattro settimane. È stato poi ricordato loro il cambiamento delle condizioni prima della terza settimana dello studio. Alle 18:30 ogni giorno, ai partecipanti veniva inviato un messaggio di testo contenente un collegamento al sondaggio quotidiano che valutava la fatica, la voce e il coinvolgimento per quella giornata lavorativa.

 Discussione

I risultati di 1.408 osservazioni giornaliere di 103 dipendenti hanno supportato il modello proposto, con analisi supplementari che suggeriscono che la fatica influisce sulle prestazioni delle riunioni dello stesso giorno e del giorno successivo.

Dallo studio è emerso che l’uso della webcam è faticoso; l’effetto fatica non è attribuibile al tempo trascorso o al numero di riunioni virtuali; la stanchezza di per sé è problematica per la voce e il coinvolgimento dei dipendenti nelle riunioni; le donne e i nuovi dipendenti erano più affaticati dall’uso delle webcam, forse a causa dei costi di auto-presentazione durante le chiamate alla telecamera. I risultati sono in linea con le idee della stampa popolare e con un corpo di ricerca emergente che suggerisce che essere “osservati” aumenta la necessità di gestire le impressioni e dirige l’attenzione verso l’interno, inducendo affaticamento. Pertanto, incoraggiare i dipendenti a utilizzare la webcam può inavvertitamente danneggiare comportamenti di lavoro virtuali positivi.

Conclusioni

Alla luce dello studio condotto sarebbe interessante esplorare se diverse webcam, come quelle laterali e/o grandangolari, che offrono all’utente una maggiore distanza, sono meno faticose perché gli effetti di auto-presentazione non sono subito evidenti. Detto ciò, oltre alla fatica, potrebbero esserci altri meccanismi in gioco, come il controllo percepito, i sentimenti di responsabilità o i sentimenti di connessione.

Data la prevista prevalenza del lavoro a distanza anche dopo la scomparsa della pandemia, lo studio offre spunti interessanti per migliorare le pratiche organizzative relative alle riunioni virtuali.

Rendere quest’ultime un’esperienza sociale più positiva è fondamentale. Consentire un uso flessibile della webcam potrebbe quindi essere un utile segnale di supporto.

 

Sitografia:

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).

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