La Depressione

La Depressione

Depressione

Introduzione

Con il termine Depressione, a livello clinico, si intende un insieme di sindromi con specifiche caratteristiche cognitive, comportamentali e neurovegetative che influenzano il tono dell’umore provocandone un significativo abbassamento e generando turbamenti a livello emotivo.

I disturbi depressivi sono caratterizzati da umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da cambiamenti quali perdita di interesse o piacere nelle attività quotidiane che possono influenzare profondamente il funzionamento individuale, le relazioni interpersonali e la qualità della vita. Il bambino/ragazzo presenterà irritabilità, tristezza e melanconia per la maggior parte del giorno. Sono molto frequenti: rabbia, ostilità e collera. La rabbia è sicuramente l’emozione più intensa e più frequente. Un bambino depresso è quasi sempre un bambino arrabbiato. Inoltre la depressione compromette in modo significativo molti aspetti della vita del minore influenzandone lo sviluppo e la qualità della vita.

Solo negli ultimi 30 anni si è presa seriamente in considerazione la depressione in età evolutiva. La difficoltà nasce dal fatto che, a differenza degli adulti che comunicano verbalmente, anche se con fatica i loro sentimenti depressivi, i bambini soprattutto molto piccoli non hanno nel loro repertorio nemmeno la possibilità di tale comunicazione. Infatti presentano difficoltà a descrivere i loro stati mentali e le loro emozioni e questo comporta una maggiore frequenza di sintomi somatici.

Nell’ambito della salute mentale la depressione costituisce la seconda causa di disagio nei giovani. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta i seguenti dati: 0,3-1% in età prescolare (0-6 anni); 0,4-2,5% in età scolare (6-11 anni); 4-8,3% in adolescenza (12-18 anni).

In che modo e a che età i bambini sviluppano un disturbo depressivo

I fattori che possono avere un impatto significativo sullo sviluppo del disturbo depressivo nei bambini sono le esperienze vissute in famiglia, il clima emotivo presente in casa, la qualità delle relazioni interpersonali e la capacità dei genitori di supportare e guidare i propri figli. Inoltre, i comportamenti e gli stili educativi dei genitori possono influenzare la capacità dei bambini di affrontare lo stress e le difficoltà della vita quotidiana e quindi contribuire alla comparsa di disturbi depressivi. Pertanto è importante che gli adulti prestino attenzione all’ambiente emotivo in cui farli crescere, insegnino loro a riconoscere le emozioni negative come la tristezza, la rabbia o la paura, e a esprimerle in modo sano. Questo porterà allo sviluppo di abilità di coping efficaci e fornirà loro un sostegno adeguato per favorirne il benessere psicologico.

I disturbi depressivi possono emergere in età molto giovane, anche se sono più comuni nell’adolescenza. Nei bambini più piccoli, i sintomi possono essere più difficilmente riconoscibili poiché potrebbero manifestarsi in modi diversi rispetto agli adulti, come irritabilità, cambiamenti nell’umore o nel comportamento, problemi di sonno e alimentazione. Tuttavia i sintomi possono diventare più evidenti con l’avanzare dell’età.

Cosa succede quando il bambino/ragazzo presenta un disturbo depressivo

La manifestazione della Depressione in età infantile è molto eterogenea e spesso si differenzia da quella esperita in età adulta. É ormai riconosciuto che i disturbi depressivi in età evolutiva sono caratterizzati da sintomi solo in parte sovrapponibili a quelli presenti in età adulta e la principale differenza risiede nel tono dell’umore che, nei minori, come già detto, appare irritabile invece che deflesso per la maggior parte del tempo.

Al fine di una maggiore chiarezza rispetto alla complessità del quadro sintomatologico ecco di seguito una  breve descrizione del disturbo depressivo diviso per fasce di età.

Dalla nascita a 3 anni: manifestano pianto eccessivo, irritabilità, disturbi del sonno, calo dell’appetito e/o del peso, rallentamento psicomotorio o irrequietezza, scarso contatto visivo, scarsa mimica facciale, ritardo o regressione a livello del linguaggio, della motricità e del controllo degli sfinteri. Più il bambino è piccolo, più il disagio si manifesterà attraverso disturbi psicosomatici come il vomito, diarrea, dermatite, alopecia o disturbi a carico del sistema respiratorio (asma). I bambini perdono interesse per le attività tipiche del loro livello di sviluppo e appaiono meno responsivi o interessati alla reciprocità.

Dai 3 ai 5 anni: manifestano irrequietezza, instabilità, condotte aggressive verso sé stessi o verso gli altri associate a rallentamento motorio, tendenza all’isolamento sociale, apatia, anedonia, riduzione di interesse verso le attività scolastiche, ludiche o sportive. Tra uno scoppio di collera e l’altro, l’umore è persistentemente arrabbiato in tutti i contesti nei quali il bambino vive.  Sono state evidenziate 3 modalità specifiche di presentazione della depressione in età prescolare, la cui conoscenza può facilitare l’identificazione precoce del disturbo e prevenire la stabilizzazione e la cronicizzazione:

  • I depressi “agitati” arrivano in terapia per i loro comportamenti provocatori e di rottura delle regole
  • I depressi “rallentati” sono segnalati per il fallimento rispetto all’inserimento sociale e la difficoltà di interazione nel gruppo
  • I depressi “controllati” vengono portati dai genitori per difficoltà di gestione di certe routine in ambito familiare

Dai 6 agli 11 anni: il bambino continua a manifestare umore irritabile e triste anche nelle attività di gioco e nel contenuto dei suoi sogni. La manifestazione della propria tristezza adesso avviene sia tramite il canale verbale che non verbale. Sono bambini che si annoiano facilmente, isolati e che fanno fatica a creare relazioni sociali con i coetanei. Comportamenti di protesta e opposizione possono essere visti come risposta alla noia, alla distimia e alle esperienze di perdita. Altri sintomi tipici di questa età sono le condotte aggressive, impulsive, le bugie e la fuga.

Adolescenza: Il disturbo depressivo in adolescenza può manifestarsi con un singolo episodio o con degli episodi ripetuti nel corso del tempo e la sintomatologia depressiva di questa età è largamente associata a connotazioni ansiose, sintomi fisici e lamentele somatiche. L’adolescente si sente angosciato, irrequieto, irritabile, stanco, ansioso, e non mancano comportamenti oppositivi e aggressivi nei confronti dei genitori, degli insegnanti e dei pari. Le reazioni aggressive possono sfociare in condotte antisociali e fughe da casa o da scuola. Sono spesso presenti il basso rendimento scolastico, i disturbi del sonno (risvegli notturni o precoci risvegli alla mattina), l’inappetenza, la perdita o l’aumento di peso.

Fattori di rischio dei disturbi depressivi

La depressione può avere differenti cause, tra cui fattori genetici, ambientali e psicologici.

Quindi quali sono i fattori di rischio dei disturbi depressivi in età evolutiva?

  • Depressione Post-Partum della madre
  • Esperienza traumatiche
  • Fattori genetici (familiarità per la depressione)
  • Temperamento con affettività negativa o storia di irascibilità
  • Stile genitoriale disfunzionale caratterizzato da mancata sintonizzazione emotiva

La depressione va considerato un disturbo psicopatologico a patogenesi multifattoriale, la cui espressività ed evoluzione sono legate a una serie di fattori di rischio genetici, neurobiologici, temperamentali, ambientali, interagenti tra loro.

Quali sono i disturbi depressivi

All’interno del DSM-5-TR i “Disturbi Depressivi” includono:

  • Disturbo da disregolazione dell’umore dirompente (DDUD)
  • Disturbo depressivo maggiore
  • Disturbo depressivo persistente
  • Disturbo disforico premestruale
  • Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci
  • Disturbo depressivo dovuto ad altra condizione medica
  • Disturbo depressivo con altra specificazione
  • Disturbo depressivo senza specificazione

Le differenze consistono nella durata, nella distribuzione temporale o nella presunta eziologia. Il disturbo da disregolazione dell’umore dirompente è l’unico che può essere diagnosticato in età evolutiva, nello specifico la diagnosi non viene apposta prima dei 6 anni e dopo i 18 anni.

Come precedentemente scritto, i bambini già a partire dai 3 anni possono sperimentare un disturbo depressivo molto simile a quello sperimentato dai bambini più grandi. Facendo riferimento al manuale diagnostico 0-5 anni (DC:0-5TM) è possibile annoverare tre possibili etichette diagnostiche:

  • Disturbo depressivo dell’infanzia: il bambino manifesta umore depresso o irritabile in ogni attività per la maggior parte dei giorni per almeno 2 settimane. L’umore può essere osservabile tramite il comportamento o descritto direttamente dal bambino con affermazioni del tipo “sono triste”. Si associa un cambiamento dell’appetito, del sonno e agitazione psicomotoria o, al contrario, eccessivo affaticamento
  • Disturbo da disregolazione della rabbia e dell’aggressività nell’infanzia: il bambino manifesta disregolazione dell’umore e del comportamento, ha difficoltà a calmarsi, non è collaborativo, non rispetta le regole ed è caratterizzato da un’aggressività che può essere reattiva (dà morsi, calci, lancia oggetti) o proattiva (è controllante nel gioco o usa un linguaggio intimidatorio). Per apporre questa diagnosi il bambino deve avere almeno 24 mesi e i comportamenti devono essere presenti da almeno 3 mesi
  • Altro disturbo dell’umore dell’infanzia: il bambino manifesta uno o più sintomi del disturbo dell’umore ma non soddisfa i criteri per nessuno dei disturbi precedentemente descritti

Cosa fare

Il trattamento d’elezione per bambini e adolescenti con disturbi depressivi è la terapia cognitivo-comportamentale (TCC). La TCC per la depressione in età evolutiva si basa sui principi fondamentali della TCC per gli adulti, ma è adattata alle esigenze specifiche dei bambini e degli adolescenti. Il lavoro terapeutico consta di diversi momenti:

  • Psicoeducazione al disturbo: aiutare bambini e ragazzi a comprendere il perché del loro umore basso, i sintomi associati e come la depressione possa influenzare il pensiero, le emozioni e il comportamento
  • Monitoraggio dei pensieri e delle emozioni: insegnare al minore a riconoscere e monitorare i pensieri negativi e la ruminazione che contribuiscono a mantenere lo stato depressivo. Questo può includere l’uso di diari dell’umore o la registrazioni dei pensieri
  • Ristrutturazione cognitiva: aiutare bambini e ragazzi a identificare e sfidare i pensieri negativi e irrazionali che alimentano la depressione, sostituendoli con pensieri più realistici e propositivi. Questo processo mira a cambiare il modo in cui si interpretano gli eventi e le situazioni della vita
  • Promozione di comportamenti attivi e piacevoli: incentivare il minore a impegnarsi in attività piacevoli e gratificanti, anche se all’inizio potrebbero non sembrare interessanti. Questo può aiutare a contrastare la tendenza all’isolamento e all’inattività associata alla depressione
  • Problem Solving: insegnare abilità utili ad affrontare le sfide quotidiane in modo efficace, riducendo così lo stress e il senso di impotenza associati alla depressione
  • Mindfulness: l’utilizzo delle meditazioni di consapevolezza potenzieranno la capacità di interrompere la spirale dei pensieri legati alla depressione e di centrarsi sul momento attuale, riducendo il senso di impotenza e di mancanza di energia
  • Promozione del supporto sociale: favorire il coinvolgimento in attività sociali e incoraggiare il sostegno da parte degli amici, della famiglia e degli altri adulti di fiducia
  • Coinvolgimento dei genitori: coinvolgere attivamente i genitori nel processo terapeutico, fornendo loro supporto e istruzioni su come sostenere il figlio nel gestire la depressione ed evitare comportamenti che potrebbero esserne fattori di mantenimento

La terapia cognitivo-comportamentale può essere un approccio efficace per aiutare i bambini e gli adolescenti ad affrontare la depressione e promuovere il loro benessere emotivo. È possibile che in certi casi sia necessario anche un intervento integrato tramite l’uso di specifici farmaci psicotropi.

Trattamento del DAG

Il trattamento d’elezione per il disturbo d’ansia generalizzata è la Terapia Cognitivo-Comportamentale. Durante questo percorso, il supporto e la collaborazione attiva dei genitori sono elementi fondamentali, in grado di influire sui risultati ottenuti. Il loro coinvolgimento varia in base all’età del bambino o dei ragazzi.

La terapia con i bambini/adolescenti si avvale di diversi strumenti che, una volta appresi e utilizzati con regolarità, favoriscono il superamento del disturbo d’ansia generalizzata ed evitano che si ripresenti in futuro. I più comuni sono:

  • Psicoeducazione al disturbo: aiutare il minore a comprendere cosa sia l’ansia ed in particolare l’ansia generalizzata, che cosa può scatenarla e come si manifesta. Si descriverà anche in cosa consisterà il trattamento e su cosa ci si allenerà insieme
  • L’individuazione e la modificazione dei pensieri disfunzionali: ai bambini o ai ragazzi viene insegnato ad individuare i pensieri disfunzionali legati agli eventi temuti. Successivamente gli si insegnerà a valutare le situazioni con maggiore oggettività, in modo da poterle affrontare con pensieri più funzionali e realistici
  • L’esposizione: questa tecnica consiste nel provare gradualmente ad affrontare le situazioni temute, allo scopo di permettere al bambino o all’adolescente di verificare che non comportano un reale pericolo. Imparerà così che affrontare e gestire l’ansia è possibile
  • Il rinforzo: ogni comportamento avuto dal bambino, a casa, a scuola o in terapia e che si avvicina all’obiettivo prefissato, verrà premiato al fine di renderne più probabile la ricomparsa
  • Il modellamento: si basa sull’utilizzo dell’adulto come modello funzionale di comportamento nell’affrontare le situazioni temute
  • Le tecniche di rilassamento: secondo le preferenze e le caratteristiche dei singoli bambini o adolescenti, possono essere utilizzate diverse tecniche di rilassamento tra cui il rilassamento muscolare progressivo, la respirazione diaframmatica, o il rilassamento per immagini
  • La Mindfulness: la letteratura scientifica supporta inoltre l’efficacia dell’utilizzo della Mindfulness nei disturbi d’ansia in età evolutiva: essere consapevoli del momento presente, infatti, non solo permette di interrompere il ciclo di pensieri negativi, su possibili eventi minacciosi e futuri, che creano ansia, ma anche di sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni e sensazioni fisiche.
  • La costruzione della resilienza: viene insegnato ai bambini e ai ragazzi che, pur non potendo controllare gli eventi, è possibile modificare l’impatto che essi hanno su di loro. L’utilizzo delle tecniche apprese durante la terapia permetterà di affrontare i momenti di difficoltà, superarli e trarre degli insegnamenti utili per il futuro
  • Il parent training: il coinvolgimento dei genitori nella terapia con i minori è di fondamentale importanza. Il terapeuta insegnerà come rispondere alle richieste e ai comportamenti dei bambini o dei ragazzi, in modo da non rinforzare le loro preoccupazioni e di conseguenza il disturbo

Bibliografia

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