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Coinquiline scomode: la convivenza forzata con omofobia e transfobia

Questo documento è rivolto principalmente ai giovani della comunità LGBTQ, che in questo momento così particolare­­ si trovano costretti a convivere forzatamente con genitori o familiari omofobi o transfobici, che non riconoscono cioè l’identità o l’orientamento sessuale dei ragazzi come validi.

Mi rivolgo quindi direttamente a questi giovani, per vedere insieme di capire come poter affrontare questa situazione che per alcuni può essere estremamente stressante, sia nel caso in cui abbiate già fatto coming out, sia nella circostanza in cui invece non abbiate ancora esternato la vostra identità o il vostro orientamento. Vorrei rivolgermi a tutti i componenti della comunità, includendo persone omosessuali, bisessuali, pansessuali, asessuali, transgender, non binarie e anche tutti coloro che ancora stanno cercando di capire qual è il loro posto all’interno della comunità.

Convivere con una famiglia omofoba o transfobica può rivelarsi invalidante, e portare a sentimenti di inadeguatezza e colpa, ma anche di forte rabbia, e può contribuire a sviluppare ansia e depressione. Cosa si può fare in una situazione del genere?

  1. Un’idea che in questo caso può tornare molto utile è quella di accettazione: cosa significa davvero questa parola? Accettazione non vuol dire rassegnarsi a ciò che accade, e subirlo passivamente; non vuol dire arrendersi. Al contrario, accettare significa riconoscere cosa non si può cambiare di una certa situazione, capire che su alcune cose non si ha il controllo, e fare tutto ciò che è in proprio potere per vivere al meglio nelle condizioni che abbiamo. Ciò significa che, con mamma e papà (o qualsiasi altra persona con cui si è costretti a convivere) che non vi riconoscono, e a volte vi sono apertamente ostili, quello che si può fare è questo: riconoscere innanzitutto che non abbiamo il potere di cambiare il lor pensiero e il loro atteggiamento, ma che si può sicuramente rendere più vivibile e confortevole la situazione. Una volta capito questo, ci servono azioni concrete per renderlo possibile.
  2. La prima e forse più ovvia di queste azioni è quella di mantenere il più possibile i contatti con la vostra comunità: abbiamo la fortuna di avere internet, che ci permette di restare in contatto con le persone per noi importanti: spesso le persone appartenenti alla comunità LGBTQ “scelgono” la loro famiglia al di fuori di quella biologica, e in questo momento è estremamente importante che la relazione con la famiglia elettiva rimanga forte, per avere un riferimento e il supporto sociale che serve.
  3. Anche mantenendo i contatti con la propria comunità, le ore in casa possono diventare molto lunghe, e in alcuni casi stressanti; un’altra cosa che potete fare, se ne sentite la necessità, è crearvi un “posto sicuro”: dedicate uno spazio di casa (può essere la vostra camera, se ne avete una tutta per voi, ma anche semplicemente una poltrona, una sedia comoda o un cuscino confortevole) a questo scopo; una volta trovata la collocazione giusta, sedetevi o sdraiatevi, chiudete gli occhi (se siete a vostro agio, altrimenti fissate semplicemente un punto sulla parete opposta o per terra), e cercate nella vostra mente un posto che vi faccia sentire completamente al sicuro, sereni e calmi; può essere qualunque posto, uno che appartiene al vostro passato, o un’idea di posto che vi faccia provare queste sensazioni. Una volta trovato, potete tornare al vostro posto sicuro ogni volta che ne sentite il bisogno, per prendere le distanze da un clima di tensione e dalle difficoltà relazionali.
  4. Tenetevi impegnati facendo ciò che vi piace: probabilmente sembra banale, ma avere tante cose da fare durante il giorno aiuta la mente a concentrarsi su di esse, invece di vagare tra pensieri e sensazioni sgradevoli, rischiando di finire in una spirale da cui è difficile uscire. Ascoltate la vostra musica preferita, guardate la TV, parlate con gli amici online, leggete, fate movimento: pensate a tutte quelle attività che vi danno gioia e soddisfazione, e cercate di includerle nella vostra giornata

Infine, se sentite che la situazione diventa troppo pesante da sopportare e vi sentite sopraffatti, ricordatevi che avete la possibilità di chiedere aiuto: ci sono tante associazioni e professionisti (psicologi e psicoterapeuti) che offrono i loro servizi online a giovani che si trovano in questo tipo di situazioni, si trovano facilmente facendo una ricerca su internet. Potete cercare le organizzazioni o rivolgervi al singolo professionista, ma le possibilità sono tante. La cosa importante da ricordare è che questo periodo così complicato finirà, ma nel frattempo è importante non trascurare i segnali.

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Dott.ssa Roberta Bacchio

Autore del contenuto

Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva “Beck for Kids” e docente dell’Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell’ambito della neuropsicologia dell’età adulta e dell’età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all’estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l’edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansiosi (MBCT-C).

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