Depressione: sintomi, cause, guarire e ricaduta

Cos’è la depressione e quanto è diffusa?

La depressione è stata definita “il male del secolo”, se ne sente parlare sempre più spesso ma non tutti sanno davvero cosa sia. La depressione è una malattia del tono dell’umore, cioè di quella funzione psichica che accompagna l’adattamento al nostro mondo interno, psicologico e a quello esterno: il tono è alto quando siamo in condizioni piacevoli, va verso il basso quando viviamo situazioni sgradevoli.

Le persone che soffrono di depressione si percepiscono come inadeguate e senza valore, considerano l’ambiente circostante come “ostile” e non supportivo e il futuro appare incerto e pieno di difficoltà.

Chi soffre di depressione sperimenta angoscia persistente, perdita di interesse nelle attività che normalmente danno piacere e difficoltà nello svolgimento anche delle più semplici azioni quotidiane, per almeno due settimane, a volte con conseguenze negative sulle relazioni interpersonali. Nell’ambito della salute mentale la depressione costituisce la prima causa di disabilità a livello globale. Nel mondo ne sono colpite oltre 350 milioni di persone senza distinzioni di sesso, età e stato sociale.

Solo in Italia la depressione colpisce 3 milioni di persone di cui 2 milioni sono donne, ma solo il 50% della popolazione riceve un trattamento corretto e tempestivo. Secondo l’OMS nel 2030 la depressione sarà la malattia più diffusa nel mondo.

Approfondimenti sulla depressione:

Quali sono le caratteristiche del Disturbo Depressivo Maggiore?

Sentirsi depressi significa vedere il mondo come se si indossassero degli occhiali con lenti scure: tutto diventa grigio, opaco e difficile da affrontare, anche compiere le normali attività quotidiane come alzarsi dal letto, lavarsi, telefonare ad un amico, fare la spesa. La persona che soffre di depressione presenta un umore depresso per la maggior parte del giorno, tutti i giorni e, come precedentemente detto, una perdita di interesse e piacere per tutte, o quasi tutte, le attività.

Inoltre, si può verificare una significativa variazione rispetto al proprio peso corporeo e al sonno. A compromettere ancora di più tutti gli ambiti della vita (sociale, lavorativa, familiare), il paziente riferisce problemi per quanto riguarda l’attenzione, la concentrazione, oltre che pensieri ricorrenti di morte e ideazione suicidaria.

Quali sono i sintomi della depressione?

È corretto parlare di depressione solo quando il tono dell’umore perde il suo naturale carattere di flessibilità, cioè quando è sempre basso e non viene influenzato più dai fattori esterni favorevoli, provocando disagio e interferendo con le normali attività, la vita e la libertà di agire di una persona.

Spesso si ritiene che la depressione sia un semplice abbassamento dell’umore, invece bisogna tener presente che a caratterizzare la depressione sia un insieme di sintomi che compromettono il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura sé stessa, gli altri e il mondo esterno. Più specificamente, la depressione si manifesta attraverso numerosi sintomi, che possono essere sintetizzati in quattro grandi aree: sintomi somatici, sintomi emotivi, sintomi comportamentali, sintomi cognitivi.

I sintomi somatici più comuni sono:

  • perdita di energie,
  • senso di fatica,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • agitazione motoria e nervosismo,
  • perdita o aumento di peso,
  • disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia)
  • mancanza di desiderio sessuale,
  • dolori fisici,
  • senso di nausea.

I sintomi emotivi tipici di chi è depresso sono:

  • tristezza,
  • angoscia,
  • disperazione,
  • senso di colpa,
  • vuoto,
  • mancanza di speranza nel futuro,
  • perdita di interesse per qualsiasi attività,
  • irritabilità e ansia.

I principali sintomi comportamentali sono:

  • riduzione delle attività quotidiane,
  • evitamento delle persone e isolamento sociale,
  • comportamenti passivi,
  • riduzione dell’attività sessuale
  • tentativi di suicidio.

I principali sintomi cognitivi invece, sono:

  • rallentamento ideativo,
  • incapacità decisionale,
  • disturbi della concentrazione e della memoria,
  • ruminazione depressiva,
  • pensieri negativi su di sé, sul mondo e sul futuro,
  • idee di colpa, indegnità, rovina,
  • autosvalutazione,
  • autocommiserazione,
  • percezione del tempo rallentato,
  • percezione dell’attuale stato mentale come di una condizione senza fine.

Alla luce di tutto ciò, il paziente valuta ogni situazione in maniera negativa e pessimistica, sentirsi “giù di morale” non gli permette di apprezzare nulla di ciò che lo circonda. La gioia, il piacere, l’affetto, la spinta all’azione lasciano il posto alla passività e alla demotivazione, due elementi che incastrano il paziente in un circolo vizioso che lo paralizza.

Come si diagnostica un disturbo depressivo maggiore?

Secondo il DSM-5 (APA, 2013) il disturbo depressivo maggiore è inserito nella categoria dei disturbi depressivi/unipolari, che non prevedono la presenza di episodi maniacali o ipomaniacali nella storia clinica del paziente.

Per fare diagnosi di disturbo depressivo maggiore devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

  1. Cinque o più dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti durante un periodo di 2 settimane; almeno uno dei sintomi è 1) umore depresso o 2) perdita di interesse o piacere. Non bisogna tener conto di sintomi chiaramente attribuibili ad un’altra condizione medica. Con la presenza dei seguenti sintomi:
    1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti giorni, come riportato dall’individuo o come osservato da altri.
    2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni.
    3. Significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso, oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi tutti i giorni.
    4. Insonnia o ipersonnia quasi tutti i giorni.
    5. Agitazione o rallentamento psicomotori quasi tutti i giorni.
    6. Faticabilità o mancanza di energia quasi tutti i giorni.
    7. Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati, quasi tutti i giorni.
    8. Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione, quasi tutti i giorni.
    9. Pensieri ricorrenti di morte (non solo paura di morire), ricorrente ideazione suicidaria senza un piano specifico o un tentativo di suicidio o un piano specifico per commettere suicidio.
  2. I sintomi causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.
  3. L’episodio non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza o a un’altra condizione medica.
  4. Il verificarsi dell’episodio depressivo maggiore non è meglio specificato dal disturbo schizoaffettivo, dalla schizofrenia, dal disturbo schizofreniforme, dal disturbo delirante o dal disturbo dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici con altra specificazione o senza specificazione.
  5. Non vi è mai stato un episodio maniacale o ipomanicale.

A completamento della diagnosi, sono stati inseriti una serie di specificatori:

  • Specificatori di gravità e decorso
    • Lieve, moderato, grave, con sintomi psicotici, in remissione parziale, in remissione completa, non specificato.
  • Altri specificatori
    • ansia
    • caratteristiche miste
    • caratteristiche melancoliche
    • caratteristiche atipiche
    • caratteristiche psicotiche congruenti all’umore
    • caratteristiche psicotiche non congruenti all’umore
    • catatonia
    • esordio nel peripartum
    • andamento stagionale (APA, 2013, 185-187).

I sintomi sopra elencati, quindi, devono essere presenti quasi tutti i giorni, fatta accezione per l’ideazione suicidaria e la modificazione del peso corporeo. L’umore depresso deve caratterizzare quasi totalmente la vita del paziente; inoltre, l’insonnia o la faticabilità sono due campanelli d’allarme per quanto riguarda l’esordio di un quadro depressivo. Purtroppo, a causa del mancato riconoscimento di tutti gli altri sintomi che corredano il disturbo depressivo, la diagnosi viene spesso sottostimata (APA, 2013).

Quali sono le cause del disturbo depressivo maggiore?

Pensare che la depressione dipenda da un’unica causa non è propriamente corretto; si tratta di un disturbo multifattoriale dove aspetti genetici, biologici e psicosociali interagiscono tra loro.

Fattori genetici

Esistono numerose evidenze empiriche che provano l’importante componente ereditaria nella depressione. Gli studi dimostrano un maggior rischio (5% – 25%) dello sviluppo di un disturbo analogo nei familiari di primo grado dei pazienti con depressione maggiore. Questo non significa che è inevitabile soffrire di depressione, ma che si può essere vulnerabili al disturbo. Inoltre, il fattore genetico non spiega per intero il verificarsi del disturbo.

Fattori biologici

La depressione deriva da un’alterazione nella funzione dei sistemi monoaminergici (noradrenalina (NA), serotonina (5HT) dopamina), che concorrono alla comparsa di disturbi somatici, cognitivi, emotivi, relazionali; sia la serotonina che la noradrenalina svolgono la loro azione all’interno di nuclei cerebrali deputati al controllo di tutta una serie di funzioni che si mostrano alterate nella depressione (modulazione dell’umore, regolazione dell’affettività, controllo di alcune funzioni cognitive, regolazione del sonno e dell’appetito, motivazione). La depressione può essere collegata ad una ipersensibilità del Sistema Nervoso Centrale alle variazioni di estrogeni e progestinici, legate sia al ciclo mestruale che al parto. Inoltre, pur considerando la teoria delle monoamine per spiegare le cause della depressione, è necessario tener presente anche i meccanismi di neuroinfiammazione e di disfunzione neurovascolare, che consentirebbe un approccio più completo al disturbo.

Fattori psicosociali

Gli eventi stressanti favorenti lo sviluppo della depressione vengono vissuti dal soggetto come perdite irreversibili, irreparabili e totali. Alcuni di questi possono essere:

  • Malattie fisiche
  • Separazioni coniugali
  • Difficoltà nei rapporti familiari
  • Gravi conflitti e/o incomprensioni con altre persone
  • Cambiamenti importanti di ruolo, di casa, di lavoro,
  • Licenziamenti
  • Fallimenti lavorativi o economici
  • Essere vittime di un reato o di un abuso anche in età infantile
  • Perdita di una persona cara
  • Rottura di matrimonio o fidanzamento
  • Problemi con la giustizia
  • Bocciature a scuola

Anche la presenza di esperienze traumatiche infantili poi può generare una sofferenza emotiva che porterà a un umore depresso, con disperazione e senso di impotenza.

Le persone depresse si sentono incapaci di fronteggiare le situazioni e si ritengono inferiori agli altri e questo comporta un’invalidazione dell’individuo e di tutta la sua prospettiva esistenziale: passato, presente e futuro.

Il contenuto dei pensieri associati alla depressione, come aveva già osservato lo stesso Beck, è tipicamente caratterizzato da una visione negativa di sé, del mondo e del suo futuro. I temi principali sono di fallimentoincapacità e mancanza di speranza. Nella mente del paziente depresso si strutturano tre schemi cognitivi depressogeni, che hanno appunto come temi la perdita (loss), la disperazione (hopeless) e l’autocritica (self-blame). Più tardi Beck chiamerà questi temi “aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro”, concetti che diverranno noti come “triade cognitiva” della depressione.

Cosa mantiene e cronicizza la depressione?

Come detto, la depressione non è sempre riconducibile a un singolo evento, spesso sono diversi eventi negativi sommati nel tempo, o eventi di disconferma tra ciò che la persona ha raggiunto e ciò che la persona si aspettava a produrre un sostanziale calo dell’umore e a delineare quindi un quadro depressivo.

Ma cosa fa sì che la depressione si mantenga nel tempo?

La risposta la troviamo nel circolo vizioso che segue, dove il paziente, ad esempio, si sente stanco e senza energie per cui ridurrà la sua attività giornaliera, senza sapere che la passività e l’inattività hanno, invece, l’effetto di aumentare il senso di stanchezza.

Di conseguenza, si sentirà ancora più senza energie e si convincerà, schiacciato dalla demotivazione, di non riuscire a fare nulla; questo, farà avere un’impennata ai pensieri negativi, i quali saranno accompagnati dalla mancanza di piacere nel fare qualunque cosa e, di conseguenza, l’umore subirà un crollo sostanziale che aumenterà il suo senso di inadeguatezza, la sua convinzione di essere malato, senza via d’uscita.

Ciò porta la persona ad isolarsi, tenendo a distanza anche i familiari più stretti, che potrebbero reagire, a loro volta, con risposte di rifiuto e critica; questa risposta esterna verrà interpretata come una conferma delle proprie convinzioni negative, con un conseguente aumento di autocritica e isolamento.

I fattori di mantenimento della depressione
I fattori di mantenimento della depressione

I fattori di mantenimento della depressione sono quei meccanismi che possono stabilizzare e cronicizzare quello che a volte poteva essere un episodio depressivo isolato.

Le persone che sono state depresse reagiscono alla tristezza o a un cambiamento dell’umore in modo diverso rispetto a chi non lo è mai stato e questo dipende da una caratteristica distintiva del nostro sistema di memoria. Non è un caso che svariati contesti attivino diversi ricordi: ascolto una canzone e mi torna in mente un ricordo, una persona, un luogo a cui non pensavo da tempo.

Inoltre, è noto che quando apprendiamo qualcosa di nuovo le probabilità di rievocarlo sono maggiori se lo richiamiamo nello stesso ambiente in cui lo abbiamo imparato. Applicando questo stesso principio alla nostra mente e ai nostri stati interni, quando ci sentiamo tristi, scoraggiati o depressi, probabilmente avremo anche dei pensieri negativi di autocritica legati a quel particolare stato d’animo.

Quindi ogni volta che proveremo nuovamente un’emozione negativa per qualsiasi motivo, la nostra mente tenderà a richiamare quei pensieri negativi.

Sulla base di ciò, andando incontro ad un nuovo episodio depressivo, la connessione tra umore depresso e pensieri negativi si consoliderà, innalzando quindi le probabilità che il ciclo torni a ripetersi (Siegel, 2012).

Ecco di seguito i principali meccanismi che mantengono il disturbo:

Gli schemi depressogeni

Il concetto di schema mette in evidenza come mai un paziente depresso continua a soffrire e a sentirsi sconfitto nonostante i fatti dimostrino la presenza di aspetti ed eventi positivi nella sua vita. Gli schemi spiegano il mantenimento di atteggiamenti negativi duraturi verso sé stessi, il mondo e il futuro che gli individui possono aver costruito sin dall’infanzia.

La persona depressa tenderà a interpretare gli eventi come una conferma degli schemi depressogeni preesistenti, selezionando e distorcendo tutte le altre informazioni disponibili.

La ruminazione

Il costante lavorio che il paziente fa sui suoi pensieri depressivi, sui suoi sintomi, sulle perdite, gli insuccessi, sul suo modo di essere, sulle motivazioni che lo hanno portato a stare male, provocherà un aumento della sintomatologia depressiva e un mantenimento/cronicizzazione del disturbo stesso.

Questo processo prende il nome di ruminazione: è una forma ripetitiva di attenzione rivolta a sé, al fatto che si è depressi, ai propri sintomi e alle loro cause, significati e conseguenze, caratterizzata da ricorrenza e persistenza (Nolen-Hoeksema, 2000; Nolen-Hoeksema, Parker, Larson, 2000); rappresenta una modalità errata, basata sulle emozioni e centrata sulla persona, per fronteggiare la situazione problematica che si vive, ossia combattere l’umore depresso.

Ruminando si ha la mera illusione che prima o poi ci si sentirà meglio, invece l’unico esito possibile è la focalizzazione, da parte della persona, solo sugli aspetti negativi e catastrofici, che incrementa la sofferenza e quindi l’umore depresso.

Come si cura la depressione, come guarire dalla depressione?

La Terapia Cognitivo – Comportamentale è l’attuale gold standard della psicoterapia.

Nel corso degli anni numerosi studi hanno evidenziato come la Terapia Cognitivo – Comportamentale aumenti la risposta al trattamento nei pazienti depressi, sia in termini di umore che di ansia, migliori la qualità della vita e riduca significativamente i sintomi post trattamento, abbattendo tantissimo la probabilità che la depressione si ripresenti.

In uno studio molto recente, Kappelmann et al. (2020) hanno sottolineato che i farmaci antidepressivi (ADM) e la psicoterapia sono trattamenti efficaci per il disturbo depressivo maggiore (MDD). Già precedentemente, nel 2018, in uno studio condotto da Ijaz et al. è stato messo in evidenza come la psicoterapia, aggiunta alla terapia farmacologica tradizionale (con antidepressivi) sia benefica per i sintomi depressivi e per i tassi di risposta e remissione a breve termine per i pazienti con TRD (depressione resistente al trattamento). Gli effetti a medio e lungo termine sembrano ugualmente vantaggiosi.

La Terapia Cognitivo – Comportamentale della depressione si basa sull’uso combinato di tecniche comportamentali e cognitive. Essa ha come obiettivo innanzitutto stabilire una solida alleanza terapeutica, ridurre i sintomi acuti, formulare in maniera condivisa il problema presentato.

In questa fase viene somministrata una batteria di test ad hoc volta ad indagare ogni aspetto dell’umore e della personalità; procediamo poi con la psicoeducazione grazie alla quale forniamo al paziente tutte le informazioni utili a comprendere, da un punto di vista sia fisiologico che psicologico, il suo disturbo.

Considerando le difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria del soggetto depresso, non è consigliabile intervenire subito sui pensieri e sulle emozioni e di conseguenza si utilizzano per prima cosa le tecniche comportamentali per rompere il circolo vizioso e far sì che il paziente non solo riprenda a svolgere attività che un tempo gli davano piacere e che a causa della depressione ha smesso di praticare, ma anche di nuove; parallelamente si affronteranno i problemi legati al sonno e all’igiene personale.

Non appena il paziente comincia a impegnarsi in qualche attività costruttiva finalizzata e si riscontra, quindi, un miglioramento dell’umore e una modificazione delle convinzioni negative sulle proprie capacità e possibilità di cambiamento è possibile procedere ad un intervento cognitivo attraverso varie tecniche per modificare le credenze distorte e negative del paziente.

Inoltre, è previsto un intervento di tipo metacognitivo mirato alla riduzione della ruminazione che, come visto in precedenza, tende a far rimanere il paziente incastrato nel suo disturbo. Quindi oltre ad occuparci del contenuto specifico dei pensieri, lavoriamo anche sul “come” il paziente si rapporta ai suoi stati interni.

Guarire dalla depressione con le tecniche comportamentali

Le Tecniche Comportamentali vengono utilizzate soprattutto nella prima fase del trattamento e hanno lo scopo di promuovere l’ATTIVAZIONE COMPORTAMENTALE andando ad agire sul circolo vizioso in cui è incastrato il paziente e che incrementa lo stato di passività e, quindi, l’umore depresso.

Come abbiamo già detto, riducendo le attività o comunque decidere di non fare più le cose che solitamente si ama fare, preclude necessariamente la possibilità di sperimentare emozioni ed eventi positivi.

Le responsabilità quotidiane e i compiti di lavoro si accumulano perché non si ha la forza per svolgerli, e il solo pensare a questa crescente lista di attività mancate può provocare sensi di colpa o confermare la propria idea di essere inadeguato, incapace o fallito, peggiorando ulteriormente lo stato depressivo.

Un modo per interrompere questo circolo vizioso è proprio quello di aumentare il livello attuale di attività, specialmente di quelle piacevoli. Questo dà la possibilità, infatti, di spostare l’attenzione in modo funzionale, di non ruminare e di guardare avanti riconquistando, così, piano piano il controllo della propria vita e riassaporando di nuovo il piacere di provare emozioni positive a partire da scopi autogenerati.

Dal momento che pensieri del tipo “è troppo difficile”, “non ce la farò mai”, “non ne ho la forza” potrebbero bloccare, un obiettivo iniziale potrebbe essere quello di svolgere un compito che richieda poco tempo. Lo scopo non è quello di fare tante attività, tutte insieme.

Ognuno sceglierà un compito, anche piccolo, da cui cominciare.

Per aiutarti, nell’opuscolo completo troverai un elenco di attività piacevoli da cui poter selezionare quelle che vorrai includere nel tuo programma settimanale (pag.12), uno schema in cui indicare la data e l’attività che hai svolto, nonché il livello di depressione percepito, il senso di padronanza e di piacere (pag.13) e un programma settimanale di attività (pag.14).

Guarire dalla depressione con le tecniche cognitive

Le Tecniche Cognitive permettono a chi soffre di depressione di acquisire consapevolezza dei propri pensieri e credenze per imparare a modificarli, gestendo così la propria sofferenza.

Secondo la Terapia Cognitivo – Comportamentale, non è l’evento in sé a determinare quello che provi, ma il modo in cui interpreti, attraverso i tuoi pensieri, la situazione che stai vivendo.

Le persone, soprattutto durante episodi di depressione intensa, non riescono a comprendere che i loro pensieri influenzano i loro stati d’animo e che giocano un’importante funzione di mediazione tra la situazione e l’emozione con la conseguente reazione fisiologica e tra la situazione e il comportamento.

Vediamo con un esempio pratico come i pensieri influenzano il tuo stato d’animo.

Immagina di essere invitato a un appuntamento al buio.

Incontri questa persona in un locale pieno di gente e inizi a parlare, ma lui/lei dopo essersi presentato/a si limita a rispondere alle tue domande senza guardarti negli occhi e guardando altrove.

Immagina le emozioni che potresti provare se ti passassero per la mente questi tre diversi pensieri:

  • Che persona maleducata! Nemmeno mi guarda mentre gli/le parlo! Ma perché mi ha invitato/a!
  • Forse sta pensando che non sono interessante e che sono noioso/a.
  • Magari è timido/a e non mi guarda negli occhi.

Molto probabilmente questi tre pensieri di valutazione del comportamento dell’altro sopra descritto si associano a tre diverse reazioni emotive. Nel primo caso, ad esempio, proverai rabbia o frustrazione; nel secondo, vergogna e nel terzo speranza.

Nella Terapia Cognitivo – Comportamentale esistono due flussi di pensiero, uno di cui siamo più consapevoli chiamati pensieri volontari, e altri così veloci e immediati che sono definiti “automatici”. Spesso, proprio perché così veloci, non abbiamo la consapevolezza della presenza dei pensieri automatici, ma la abbiamo più delle emozioni che ne conseguono e delle relative sensazioni fisiche che le accompagnano.

Il modello ABC –  tecnica per identificare e monitorare i pensieri automatici

Imparare a riconoscere e modificare i pensieri disfunzionali automatici può influire positivamente sul tono dell’umore. Tipici pensieri automatici negativi che passano per la mente delle persone depresse sono: “Sono un fallito! Non sarò mai in grado di fare nulla! Sono uno stupido”, “Mi considerano tutti un cretino e un perdente, e sicuramente mi lasceranno solo!”.

L’analisi ABC è una tecnica per identificare e monitorare i pensieri automatici.

Guarire dalla depressione – A Evento attivante

Per prima cosa si deve individuare A che rappresenta un evento o una situazione in cui hai provato una forte emozione negativa come angoscia, tristezza, disperazione.

Nel punto A si descrive la situazione nello stesso modo in cui la registrerebbe una telecamera, cioè raccontando solo i fatti, senza riportare opinioni, sensazioni, valutazioni.

A = Ieri stavo passeggiando per strada e c’era molta gente intorno a me. A un certo punto noto un mio amico che sta camminando proprio nella mia direzione, ma quando arriva vicino a me non mi saluta e passa oltre.

Guarire dalla depressione – C Conseguenze emotive e comportamentali

Il prossimo passo è identificare C, che include le emozioni e i comportamenti che hanno seguito l’evento A. Per prima cosa, dunque, dopo aver identificato A bisogna individuare le emozioni provate in quella situazione e assegnare un punteggio d’intensità in una scala che va da 0 a 100 (più alto è il numero più intensa è l’emozione). Si possono anche scrivere i comportamenti che hai adottato in quella situazione, come per esempio tornare subito a casa.

C = tristezza 40%, delusione 80%. Me ne torno subito a casa

Guarire dalla depressione – B I tuoi pensieri

A questo punto si identificano i B, i pensieri, ovvero quello che ti passa per la testa in quel preciso momento.

B =  – Mi ha visto e non mi ha neppure salutato! – Sicuramente non voleva parlarmi e ha fatto finta di non vedermi – Avrà pensato di non voler perdere tempo con una persona noiosa come me!

Dopo aver individuato A e C, dunque, per facilitare l’identificazione dei pensieri (B) possiamo chiederci: “Cosa stavo pensando quando si è verificato l’evento?”, “Cosa mi stava passando per la mente in quel momento?”.

Con l’aiuto del terapeuta, il paziente apprende a discutere i pensieri che fanno sì che si sperimenti un’emozione negativa e a formulare spiegazioni alternative e più funzionali (costruendone una lista più lunga possibile). Tale discussione cognitiva ha la funzione di aiutare il paziente a prendere le distanze dai propri pensieri e ad iniziare a considerarli come eventi psicologici e non come dati di realtà.

Prevenire la ricaduta della depressione

La depressione è spesso una condizione cronica che presenta delle ricadute che, anche se lievi, interferiscono con le normali attività quotidiane e impediscono alla persona di apprezzare la vita e goderla pienamente.

Ma perché la depressione ricompare (ricaduta della depressione)?

Quando le persone, per qualsiasi motivo, cominciano a pensare in modo più negativo, in maniera costante e prolungata, la depressione può ritornare. Dopo ripetuti episodi depressivi, si formano forti associazioni e questo fa sì che anche un piccolo stimolo scatenante, come un normale calo dell’umore, possa essere interpretato negativamente e diventare, quindi, un punto iniziale critico per la ricaduta della depressione.

Da questo punto critico si innesca una spirale del pensiero ruminativo negativo che può condurre progressivamente a un senso di disperazione. Il sentirsi senza speranza porta poi al ritiro sociale e all’evitamento di un numero sempre maggiore di situazioni. Una volta che i vecchi pensieri sono attivati, spesso in maniera inconsapevole, risulta difficile svincolarsi dal circolo vizioso che innesca un nuovo episodio depressivo, perché è spesso frutto di una reazione istintuale, proprio come lo è il divincolarsi dalle sabbie mobili (Segal, Williams & Teasdale, 2013).

È di enorme importanza ricordare che, anche quando le persone si sentono bene, il collegamento tra l’umore negativo e i pensieri negativi resta pronto per essere riattivato. Questo implica, pertanto, che per modificare il proprio atteggiamento rispetto alla depressione è necessario apprendere le strategie per impedire che, attraverso la ruminazione, si finisca nuovamente in una spirale fuori controllo, anche a partire da un lieve calo del tono dell’umore, che alle volte è semplicemente fisiologico.

Mindfulness-Based Cognitive Therapy

Per prevenire la ricaduta della depressione possiamo utilizzare il protocollo Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), la cui efficacia è riconosciuta non solo dalla corposa letteratura scientifica, ma anche dal National Institute for Clinical and Health Excellence (NICE) anglosassone, il cui scopo è aiutare i pazienti a diventare più consapevoli e in grado di accettare il presente così come è, a entrare in contatto con i cambiamenti della mente e del corpo momento dopo momento.

Ad affiancare il protocollo MBCT per la prevenzione della ricaduta troviamo il Compassionate Mind Training (CMT), che rappresenta il cuore della Compassion Focused Therapy (CFT), che ha lo scopo di favorire nel paziente la costruzione di una parte interna non giudicante, bensì accudente e compassionevole, capace di esprimere le emozioni, leggendole adeguatamente e regolandole.

L’obiettivo della Compassion Focused Therapy (CFT) non è cambiare ciò che una persona sente (sentirsi bene), ma il modo in cui si relaziona a ciò che sente (sentire bene), imparando a tollerare le proprie emozioni negative e a stare con la propria sofferenza, accarezzandosi.

Se vuoi saperne di più vai alla pagina dedicata.

I farmaci possono aiutare?

I farmaci e la psicoterapia sono efficaci per la maggior parte delle persone che soffrono di depressione. Per alleviare i sintomi è necessario rivolgersi ad uno specialista psichiatra. Il trattamento combinato (farmacoterapia e psicoterapia) è sicuramente la scelta migliore non solo per trattare la depressione, ma tutta una serie di altri disturbi psicologici.

Se soffri di depressione grave, potresti aver bisogno di una degenza ospedaliera o potresti dover partecipare a un programma di trattamento ambulatoriale fino a quando i sintomi non migliorano.

Esistono diverse opzioni di trattamento farmacologico della depressione. Per saperne di più consulta la sezione dedicata alla farmacoterapia dei disturbi dell’umore.

Riferimenti Bibliografici

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders: DSM-5. American Psychiatric Association, Washington, DC.
  • Nolen-Hoeksema, S. (2000). The role of rumination in depressive disorders and mixed anxiety/depressive symptoms. Journal of Abnormal Psychology, 109:504–511.
  • Nolen-Hoeksema, S., Parker, L.E., Larson, J. (2000). Ruminative coping with depressed mood following loss. Journal of Personality and Social Psychology, 67:92-104.
  • Segal, Z.V., Williams, J.M.G., Teasdale, J.D. (2013). Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression, Second Edition. The Guilford Press, New York.
  • Siegel, D.J. (2012). Ruminazione depressiva, Raffaello Cortina, Milano.

Autore/i

Dott.ssa Antonella Montano

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all'Albo degli Psicoterapeuti del Lazio prot. R/0874 delibera del 04/02/1995.Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta.

Docente e Supervisore dell’A.I.A.M.C. (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento), Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy), MBSR teacher (ha terminato il corso all’UMASS).

Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora. La Speranza dopo il Trauma. Expert Yoga Trauma teacher certificata Yoga Alliance®-Italia/International.Membro dell’IACP (International Association of Cognitive Psychotherapy) e Membro dell’ESTD (European Society for Trauma and Dissociation).

Vanta numerose pubblicazioni sia in ambito scientifico internazione che editoriale. Ha partecipato come relatrice e fatto parte del comitato scientifico di numerosi congressi internazionali.


Dott.ssa Mariangela Ferrone

Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
Per favore descrivi il motivo del contatto. Più informazioni abbiamo a disposizione meglio sappiamo valutare la richiesta e darti la risposta corretta al tuo quesito. Grazie mille
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