Depressione nelle donne

Sia in medicina che in psicologia, uomini e donne si differenziano nella predisposizione a certe malattie.

Nell’ambito medico, le donne, ad esempio, sono particolarmente vulnerabili ad alcune patologie somatiche quali le disfunzioni della tiroide, disturbi dello spetto reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la polimialgia reumatica e i disturbi legati alle emicranie. Gli uomini, dall’altra parte, hanno un rischio più alto di sviluppare disturbi del sistema cardiovascolare e alcolismo, oltre ad avere una bassa tolleranza alla frustrazione.

Da un punto di vista psicologico, le donne hanno un maggiore rischio nell’arco di vita di soffrire di disturbi alimentari, ansia e depressione.

La gravidanza, il periodo postpartum, la perimenopausa e il ciclo mestruale sono tutti momenti associati ad importanti cambiamenti fisici e ormonali. Alcuni tipi di depressione, quindi, possono verificarsi in diverse fasi della vita di una donna e a qualunque età. Inoltre, traumi, abuso di sostanze e qualità delle relazioni aumentando il rischio di sviluppare il disturbo.

Le differenze di genere nell’esordio e nella prevalenza dei disturbi depressivi cominciano ad apparire dopo la pubertà e si mantengono negli anni fertili. Rispetto agli uomini, alle donne viene più spesso diagnosticata la depressione unipolare, la ciclotimia, la distimia e la depressione ad andamento stagionale.

Vi sono pochi dubbi che la depressione sia un disagio per tutti. Vi è anche poco dubbio, però, sulla pervasività delle differenze di genere nell’andamento, nelle manifestazioni e nelle basi biologiche sottostanti della depressione.

Perché esistono queste differenze?

Teorie psicosociali

Secondo le teorie psicosociali, nuove aspettative di ruolo possono aver contribuito ad aumentare il carico oggettivo e soggettivo a cui le donne sono sottoposte. Questo crea dei conflitti, soprattutto per quelle donne coinvolte in compiti della famiglia tradizionale (gestione della casa, cura della prole, ecc.) e che hanno bisogno o desiderano un’occupazione o un riconoscimento anche al di fuori della famiglia. Questo rende le donne più vulnerabili alla depressione.

Pertanto, le aspettative crescenti, l’accesso a nuove opportunità e gli sforzi per reindirizzare le tradizionali diseguaglianze sociali delle donne sono state considerate tutte possibili ragioni per l’aumento della depressione nel sesso femminile.

Inoltre, i ruoli delle donne in molte società sono definiti in termini di cura degli altri o di compiti specifici con poca influenza sociale, a cui non è associato un alto status.

In media, le donne hanno un minor poter economico rispetto agli uomini. La relazione tra la povertà e la depressione è stata ben descritta per entrambi i sessi; tuttavia, appare un fattore critico per le donne che sono depresse.

Una serie di studi ha anche riportato alti tassi di vittimizzazione nelle donne depresse e alti tassi di depressione nelle donne che sono state vittimizzate. Dunque, una maggiore vittimizzazione tra le donne, rispetto agli uomini, può essere un fattore che contribuisce alle differenze nella prevalenza del disturbo depressivo.

È certamente difficile isolare un fattore rispetto agli altri per spiegare l’esordio della depressione. Quello che emerge da questi studi è che le spiegazioni psicosociali sono in accordo con l’idea che le donne sono più vulnerabili agli effetti negativi degli eventi sociali rispetto agli uomini e queste differenze sembrano influenzare i tassi di prevalenza della depressione.

Teorie biomediche

Secondo alcune teorie biomediche, gli ormoni sono dei determinanti parziali di comportamenti e interagiscono con fattori psicologici, sociali e fisiologici.

Nello specifico, attraverso il ciclo mestruale e il ciclo riproduttivo, le donne sono soggette a fluttuazioni ormonali. Queste sono spesso correlate con alti tassi di depressione. Alcuni esempi includono la depressione associata al disturbo disforico premestruale, la depressione post-partum, la menopausa e i contraccettivi orali.

Nello specifico, il legame tra l’aumento dei tassi di depressione e pubertà, l’umore e il ciclo mestruale, nonché l’umore e la gravidanza suggerisce un ruolo degli ormoni gonadici nella depressione. I cambiamenti negli ormoni gonadici, i disturbi nell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadico (HPG) e gli effetti sui neuromodulatori (es. Serotonina) possono essere tutti meccanismi chiave nell’inizio della depressione. Ad esempio, la gravidanza e il parto producono cambiamenti nei livelli di estrogeni e progesterone, nonché cambiamenti nell’asse HPG, che possono essere alla base della depressione postpartum.

La cura

La depressione colpisce ogni donna in modo diverso.

Non tutte le donne depresse sperimentano tutti i sintomi. Alcune donne ne sperimentano solo alcuni. Altre ne hanno molti. La gravità e la frequenza dei sintomi e la loro durata variano a seconda dell’individuo e della gravità della malattia.

La depressione colpisce ogni individuo in modo diverso. Non esiste una “taglia unica” per il trattamento. Potrebbero essere necessari alcune prove ed errori per trovare il trattamento che funziona meglio.

I trattamenti comuni per la depressione nelle donne includono psicoterapie e antidepressivi. Sia la psicoterapia che i trattamenti antidepressivi sono ugualmente efficaci per la depressione da lieve a moderata. In particolare, per quanto riguarda la psicoterapia, studi clinici controllati forniscono evidenza dell’efficacia degli interventi interpersonali e cognitivo – comportamentali. Ci sono anche prove che la psicoterapia è utile nel prevenire le ricadute o le recidive di depressione maggiore in pazienti donne che erano state trattate con successo con antidepressivi. La terapia cognitivo – comportamentale ha dimostrato di avere un effetto duraturo che impedisce la successiva insorgenza o il ritorno dei sintomi indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato il farmaco.

Se sei un amico o un familiare di una donna depressa, puoi offrire sostegno emotivo, comprensione, pazienza e incoraggiamento. Ma non ignorare mai i suoi sentimenti. Incoraggiala a parlare con il suo medico e il suo psicoterapeuta e ricordale che, con il tempo e le cure, potrà sentirsi meglio.

Riferimenti Bibliografici

  • Beck, A.T. (1978). La depressione, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Beck, A.T., Alford, B.A., (2009). Depression: causes and treatment. Second edition, University of Pennsylvania Press, Philadelphia.
  • Beck, A.T., Rush, A. J., Shaw, B. F., Emery, G. (1987). Cognitive Therapy of Depression, The Guilford Press, New York, it. Terapia cognitiva della depressione, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
  • Steiner, M., Yonkers, K.A, Eriksson, E. (2000). Mood disorders in women. Martin Dunitz edition.

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Autore/i

Dott.ssa Mariangela Ferrone

Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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