Depressione post partum

P. Picasso, “Madre e figlio” (1905) per depressione post partum
P. Picasso, “Madre e figlio” (1905)

Depressione post partum

Si crede erroneamente che la maternità debba essere sempre un momento facile e naturale per la donna che lo vive, come mangiare e dormire, che la maternità debba comportare esclusivamente gioia e serenità, che le madri debbano essere sempre felici di dedicarsi completamente ed esclusivamente ai loro bambini, che un disturbo dell’umore dopo il parto sia quindi segno di debolezza e non un vero e proprio disturbo. Questi rappresentano solo dei MITI!

Invece la maternità, anche quando non complicata, comporta un nuovo ruolo che va appreso progressivamente, e che come qualunque altro cambiamento comporta sempre un’elevata quota di stress.

Nel Periodo Postpartum circa l’85% delle donne manifesta un qualche tipo di disturbo dell’umore. Per la maggior parte i sintomi sono lievi, di breve durata e si risolvono spontaneamente; il 15-20% delle donne sviluppa invece sintomi più significativi di depressione o ansia. Di seguito le situazioni emotive a cui una donna può andare incontro dopo il parto:

Baby Blues

Che cos’è il baby blues?

Con questo termine si indica una condizione di estrema stanchezza fisica della neo mamma legata sia alle fatiche del parto, sia al repentino cambiamento ormonale, sia allo stress vissuto nel travaglio e nel momento proprio del parto che predispone ad uno stato di stanchezza e di difficoltà nel relazionarsi con il proprio partner e con i familiari.

Nel baby blues il tono dell’umore è altalenante con crisi di pianto non motivate, può presentarsi una difficoltà nella concentrazione e nel ritmo sonno – veglia con frequenti risvegli e può comparire il disturbo alimentare caratterizzato o da inappetenza o da desiderio di mangiare molto e di tutto.

Fra le neo mamme una percentuale compresa fra il 30 e l’80% attraversa questa esperienza che fortunatamente è temporanea e regredisce nell’arco di 7 – 10 giorni senza lasciare conseguenze alla madre o al bambino. Solo una minima percentuale di casi può evolvere in una depressione post partum. 

Depressione Post Partum (DPP)

Che cos’è la depressione post partum?

Con questo termine viene indicata la vera forma depressiva che si manifesta dopo il parto e che può mantenersi per circa 6-7 mesi inalterata se non si interviene in modo appropriato.

Nella maggior parte dei casi la depressione che si verifica nel post partum è l’evoluzione di una depressione non riconosciuta in gravidanza. Il rischio di depressione post partum in presenza di depressione prenatale è del 33%.

Si stima che tra le neo mamme il 10 – 20% può andare incontro a questo disagio psichico e il 3 – 6% può andare incontro ad un quadro di depressione maggiore. Il 50% delle madri non trattate risultano ancora depresse dopo 6 mesi. Il 25% delle madri non trattate risultano ancora depresse dopo 1 anno.

L’intensità di questa sintomatologia può variare da un lieve disagio nel gestire i rapporti all’interno del proprio nucleo familiare ad una totale difficoltà nell’affrontare gli eventi più banali legati o no alla maternità. In questi casi la madre va seguita attentamente sia dal medico sia dai familiari in quanto i mesi dopo il parto sono molto delicati per la madre e per il bambino come ha sottolineato J. Bowlby nei suoi studi sull’attaccamento evidenziando la necessità di una madre che sorrida, parli, accarezzi e soprattutto sia in grado di trasmettere serenità al proprio bambino. L’impatto della depressione post partum sul bambino persiste oltre l’infanzia: risultano avere più bassi punteggi di QI a 11 anni e risultano più iperattivi e distraibili; cresce la frequenza di attaccamenti insicuri, di ritardo nello sviluppo emozionale, di interazioni sociali difficili, di problematiche psicopatologiche; si rallenta lo sviluppo del linguaggio espressivo.

Psicosi puerperale

Che cos’è la psicosi puerperale?

La psicosi puerperale è la manifestazione più grave della depressione post partum: si tratta, infatti, di una forma grave di psicosi con un’incidenza stimata intorno all’ 0.2%.

I sintomi compaiono nell’arco di 15 – 20 giorni in tutta la loro gravità e fra i principali abbiamo allucinazioni visive ed uditive associate ad uno stato delirante e più volte di tipo maniacale. Le neo mamme in questi casi sono totalmente incapaci di affrontare la vita quotidiana e di accudire il proprio bambino/i.

In questi casi è necessario l’intervento di uno psichiatra affinché vengano iniziate le terapie psico – farmacologiche e psicoterapeutiche appropriate.

I sintomi della depressione post partum

Quali sono i sintomi della depressione post partum?

  • Predisposizione al pianto;
  • Irritabilità che può presentarsi con un’aggressività espressa sia con le parole sia con i comportamenti che raramente porta alla violenza;
  • Insofferenza verso chiunque stimoli una richiesta di attenzioni;
  • Disturbi del sonno caratterizzati da difficoltà nell’addormentamento o da un risveglio precoce o da sogni angosciosi che provocano un brusco risveglio;
  • Stanchezza fisica legata all’insufficiente recupero che provoca l’accudire un bambino e psicologica che porta a difficoltà di concentrazione;
  • Psicosomatizzazioni caratterizzate da disturbi dell’appetito (inappetenza con conseguente perdita di peso o bisogno esagerato di cibo) o, più raramente, palpitazioni e vertigini;
  • Sentimenti di inadeguatezza nell’accudire il bambino (allattarlo, cambiarlo…);
  • Pensieri di tipo ossessivo legati al benessere del bambino come la preoccupazione di rispettare, con eccessiva precisione, gli orari dell’allattamento o del sonno;
  • Senso di colpa esperito nel non sentirsi la “mamma modello” che si era immaginata in gravidanza;
  • Perdita di desiderio sessuale che si associa alla condizione di maternage in cui la mamma vive solo per il bambino (questa situazione di solito si risolve entro i primi mesi, mentre in questo cosa si protrae a lungo, circa 8 – 9 mesi)

Le madri con bassa autostima risulterebbero 39 volte più esposte ai sintomi depressivi post-partum rispetto a quelle con alta autostima. Ciò sottolinea l’importanza di interventi volti ad agire sulla qualità dei rapporti interpersonali in grado di aumentare la autostima delle donne con DPP.

La sensazione di mancanza di controllo su emozioni, pensieri e comportamento è, secondo Beck, il problema centrale alla base della depressione post partum (Beck, 1998, 2001, 2002). Beck individua un processo a quattro stadi di “teetering on the edge” nel tentativo di fronteggiare il problema della sensazione della mancanza di controllo:

  • l’incontro con il terrore (ansia marcata, pensieri ossessivi, confusione mentale)
  • la morte del Sé (il Sé usuale non è più presente; sensazione allarmante di irrealtà)
  • la lotta per la sopravvivenza (le diverse richieste di aiuto)
  • il ristabilimento del controllo (il rimpianto per il tempo perduto a causa della depressione post partum nel rapporto con il bambino)

La sintomatologia è spesso sottodiagnosticata (fino al 50% dei casi) anche perché le donne che soffrono di depressione post partum tendono a nascondere ciò che provano.

Le cause della depressione post partum

Quali sono le cause della depressione post partum?

  • Complicazioni ostetriche
  • Parti pretermine
  • Parti multipli: spesso associati a parti pretermine, comportano maggiore deprivazione di sonno, isolamento sociale e richieste continue da parte dei gemelli (il 25% delle mamme sviluppa depressione post partum)
  • Altri problemi di salute della donna (dolori genitali, febbre e infezioni, sensazione di lassità addominale, squilibri ormonali)
  • Disturbi del sonno nel bambino
  • Bassa autostima materna
  • Basso sostegno sociale
  • Scarse conoscenze dello sviluppo infantile
  • Precedente depressione post partum
  • Eventi di vita stressanti
  • Particolari stress nell’accudimento del bambino
  • Difficoltà coniugali
  • Problemi economici e caratteristiche sociodemografiche
  • Credenze irrealistiche e miti (ad es. la maternità è un evento esclusivamente gioioso)
  • Carenza di strutture per sostenere i nuovi genitori
  • Aspettative culturali che non corrispondono alla realtà
  • Fattori di personalità
  • Familiarità psichiatrica

Cosa fare in caso di depressione post partum?

Le madri hanno bisogno di sentirsi sicure per aprirsi e comunicare le proprie emozioni e i propri pensieri negativi. Quindi è importante dare esplicitamente alle madri il “permesso” di parlare liberamente dei propri sentimenti. I sentimenti di colpa, vergogna, paura possono rimanere non espressi apertamente. Le emozioni di rabbia e irritabilità sono segnali particolarmente importanti.

Con l’arrivo di un bambino la quotidianità viene stravolta: le giornate passano più rapidamente, incentrate sul totale accudimento del piccolo.

Alcuni suggerimenti per affrontare la fatica richiesta dalla situazione sono:

  • ACCETTARE AIUTO: se qualcuno si offre e vuol dare una mano è doveroso accettare, il che non significa essere dipendenti da qualcuno, ma una buona occasione per organizzarsi meglio. L’intero nucleo familiare (madre, suocera, etc.) potrebbe essere entusiasta di prendersi cura della mamma e del bimbo nello svolgimento delle normali attività quotidiane;
  • DISTRARSI E SVAGARSI: trascorrere del tempo al di fuori delle mura domestiche aiuta a star bene, per queste ragioni è importante portare il bimbo a fare una passeggiata oppure dedicare del tempo a sé stesse;
  • NON RIMPROVERARSI: non essere eccessivamente severe con sé stesse nella gestione dell’attività quotidiana;
  • GRATIFICARE IL PARTNER: la condivisione dei lavori casalinghi può rappresentare un valido strumento per condividere momenti di tranquillità con il compagno, senza essere troppo critiche e poco gratificanti.
  • ATTIVITA’ FISICA: l’esercizio fisico incentiva il benessere mentale, quindi svolgere abitualmente attività motoria migliorerà la propria stima e l’immagine corporea.

Guarire dalla depressione post partum è possibile! Il processo di accettazione non è semplice, ecco perché è importante rivolgersi ad uno specialista. Numerose evidenze empiriche sottolineano l’importanza della psicoterapia e, se necessario, di un trattamento farmacologico.

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