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Meccanismi di mantenimento della depressione

V. van Gogh, “Campo di grano con volo di corvi” (1890) per Meccanismi di mantenimento della depressione
V. van Gogh, “Campo di grano con volo di corvi” (1890)

Meccanismi di mantenimento della depressione, cosa mantiene la depressione?

I fattori di mantenimento della depressione sono quei meccanismi che possono stabilizzare e cronicizzare quello che a volte poteva essere un episodio depressivo isolato.

Le persone che sono state depresse reagiscono alla tristezza o a un cambiamento dell’umore in modo diverso rispetto a chi non lo è mai stato e questo dipende da una caratteristica distintiva del nostro sistema di memoria. I contesti, infatti, attivano i ricordi: se ad esempio ci troviamo ad ascoltare una canzone, questa può far riemergere un possibile ricordo del passato a cui magari non pensavamo da anni, un luogo, una persona, un’occasione particolare. Inoltre, è noto che quando apprendiamo qualcosa di nuovo le probabilità di rievocarlo sono maggiori se lo richiamiamo nello stesso ambiente in cui lo abbiamo imparato. Applicando questo stesso principio al contesto dei nostri pensieri e all’umore, quando ci sentiamo tristi, scoraggiati o depressi, probabilmente avremo anche dei pensieri negativi di autocritica legati a quel particolare stato d’animo. Quindi ogni volta che proveremo nuovamente un’emozione negativa per qualsiasi motivo, la nostra mente tenderà a richiamare quei pensieri negativi.

Alla luce di questo, ogni volta che avremo un altro periodo di depressione, la connessione tra umore depresso e pensieri negativi si consoliderà, innalzando quindi le probabilità che il ciclo torni a ripetersi (Siegel, 2012).

Ecco di seguito i principali meccanismi che mantengono il disturbo:

GLI SCHEMI DEPRESSOGENI: il concetto di schema mette in evidenza come mai un paziente depresso continua a soffrire e a sentirsi sconfitto nonostante i fatti dimostrino la presenza di aspetti ed eventi positivi nella sua vita. Gli schemi spiegano il mantenimento di atteggiamenti negativi duraturi verso se stesso, il mondo e il futuro che gli individui possono aver costruito sin dall’infanzia. La persona depressa tenderà a interpretare gli eventi attuali come una conferma degli schemi depressogeni preesistenti, selezionando e distorcendo tutte le altre informazioni disponibili.

LA RUMINAZIONE: il costante lavorio che il paziente fa sui suoi pensieri depressivi, lo porterà ad aumentare e mantenere la depressione perché lo farà stare focalizzato sui pensieri negativi, responsabili dell’abbassamento del tono dell’umore. Questo processo prende il nome di ruminazione: è una forma ripetitiva di attenzione rivolta a sé, al fatto che si è depressi, ai propri sintomi e alle loro cause, significati e conseguenze, caratterizzata da ricorrenza e persistenza (Nolen-Hoeksema, 1999); rappresenta una modalità errata, basata sulle emozioni e centrata sulla persona, per fronteggiare la situazione problematica che si vive, ossia combattere l’umore depresso. Ruminare sui pensieri, sulle perdite, gli insuccessi, sul modo di essere, ripercorrendo continuamente gli stessi pensieri dà solo l’illusione che prima o poi ci si sentirà meglio, invece l’unica cosa a cui porta la ruminazione è far rimanere la persona focalizzata solo sugli aspetti negativi e catastrofici di essi, incrementando la sofferenza e quindi l’umore depresso.

VALUTAZIONE SUI PROPRI SINTOMI DEPRESSIVI: spesso, la persona che soffre di depressione tende a criticarsi e svalutarsi proprio per il fatto di essere depressa, malata, difettata. A volte, per evitare questa forma di critica personale, l’individuo cerca di mettere in atto dei tentativi di soluzione e prende provvedimenti, che però si rivelano inutili e possono aggravare ulteriormente il problema stesso. Ad esempio, se la persona depressa si sente stanca e senza energie ridurrà la sua attività giornaliera, senza sapere che la passività e l’inattività hanno, invece, l’effetto di aumentare il senso di stanchezza, per cui si sentirà ancora più senza energie e si convincerà maggiormente di non riuscire a fare nulla; di conseguenza, aumenterà il suo senso di inadeguatezza, la sua convinzione di essere malata, senza via d’uscita. Ciò porta la persona ad isolarsi, tenendo a distanza anche i familiari più stretti, che potrebbero reagire, a loro volta, con risposte di rifiuto e critica; questa risposta esterna verrà interpretata come una conferma delle proprie convinzioni negative, con un conseguente aumento di autocritica e isolamento.

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