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Prevenire la ricaduta della depressione

V. van Gogh, “Uomo anziano nel dispiacere” (1890) per prevenire la ricaduta della depressione
V. van Gogh, “Uomo anziano nel dispiacere” (1890)

Prevenire la ricaduta della depressione

La depressione è spesso una condizione cronica che presenta delle ricadute che, anche se lievi, interferiscono con le normali attività quotidiane e impediscono alla persona di apprezzare la vita e goderla pienamente.

Perché la depressione ricompare?

Quando le persone, per qualsiasi motivo, cominciano a pensare in modo più negativo, ricompare la depressione, perché è il pensiero che crea l’emozione. Durante il primo episodio depressivo, però, questa negatività non emerge subito alla formulazione dei primi pensieri, ma richiede un po’ di tempo. Dopo ripetuti episodi depressivi, si formano invece forti associazioni e questo fa sì che anche un piccolo stimolo scatenante, come un normale calo dell’umore, possa essere interpretato negativamente e diventare, quindi, un punto iniziale critico per la ricomparsa della depressione.
Da questo punto critico si innesca una spirale del pensiero ruminativo negativo che può condurre progressivamente a un senso di disperazione. Il sentirsi senza speranza porta poi al ritiro sociale e all’evitamento di un numero sempre maggiore di situazioni. Una volta che i vecchi pensieri sono attivati, spesso in maniera inconsapevole, risulta difficile svincolarsi dal circolo vizioso che innesca un nuovo episodio depressivo, perché è spesso frutto di una reazione istintuale, proprio come lo è il divincolarsi dalle sabbie mobili (Segal, Williams & Teasdale, 2013).

È di enorme importanza ricordare che, anche quando le persone si sentono bene, il collegamento tra l’umore negativo e i pensieri negativi resta pronto per essere riattivato. Questo implica, pertanto, che per modificare il proprio atteggiamento rispetto alla depressione è necessario apprendere le strategie per impedire che, attraverso la ruminazione, si finisca nuovamente in una spirale fuori controllo, anche a partire da un lieve calo del tono dell’umore.

Prevenire la ricaduta con la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT)

Gli studi fatti da Zindel Segal (Toronto), Mark Williams (Galles) e John Teasdale (Cambridge) hanno dato vita al programma Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT). Questo protocollo, che è una rielaborazione del lavoro di Jon Kabat-Zinn sul programma di riduzione dello stress (MBSR) già sperimentato su più di 24000 pazienti negli ultimi 20 anni all’University of Massacchusetts, ha indagato come la meditazione possa aiutare le persone a stare meglio dopo essere state trattate con successo per depressione. Il lavoro di Segal, Williams e Teasdale si è basato sull’osservazione che, una volta che un paziente si è ripreso da un episodio depressivo, una quantità relativamente piccola di umore negativo, che può presentarsi, come abbiamo detto, per qualsiasi motivo, può scatenare nuovamente una grande quantità di pensieri negativi classici della depressione.

“Sono un fallimento”, “sono debole”, “sono senza valore”, “sono senza speranza” portano con sé sensazioni fisiche di debolezza, stanchezza o dolore inspiegabile. Sia i pensieri negativi che la stanchezza spesso sembrano, agli occhi degli altri, sproporzionati rispetto alla situazione.

I pazienti che credono di essere guariti possono sentirsi di nuovo al punto di partenza.
Si trovano in un loop ruminativo che li porta continuamente a chiedersi “cosa è andato male?”, “perché sta succedendo a me?”, “dove mi porterà tutto questo?”. Tale ruminazione induce le persone a cercare quasi ossessivamente una risposta, ma in realtà causa solo un prolungamento e un peggioramento della depressione. Il protocollo MBCT è designato ad aiutare coloro che soffrono di periodi di depressione e infelicità cronica attraverso uno strumento che permetta di affrontare tutto questo quando si ripresenta. L’evidenza di efficacia dell’MBCT è così robusta che il National Institute for Clinical and Health Excellence (NICE) anglosassone la consiglia a tutti coloro che hanno avuto due o più episodi depressivi.

In particolare:

  • L’MBCT è più efficace delle dosi di mantenimento di antidepressivi nel prevenire una ricaduta nella depressione
  • Tre quarti di coloro che hanno frequentato un corso MBCT e hanno assunto antidepressivi sono stati in grado di sospendere i farmaci entro 15 mesi
  • L’MBCT può anche ridurre la gravità dei sintomi nei soggetti che stanno vivendo un episodio depressivo
  • L’MBCT sembrerebbe ridurre i punteggi al BDI (Beck Depression Inventory) in soggetti con depressione farmaco resistente

La Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT) comprende semplici meditazioni guidate che aiutano i partecipanti a diventare più consapevoli e in grado di accettare il presente così come è, a entrare in contatto con i cambiamenti della mente e del corpo momento dopo momento.
La finalità principale di un corso MBCT è, come abbiamo detto, aiutare coloro che hanno sofferto di depressione nel passato a imparare abilità che li aiutino a prevenire la ricaduta nel futuro.

Come?

  • Riconoscere quando l’umore sta per abbassarsi
  • Diventare più consapevoli dei pensieri, delle emozioni e delle sensazioni fisiche momento dopo momento
  • Scegliere la risposta più efficace a qualunque pensiero, sensazione o situazione spiacevole si incontri
  • Sviluppare un modo diverso di rapportarsi alle sensazioni, ai pensieri e alle emozioni
  • Imparare ad accettare consapevolmente e riconoscere le emozioni e i pensieri indesiderati piuttosto che percorrere routine abituali e automatiche che tendono a perpetuare le difficoltà
  • Scoprire cosa rende più vulnerabili alla ricaduta e all’attivazione dei circoli viziosi che determinano il ripresentarsi del disturbo
  • Bloccare l’intensificazione dei pensieri negativi e focalizzandosi sul momento presente, piuttosto che mantenere lo sguardo sul passato o sul futuro
  • Acquisire un modo di pensare e di porre attenzione differente da quello usuale, senza il pilota automatico

Per approfondimenti consulta la pagina dedicata all’MBCT vai alla pagina

Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT)

Prevenire la ricaduta con la Compassion Focused Therapy (CFT)

La Compassion Focused Therapy (CFT) è una terapia sviluppata dallo psicoterapeuta e ricercatore Paul Gilbert, professore di Psicologia Clinica all’Università di Derby (UK) che da molti anni studia la psicologia umana da un punto di vista evoluzionistico. Questo approccio integra i dati delle neuroscienze e della psicologia con gli insegnamenti della tradizione buddhista: “se vuoi che gli altri siano felici, fai pratica di compassione; se vuoi esser felice tu stesso, fai pratica di compassione” (Dalai Lama, 1995).

La Compassion Focused Therapy (CFT) è quindi un tipo di terapia che si svolge tutta nella relazione tra lo psicoterapeuta e il suo paziente: attraverso quest’ultima, infatti, il paziente sperimenta nella “mente del terapeuta” la soddisfazione del suo bisogno di essere calmato e rassicurato. Si contrasta in questo modo l’attivazione del sistema focalizzato sulla minaccia e il paziente apprende e costruisce, attraverso questa esperienza, per lui nuova, un proprio sistema di sicurezza che lo aiuterà a regolare le emozioni e ad allontanare sentimenti di vergogna e autocritica.

Il cuore della CFT è rappresentato dal Compassionate Mind Training (CMT), composto da un insieme di tecniche. Alcune di queste sono:

  • Scrivere lettere compassionevoli a se stessi;
  • Scrivere pensieri compassionevoli su foglietti da portare sempre con sé;
  • Ascolto di frasi compassionevoli pronunciate dal terapeuta e registrate su un nastro;
  • Costruzione di immagini compassionevoli (ad es. “la perfetta allevatrice”) da richiamare in memoria all’occorrenza;
  • Leggere ad alta voce i propri pensieri giudicanti come se ad ascoltarli fosse un amico nella stessa situazione;
  • Dare un nome all’autocritica e/o utilizzare l’immagine di una persona;
  • Tecnica delle tre sedie: una rappresenta i desideri, l’altra i doveri e gli standard sociali introiettati in conflitto con i desideri. Nella terza sedia (compassionevole) è seduto il paziente e qui apprende ad empatizzare con entrambe le parti in conflitto.

Lo scopo è quello di favorire nel paziente la costruzione di una parte interna non giudicante e accudente e l’espressione e la denominazione delle emozioni, leggendole adeguatamente e in modo non interpretativo.

L’obiettivo della Compassion Focused Therapy (CFT) non è cambiare ciò che una persona sente (sentirsi bene), ma il modo in cui si relaziona a ciò che sente (sentire bene), imparando a tollerare le proprie emozioni negative e a stare con la propria sofferenza, accarezzandosi. 

Vuoi saperne di più sulla Compassion Focused Therapy vai alla pagina:

Compassion Focused Therapy – La terapia basata sulla compassione

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