I Disturbi di Personalità in età evolutiva

I Disturbi di Personalità in età evolutiva

Disturbi di Personalità in età evolutiva

E’ possibile parlare di disturbi di personalità in età evolutiva?

Fino alla fine del XX secolo era prassi clinica comune non diagnosticare i disturbi di personalità prima del compimento dei 18 anni ma negli ultimi 20 anni i clinici dell’età evolutiva si sono però interrogati sull’opportunità o meno di diagnosticare tali disturbi nell’infanzia e nell’adolescenza (Sharp e Tackett, 2021).

I disturbi di personalità in età evolutiva hanno quindi rappresentato fin dall’inizio un grande motivo di controversia tra gli studiosi, alcuni dei quali ne negano l’esistenza. Nello specifico è emersa la difficoltà di individuare criteri specifici che descrivano la fase di sviluppo in questione, diversificandoli da quelli utilizzati nella diagnosi dell’età adulta. Inoltre, alcuni professionisti si mostrano riluttanti a conferire un’etichetta che rimandi a un disturbo psicologico così pervasivo e stabile nel tempo, temendo la possibilità che questo possa avere un impatto negativo sul bambino/adolescente e, in particolare, sul processo di acquisizione del proprio concetto di sé. Una parte di clinici ritiene, infatti, stigmatizzante per un bambino o un adolescente ricevere precocemente una diagnosi così grave, un’altra parte ritiene, invece, che sia altamente rischioso, in caso di presenza, non farlo.

Chi sostiene che sia impossibile apporre questo tipo di diagnosi in età evolutiva pone le basi sul concetto per cui la diagnosi di personalità indica una modalità rigida e disadattiva di percepire, pensare e mettersi in relazione causando un significativo disagio o una compromissione funzionale all’individuo, che va in contrasto con il concetto secondo cui, in età evolutiva, la personalità è in continua evoluzione. In opposizione a questa prospettiva, vi è una parte della comunità scientifica che non solo ha dimostrato la possibilità di inquadrare dal punto di vista diagnostico i disturbi di personalità in età evolutiva, ma ha sottolineato anche i rischi significativi di una mancata diagnosi e del relativo trattamento sul futuro adattamento della personalità.

È ancora dibattuta l’età a partire dalla quale è possibile parlare di personalità nei bambini. Eppure alcuni ricercatori parlano di stabilità dei tratti caratteristici di ogni individuo a partire dai tre anni e di come già temperamento e ambiente possano essere elementi che interferiscono sulla flessibilità personologica. Un passo importante quindi per stabilire la validità o meno del disturbo di personalità in età evolutiva consiste nell’esplorazione delle modalità attraverso le quali i tratti evolvono o rimangono stabili nel corso dello sviluppo

  • Continuità omotipica: stabilità nel tempo di una stessa risposta comportamentale o di altre simili. I tratti presenti in età evolutiva persistono in età adulta. La presenza di certi tratti è predittiva di problemi in diverse aree del funzionamento durante l’età adulta. Da qui l’importanza di identificarli precocemente così da prevenire un funzionamento inadeguato in futuro. In questa prospettiva l’adolescenza diventa così un periodo critico perché i tratti di personalità disadattivi diventano più devianti rispetto alla norma
  • Continuità eterotipica: stabilità di un costrutto implicito che si manifesta in modalità diverse nel tempo, come il risultato di un cambiamento nelle capacità di sviluppo. Determinati disturbi si predicono l’un con l’altro nel corso del tempo. I diversi disturbi che si possono presentare riflettono un generale processo patologico che ha delle precise espressioni fenotipiche nelle diverse fasi di sviluppo

Quali sono i disturbi di personalità?

Considerando l’estrema eterogeneità dei disturbi di personalità si palesa la necessità di identificarli con precisione. Nel DSM-5 TR (2022)  essi vengono classificati in base a tre gruppi:

Gruppo A

Disturbo paranoide di personalità

Disturbo schizoide di personalità

Disturbo schizotipico di personalità

Gruppo B

Disturbo antisociale di personalità

Disturbo borderline di personalità

Disturbo istrionico di personalità

Disturbo narcisistico di personalità

Gruppo C

Disturbo evitante di personalità

Disturbo dipendente di personalità

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Disturbo di personalità a casa, a scuola e con i pari: come si manifesta?

Studiosi che ritengono possibile e auspicabile formulare quadri clinici di questo tipo in età evolutiva, individuano la presenza di tratti comportamentali a essi corrispondenti anche precocemente (prima dei 18 anni). In linea generale è possibile specificare che tra gli indicatori più significativi dello sviluppo di un disturbo di personalità in età evolutiva troviamo un funzionamento che:

  1. Presenta difficoltà ad adattarsi all’ambiente
  2. Risulta poco flessibile
  3. E’ persistente nel tempo

Esso si manifesta per lo più durante periodi di vita stressanti, di cambiamento e frustrazione del bambino/adolescente.

Vediamo nel dettaglio alcuni degli aspetti, specificati a seconda del gruppo diagnostico, che potrebbero indicare la presenza di tratti riconducibili ad un disturbo di personalità in età evolutiva.

Disturbo borderline di personalità

Il bambino/adolescente cerca spesso l’occasione di instaurare litigi e discussioni, allo stesso tempo dichiara di soffrire molto la solitudine. È impulsivo, di rado, cioè, considera le conseguenze delle proprie azioni, le quali possono comprendere:

  • Atti di bullismo e crudeltà nei confronti di altre persone, verso le quali sferra attacchi di tipo fisico e verbale
  • Comportamenti cronici di autolesionismo (come la tendenza a tagliarsi o a bruciarsi)
  • Pensieri di tipo suicidario
  • Tendenza a distruggere le cose proprie e/o altrui
  • Mostra eccessiva ipersensibilità e suscettibilità al rifiuto, soprattutto quando percepisce di non essere “amato o benvoluto” dagli altri
  • Umore estremamente variabile
  • Reazioni non proporzionate all’evento vissuto (positivo o negativo) che si denotano per lo più con eccessivi scatti d’ira, ecc.

Disturbo narcisistico di personalità

Gli aspetti più evidenti in questo caso corrispondono alla tendenza del bambino/adolescente a vantarsi e lodarsi in modo spropositato. Presenta un atteggiamento teatrale, sceneggiante attraverso il quale esprime la propria sensazione di essere perfetto, anche quando, come spesso accade, trasgredisce alle regole che gli vengono imposte a casa e a scuola.

Disturbo antisociale di personalità

La prima cosa che salta all’occhio, in questo caso, è la manifestazione da parte del bambino di una significativa crudeltà nei confronti degli animali e degli altri. Compie atti di vandalismo anche a danno della propria famiglia, in seguito ai quali non sembra sentirsi in colpa. Agisce impulsivamente e si ritrova in situazioni quali, ad esempio, azzuffate. Spesso, inoltre, mente, scappa da casa, appicca fuochi, ruba, minaccia e marina la scuola.

Disturbo Istrionico di personalità

Rientra in questa categoria il bambino che richiede molta attenzione da parte di coloro che si prendono cura di lui. Le relazioni che intrattiene, infatti, sono denotate dalla presenza di comportamenti inappropriati, sessualmente seduttivi o provocatori.

Disturbo paranoide di personalità

L’estrema suscettibilità agli stimoli del bambino/ragazzo che presenta tale problematica è ciò che più lo caratterizza. Nello specifico, egli si presenta come molto geloso, chiuso, sospettoso e con convinzioni riguardanti il fatto che qualcuno possa perseguitarlo o danneggiarlo volontariamente.

Disturbo schizoide di personalità

Generalmente il bambino/adolescente predilige stare solo piuttosto che con altre persone della sua età, con le quali, al contrario, non va d’accordo. È descritto come strano, bizzarro, con idee insolite. Raramente si lascia coinvolgere in situazioni sociali o è interessato a esse.

Disturbo evitante di personalità

In questo quadro diagnostico emerge una timidezza quasi patologica che determina un’ipersensibilità nei confronti di tutto ciò che potrebbe creare imbarazzo. Il bambino ha paura di poter fare o pensare qualcosa di male, presenta una scarsa autostima soprattutto nei riguardi delle proprie prestazioni o della propria accettabilità sociale. Tende a evitare la scuola e altre attività in quanto ritenute possibili fonti di disapprovazione e rifiuto. Spicca su tutto, dunque, una dimensione cronica di inadeguatezza e un profilo emotivo inibito e malinconico.

Disturbo dipendente di personalità

Il bambino/ragazzo che rientra in questa categoria manifesta una forte immaturità comportamentale ed emotiva, soprattutto se confrontato con l’età cronologica. Si sottomette, si aggrappa agli adulti cercando sostegno e continue rassicurazioni. Appare piagnucoloso, testardo, irritabile.

Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

Sono riscontrabili in questo caso pensieri e fantasie che vengono celate attraverso condotte eccessive di autocontrollo e inibizione dell’aggressività. Il bambino/ragazzo percepisce questi eventi interni come inaccettabili, incontrollabili a tal punto da reprimerne l’ansia a essi associata attraverso la necessità di manipolare gli altri e di prevederne le mosse. Si struttura una modalità relazionale caratterizzata da:

  • Tendenza a utilizzare il “pensiero magico” nel tentativo di controllare gli altri;
  • Ipersensibilità alle critiche;
  • Scatti d’ira e/o attacchi d’ansia quando il suo scopo di mantenere il controllo sugli altri viene frustrato.

In cosa consiste il processo di assessment?

È auspicabile, come prima cosa, effettuare una valutazione accurata del disturbo di personalità. Questo richiede la necessità di una raccolta di informazione approfondita che aiuti il professionista a compiere un lavoro molto delicato: individuare e distinguere sintomi persistenti (tipici del disturbo di personalità) da quelli circoscritti a una particolare fase di sviluppo. È inoltre necessario accertarsi che i tratti disadattivi individuati corrispondano a un reale malfunzionamento a carico della personalità. La diagnosi differenziale deve pertanto essere puntuale ed escludere qualsiasi altro tipo di quadro clinico possibile. Secondo l’approccio Cognitivo Comportamentale il processo di valutazione dei disturbi di personalità deve consistere in:

  • raccolta della storia dello sviluppo del bambino/ragazzo, mediante la quale è possibile o meno riscontrare indici di alto rischio per lo sviluppo di un disturbo di personalità (eventi traumatici ad esempio). A tale scopo è possibile prevedere la somministrazione di questionari validati per ricavare informazioni da coloro che circondano quotidianamente il ragazzo (genitori, insegnanti, ecc.)
  • Assessment cognitivo, identificare i modi di pensare tipici presenti nel minore
  • Assessment emotivo, individuare, cioè, tutte quelle reazioni emotive che generalmente sperimenta il minore
  • Assessment comportamentale, valutare i comportamenti problema del minore. Questo passaggio richiede la necessità di stabilire con precisione come, quando, dove e come si mantiene il comportamento problematico attraverso un’osservazione sistematica e l’analisi delle variabili che intervengono

In cosa consiste il trattamento?

Il trattamento del disturbo di personalità in età evolutiva deve differenziarsi a seconda della natura del disturbo stesso. Deve, inoltre, considerare la sua posizione all’interno del continuum vulnerabilità-disturbo di personalità che tenga conto delle caratteristiche personali del soggetto e del fatto che esso si trova all’interno di uno stadio di sviluppo, l’età evolutiva, connotato da un’estrema plasticità e da continui cambiamenti.

Il trattamento Cognitivo Comportamentale si pone l’obiettivo di stimolare nel bambino/ragazzo lo sviluppo di una nuova esperienza cognitiva, emotiva e comportamentale che lo conduca progressivamente ad adottare pattern relazionali e comportamentali più flessibili e adattivi.

Questo richiede un lavoro complesso in quanto si propone di modificare un’organizzazione globale, quella della personalità, che inficia molte delle aree della vita quotidiana del soggetto.

In via del tutto generale e sintetica indichiamo solo alcuni tra gli obiettivi che il trattamento Cognitivo Comportamentale si propone di raggiungere nell’ambito dei disturbi di personalità in età evolutiva:

  • Operare una ristrutturazione cognitiva dei pensieri tipicamente rigidi, inflessibili e pervasivi del ragazzo
  • Incrementare il controllo degli impulsi
  • Sviluppare abilità sociali che permettano al ragazzo di intraprendere e mantenere relazioni significative
  • Incrementare l’autostima
  • Favorire l’autocontrollo e l’adeguamento alle norme sociali
  • Limitare intensità e frequenza delle riposte ansiose

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR). Washington, DC: American Psychiatric Association
  • Kernberg, P.F.; Weiner, A.S.; Bardenstein K. (2008) Personality Disorders In Children And Adolescents. Basic Books
  • Sharp, C.; Tackett, J. (2021). Manuale del disturbo borderline di personalità nell’infanzia e nell’adolescenza. FrancoAngeli Editore

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