Disturbo bipolare: caratteristiche, sintomi e cura

«”E tu chi sei?” domandò il Bruco. […] Intimidita, Alice rispose: “Io – a questo punto quasi non lo so più, signore – o meglio, so chi ero stamattina quando mi sono alzata, ma da allora credo di essere cambiata più di una volta”».
Lewis Carroll

“Il mio stesso cervello è ai miei occhi il più inspiegabile marchingegno – in perenne brusio, ronzio, e si eleva, rombante, e precipita per poi affondare nel fango. E perché? A che serve tutto questo tormento?”
Virginia Woolf

Disturbo bipolare, che cos’è?

Il disturbo bipolare, precedentemente chiamato depressione maniacale, è una condizione di salute mentale che provoca sbalzi d’umore estremi che includono mania o ipomania e depressione. Comprende, quindi, una serie di sindromi (insieme di segni e sintomi) la cui caratteristica principale è, appunto, rappresentata da cambiamenti del tono dell’umore in senso patologico. Oscillazioni fisiologiche del tono dell’umore, tra gli estremi della tristezza e della gioia, sono esperienze comuni e quotidiane, in genere scatenate da agenti esterni.

Nei disturbi dell’umore questi meccanismi fisiologici sono alterati: i cambiamenti dell’umore diventano patologici e dunque problematici a causa di alcune caratteristiche che li distinguono dalle normali oscillazioni: sono non prevedibili, incontrollabili, prolungati, estremi, eccessivi, accompagnati da altri cambiamenti associati, nei pensieri, nel modo di comportarsi e anche nei sistemi biologici, tutte modificazioni che compromettono il funzionamento giornaliero, inoltre sconvolgono il modo di vivere, causando problemi significativi in colui che ne soffre e/o agli altri (Scott, 2001).

Le emozioni di una persona affetta dal disturbo bipolare possono passare in tempi rapidi da un profondo stato depressivo ad un’eccitazione smodata, senza nessuna ragione apparente. Nella fase maniacale, il disturbo si manifesta tipicamente in forme di disinibizione esasperata e in altri comportamenti eccessivi e socialmente inappropriati. Al contrario, le fasi depressive possono risultare talmente gravi da portare anche ad episodi di autolesionismo. L’abuso di alcol e droghe associato al disturbo bipolare non è infrequente.

Se soffri di disturbo bipolare, potresti anche avere un’altra condizione di salute che deve essere trattata insieme al disturbo bipolare.

Alcune condizioni possono peggiorare i sintomi del disturbo o rendere il trattamento meno efficace. Ecco alcuni esempi:

  • Disturbi d’ansia
  • Problemi alimentari
  • Disturbo da deficit di attenzione / iperattività (ADHD)
  • Problemi di alcol o droghe
  • Problemi di salute fisica, come malattie cardiache, problemi alla tiroide, mal di testa o obesità

Il disturbo bipolare tende a peggiorare in particolari periodi dell’anno.

In genere, l’episodio depressivo maggiore insorge più facilmente in autunno (probabilmente, a causa della diminuzione della quantità di luce ambientale) mentre le fasi maniacali possono essere scatenate dal cambio di stagione primaverile o dall’arrivo dell’estate.

Quanto è diffuso il disturbo bipolare?

I disturbi dello spettro bipolare coinvolgono l’1% della popolazione mondiale. La prevalenza è dello 0,6% per il disturbo bipolare I, dello 0,4% per il disturbo bipolare II, dell’1,4% per le manifestazioni sottosoglia dei disturbi bipolari e del 2,4% quando si considera lo spettro dei disturbi bipolari.

Il disturbo bipolare rappresenta la sesta causa di invalidità nelle persone tra i 15 e i 44 anni, oltre a costituire la causa più comune di disabilità. La prevalenza della patologia è tra l’1 e l’1,5 %, equamente divisa nei due sessi (APA, 2013).

Non sono presenti differenze significative di prevalenza in rapporto alle culture e ai diversi gruppi etnici. La fascia d’età che va dai 15 ai 30 anni rappresenta il momento in cui l’insorgenza del disturbo bipolare raggiunge il suo picco.

Esistono casi di disturbo bipolare esordito nell’infanzia, durante la gravidanza o dopo il parto e dopo i 50 anni.

Tipologie di disturbo bipolare

Il DSM-5 (2013) classifica il disturbo bipolare nel seguente modo:

  • Disturbo bipolare I
  • Disturbo bipolare II
  • Disturbo ciclotimico
  • Disturbo bipolare e disturbi correlati indotto da sostanze/farmaci
  • Disturbo bipolare e disturbi correlati dovuto ad un’altra condizione medica
  • Disturbo bipolare e disturbi correlati con altra specificazione
  • Disturbo bipolare e disturbi correlati senza specificazione

Il Disturbo bipolare tipo I

Caratterizzato dall’alternanza di fasi depressive e maniacali o miste, o dalla sola presenza di ricorrenti episodi maniacali. Generalmente la fase maniacale e la fase depressiva si susseguono senza la presenza di un intervallo libero; in altre forme, al contrario, è presente un periodo di umore stabile (eutimia) tra una fase e l’altra.


Il Disturbo bipolare di tipo II

Caratterizzato da episodi di depressione maggiore e da stati qualitativamente simili alla mania, ma meno intensi, denominati: ipomaniacali.

Il disturbo ciclotimico

Caratterizzato da un’alterazione cronica dell’umore, presente consecutivamente per almeno due anni. Per porre diagnosi di disturbo ciclotimico è necessaria la presenza di diversi episodi ipomaniacali e di periodi con sintomi depressivi; la sintomatologia depressiva non raggiunge i criteri di gravità e durata dell’Episodio Depressivo Maggiore. L’esordio è spesso precoce, nell’adolescenza o nella prima età adulta.

Disturbo bipolare e disturbi correlati indotto da sostanze/farmaci

L’alterazione umorale si sviluppa nel contesto di un’intossicazione o di un’astinenza da sostanze psicoattive oppure successivamente all’assunzione di un farmaco.

Disturbo bipolare e disturbi correlati dovuto ad un’altra condizione medica

L’umore appare anormalmente elevato, espanso o irritabile e ci sono evidenze che l’alterazione umorale è la conseguenza diretta di una condizione medica sottostante.

Disturbo bipolare e disturbi correlati con altra specificazione

I clinici utilizzano questa categoria quando i sintomi presentati dal paziente non soddisfano pienamente i criteri per uno qualsiasi dei disturbi precedentemente descritti, specificando la motivazione per cui i criteri non vengono soddisfatti. 

Disturbo bipolare e disturbi correlati senza specificazione

Non viene specificata la ragione per cui i criteri per uno specifico disturbo bipolare e disturbi correlati non sono soddisfatti.

Come si manifesta il disturbo bipolare?

Come visto precedentemente il tono dell’umore, in chi è affetto da disturbo bipolare, può salire fino alle vette della mania o dell’ipomania, scendere nel profondo della depressione e assumere anche il volto di quello che viene detto stato misto.

Episodio maniacale

Un episodio maniacale è un periodo di almeno una settimana in cui una persona è estremamente di buon umore o irritabile per la maggior parte della giornata per quasi tutti i giorni, possiede più energia del solito e sperimenta almeno tre dei seguenti cambiamenti nel comportamento:

  • Diminuzione del bisogno di dormire (ad esempio, sentirsi energici nonostante il sonno significativamente ridotto)
  • Eloquio aumentato o più veloce
  • Pensieri veloci, incontrollabili o idee o argomenti che cambiano rapidamente quando si parla
  • Distraibilità
  • Attività aumentata (ad esempio irrequietezza, lavorare su più progetti contemporaneamente)
  • Aumento del comportamento a rischio (ad esempio guida spericolata, spese folli)

La caratteristica della mania è una elevazione del tono dell’umore. Contrariamente all’episodio depressivo, questo stato è estremamente instabile ed è sufficiente spesso un modesto stimolo stressante esterno affinché subentrino rabbia, irritabilità, aggressività o profonda tristezza, fluttuazioni solitamente di breve durata, con ritorno, nel giro di qualche minuto o di qualche ora, alla precedente condizione di euforia. Talvolta il tono dell’umore prevalente è quello della disforia: il soggetto appare volubile, polemico, scontroso, intollerante e aggressivo nei confronti degli altri.

A questo si associa un aumento dell’attività motoria e dell’energia: non si riesce a stare fermi a lungo; la mimica e la gestualità appaiono estremamente vivaci, esagerate e mutevoli; l’abbigliamento è spesso vistoso, bizzarro, dai colori accesi, nelle forme più gravi prevalgono disordine e scarsa igiene personale. È presente logorrea, il tono della voce è alto, il linguaggio è prolisso. È evidente un incremento delle attività lavorative e degli hobbies che però non è finalizzato: con il progredire della malattia le attività divengono sempre più intense fino ad apparire disorganizzate e confuse, con perdita della capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati e forte diminuzione della produttività.

Il soggetto molto spesso assume comportamenti potenzialmente rischiosi in virtù della convinzione di “potercela fare” e si lancia in imprese azzardate, impulsive, a volte illegali (spese esagerate e futili, non adeguate alle proprie possibilità, guida spericolata, gioco d’azzardo, atti osceni), mosso da una sensazione di onnipotenza per cui vengono a mancare regole e vincoli. Quando l’eccitamento motorio è grave sono possibili comportamenti francamente patologici, in cui il soggetto può ballare e cantare in pubblico, denudarsi, oppure diventare violento o aggressivo, sia verbalmente che fisicamente, verso oggetti o persone o altrimenti mettere in atto impulsivamente tentativi di suicidio.

Il contenuto del pensiero è rappresentato nelle forme più lievi da idee di grandezza, con ipervalutazione delle proprie capacità e delle proprie risorse; nelle forme più gravi si arriva allo sviluppo di deliri.

Nell’episodio maniacale è costante una diminuzione delle ore totali di sonno per mancanza della sensazione di stanchezza, aumento o riduzione dell’appetito, aumento del desiderio sessuale. La durata dell’episodio maniacale varia da alcuni giorni a 4-6 mesi e raramente si cronicizza. Nella maggioranza dei pazienti manca una coscienza di malattia, il soggetto raramente si rende conto della natura patologica della sua condizione, è convinto di stare bene e può reagire con aggressività se viene contraddetto.

Episodio ipomaniacale

Un episodio ipomaniacale è caratterizzato da sintomi maniacali meno gravi che devono durare solo quattro giorni consecutivi anziché una settimana. I sintomi ipomaniacali non portano ai principali problemi nel funzionamento quotidiano che i sintomi maniacali comunemente causano.

Episodio depressivo maggiore

Un episodio depressivo maggiore è un periodo di almeno due settimane in cui una persona presenta almeno cinque dei seguenti sintomi (incluso almeno uno dei primi due sintomi):

  • Intensa tristezza o disperazione
  • Perdita di interesse per le attività che la persona una volta amava
  • Sentimenti di inutilità o senso di colpa
  • Fatica
  • Sonno aumentato o ridotto
  • Appetito aumentato o diminuito
  • Irrequietezza o linguaggio o movimenti rallentati
  • Difficoltà a concentrarsi
  • Pensieri frequenti di morte o suicidio

Un episodio depressivo maggiore include sintomi che sono abbastanza gravi da causare notevoli difficoltà nelle attività quotidiane, come lavoro, scuola, attività sociali o relazioni.

Stato misto

Lo stato misto è caratterizzato dalla compresenza di sintomi maniacali e depressivi che si combinano tra loro in base all’alterazione dell’umore, alle cognizioni e al comportamento, tanto da raggiungere un livello di gravità tale da compromettere il funzionamento socio-lavorativo o da richiedere il ricovero. I sintomi sono presenti quasi tutti i giorni per almeno una settimana e la durata spontanea di un singolo episodio misto varia da 3 mesi a 1 anno. Sintomi caratteristici di questa fase sono:

  • Ansia
  • Confusione
  • Labilità dell’umore
  • Irritabilità
  • Comportamenti ostili
  • Impulsività

Lo stato misto è più frequente tra le donne, è difficile da diagnosticare e da trattare e, solitamente, si associa ad un elevato rischio di suicidio.

Ideazione suicidaria nel disturbo bipolare

Anche se molte persone affette da disturbo bipolare vivono a lungo e in maniera più o meno gratificante e produttiva è innegabile che esse possano, proprio a causa della psicopatologia, mettere in atto tentativi di suicidio.

In generale, nei pazienti affetti da disturbo bipolare il rischio suicidario nell’arco di vita è di circa 15 volte maggiore rispetto alla popolazione generale.

Circa il 15% dei pazienti con disturbi dell’umore (depressione maggiore e disturbo bipolare I e II) muore suicida e la metà di essi commette almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita.

L’episodio depressivo maggiore acuto e grave rappresenta la condizione clinica in cui più si manifesta il comportamento suicidario, risulta invece meno frequente durante un episodio affettivo misto o nella mania disforica, e molto raramente nel corso di mania euforica, ipomania ed eutimia.

In base a ciò è deducibile che il comportamento suicidario nei pazienti bipolari è collegato alla sintomatologia depressiva o ad uno stato misto, ma è possibile che si suicidino anche durante una fase psicotica o maniacale, in maniera accidentale o impulsiva.

La valutazione completa del rischio di suicidio dovrebbe avvenire ad ogni valutazione clinica. Tra i pazienti affetti da disturbi dello spettro bipolare, circa il 43% riferisce ideazione suicidaria, il 21% descrive una pianificazione strutturata e il 16% riporta un tentativo di suicidio negli ultimi 12 mesi.

Quali sono le cause del disturbo bipolare?

Nel momento in cui viene diagnosticato il disturbo bipolare la persona, solitamente, si pone due interrogativi: “perché proprio a me?” e “che cosa attiva un episodio maniacale o depressivo?”.

Alla luce di numerosi studi condotti nel corso degli anni, si è visto come la componente biologica rappresenti la causa principale affinché il disturbo si manifesti, pur non conoscendo esattamente i meccanismi che ci sono alla base. Di certo sappiamo che ad essere coinvolti sono le cellule del cervello, dette neuroni, e il modo in cui queste comunicano tra di loro. Inoltre, il disturbo bipolare ha una componente genetica: avere un parente con disturbo bipolare, aumenta il rischio di ammalarsi dello stesso disturbo.

Associate ai fattori genetici potrebbero essere presenti determinate alterazioni nei circuiti cerebrali che modulano e regolano il tono dell’umore, l’affettività, gli impulsi e alcune tra le più importanti funzioni biologiche come l’appetito, il sonno, ecc. Queste alterazioni si verificano in seguito ad un cambiamento circa i livelli di alcuni neurotrasmettitori: nello specifico parliamo della serotonina, della noradrenalina e della dopamina.

Molti studiosi ormai sostengono che la componente biologica, pur essendo un fattore determinante, è accompagnata anche da variabili psicosociali: l’ambiente può sicuramente favorire la comparsa dei sintomi, soprattutto in corrispondenza di situazioni stressanti come perdita del lavoro, lutto, insuccessi scolastici, problemi relazionali, traumi, ecc., ma anche il consumo eccessivo di alcol e droghe, le irregolarità gravi del sonno.

Da ciò si può chiaramente comprendere quanto l’eziopatogenesi del disturbo bipolare sia multifattoriale: la predisposizione genetica, insieme agli elementi biologici si va ad intrecciare con le personali reazioni emotive e psicologiche agli eventi stressanti.

Trattamento del disturbo bipolare

Nonostante gli stati d’animo estremi, le persone con disturbo bipolare spesso non riconoscono quanto la loro instabilità emotiva sconvolga le loro vite e le vite dei loro cari e non ricevono il trattamento di cui hanno bisogno.

I sentimenti di euforia e i cicli di maggiore produttività sono sempre seguiti da un crollo emotivo che può lasciarti depresso, esausto e forse con problemi finanziari, legali o di relazione.

In caso di sintomi di depressione o mania la cosa migliore da fare è consultare il medico o un professionista della salute mentale. Il disturbo bipolare non migliora da solo. Farsi curare da un professionista della salute mentale con esperienza nel disturbo bipolare può aiutarti a tenere sotto controllo i sintomi.

Trattamento psicoterapeutico

Lo scopo del trattamento psicoterapeutico consiste nel ridurre la frequenza e la gravità degli episodi maniacali e depressivi, nonché prevenire le ricadute future.

Nei momenti più difficili (nel caso, ad esempio, di comportamenti pericolosi e di azioni di autolesionismo irreversibili) è indicato il ricovero ospedaliero per disporre di un trattamento intensivo sotto il costante controllo medico. Abbiamo visto come i comportamenti suicidari siano estremamente comuni tra individui affetti da disturbo bipolare (BD), oltre ad essere responsabili di un considerevole carico di malattia per i pazienti e gli operatori sanitari. La Terapia Cognitivo – Comportamentale, insieme a una terapia familiare, può svolgere comunque un ruolo benefico, fornendo innanzitutto le necessarie conoscenze per capire l’impatto della malattia sull’individuo e sulle relazioni familiari.

Nello specifico il trattamento TCC per il disturbo bipolare ha i seguenti obiettivi:

  • Psicoeducazione e individuazione precoce dei sintomi
  • Migliorare l’aderenza al trattamento farmacologico e alle indicazioni del medico
  • Controllo dei sintomi prodromici di depressione e mania
  • Riduzione dei fattori di stress

La terapia fornisce, inoltre, conoscenze e strumenti utili per affrontare gli episodi maniacali e depressivi maggiori. Ad esempio, è dimostrato che tenere comportamenti regolari rispetto all’alimentazione, al sonno e, più in generale, rispetto alle proprie attività, può risultare utile nell’evitare gli eccessivi squilibri dell’umore. Perciò, è utile che il soggetto tenga un diario delle emozioni e delle attività affinché non si abbandoni a comportamenti eccessivi. Il diario, infatti, permette di individuare gli eventi particolarmente stressanti e nocivi per il soggetto, i segnali che un episodio maniacale o depressivo sta arrivando, e conseguentemente consente di escogitare appropriate strategie di risposta.

L’intervento psicoeducativo si propone come una strategia complementare al trattamento farmacologico, attraverso “l’informazione” del paziente basandosi sull’assioma che esiste una stretta relazione tra la conoscenza che il paziente ha della propria malattia e il miglioramento del decorso della stessa.

La prevenzione delle ricadute

È ormai noto come chi soffre di disturbo bipolare possa beneficiare di un percorso mindfulness, inserito all’interno di un percorso psicoterapeutico. Il disturbo bipolare è ad alto tasso di ricaduta, come tutti i disturbi dell’umore, e il protocollo Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT) (Segal, Williams & Teasdale, 2013) rappresenta una metodica efficace al fine di sviluppare un atteggiamento di accettazione radicale di sé. Diversi studi hanno messo in evidenza come l’MBCT abbia un effetto positivo su ansia, depressione residua, regolazione dell’umore e controllo dell’attenzione (Lovas &  Schuman-Olivier, 2018; Weber et al., 2017).

Trattamento farmacologico

Sebbene il disturbo bipolare sia una condizione permanente, puoi gestire i tuoi sbalzi d’umore e altri sintomi seguendo un piano di trattamento. Nella maggior parte dei casi, il disturbo bipolare viene trattato con farmaci e psicoterapia.

Alcuni farmaci possono aiutare a gestire i sintomi del disturbo bipolare. Alcune persone potrebbero aver bisogno di provare diversi farmaci diversi e lavorare con il proprio medico prima di trovare la terapia che funziona meglio.

I farmaci generalmente usati per trattare il disturbo bipolare includono stabilizzatori dell’umore e antipsicotici di seconda generazione (detti atipici). I piani di trattamento possono includere anche farmaci che aiutano a migliorare il sonno e/o l’ansia.

Gli operatori sanitari spesso prescrivono farmaci antidepressivi per trattare episodi depressivi nel disturbo bipolare, combinando l’antidepressivo con uno stabilizzatore dell’umore per prevenire l’attivazione di un episodio maniacale.

Se stai assumendo farmaci dovresti:

  • Parlare con il tuo medico per comprendere i rischi ei benefici del farmaco
  • Informare il tuo medico di eventuali farmaci da prescrizione, farmaci da banco o integratori che già stai assumendo
  • Segnalare immediatamente eventuali dubbi sugli effetti collaterali. È possibile che sia necessario dover modificare il dosaggio o provare un farmaco diverso.
  • Ricordare che i farmaci per il disturbo bipolare devono essere assunti costantemente, come prescritto, anche quando ci si sente bene
  • Evitare di interrompere un farmaco senza prima parlare con un medico. La sospensione improvvisa di un farmaco può portare a un “rimbalzo” o al peggioramento dei sintomi del disturbo bipolare.

Per saperne di più consulta la sezione dedicata alla farmacoterapia dei disturbi dell’umore.

Se sei appassionato di cinema e vuoi approfondire il disturbo bipolare ti suggeriamo alcune pellicole che hanno raccontato la vita di persone affette da questo disturbo.

  • Homeland (2011) – serie TV
  • Lady Dynamite (2016) – serie TV
  • Michael Clayton (2007)
  • La pazza gioia (2016)
  • Il lato positivo (2012)
  • Mr Jones (1993)
  • Controvento (2004)
  • Sucker Punch (2011)
  • American Psyco (2000)
  • Il cigno nero (2010)
  • The hours (2002)
  • Emma sono io (2003)
  • She is so Lovely – Così carina(1997)
  • Teneramente folle (2014)

Riferimenti Bibliografici

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders: DSM-5. American Psychiatric Association, Washington, DC.
  • Lovas, D.A. & Schuman-Olivier, Z. (2018). Mindfulness-based cognitive therapy for bipolar disorder: A systematic review. Journal of Affective Disorders, 240:247-261.
  • Segal, Z.V., Williams, J.M.G., Teasdale, J.D. (2013). Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression, Second Edition. The Guilford Press, New York.
  • Scott, J. (2001). Cognitive therapy as an adjunct to medication in bipolar disorder. The British Journal of Psychiatry, 178(41): 164-168.
  • Weber, B. et al. (2017). Self-Reported Long-Term Benefits of Mindfulness-Based Cognitive Therapy in Patients with Bipolar Disorder. The Journal of Alternative and Complementary Medicine, 23(7): 534-540.

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Autore/i

Dott.ssa Mariangela Ferrone

Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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