Disturbo dello sviluppo intellettivo

Disturbo dello sviluppo intellettivo

Disturbo dello sviluppo intellettivo

Il Disturbo dello Sviluppo Intellettivo o Disabilità Intellettiva è un disturbo che comprende deficit di funzionamento sia intellettivo sia adattivo negli ambiti concettuali, sociali e pratici.

Per apporre questa diagnosi devono essere soddisfatti tre criteri:

  1. Deficit delle funzioni intellettive come ragionamento, problem solving, pianificazione, pensiero astratto, capacità di giudizio, apprendimento scolastico e dall’esperienza. Tale deficit deve essere confermato da una valutazione clinica e da specifici test standardizzati
  2. Deficit del funzionamento adattivo che porta al mancato raggiungimento degli standard di sviluppo e socio-culturali di autonomia e di responsabilità sociale. Il funzionamento adattivo comporta un ragionamento adattivo in tre ambiti: ambito concettuale (competenza nella memoria, linguaggio, lettura, scrittura, calcolo); ambito sociale (consapevolezza dei pensieri, delle emozioni, empatia, capacità di comunicazione interpersonale, giudizio sociale); ambito pratico (cura di sé, responsabilità lavorative, gestione del denaro, lo svago, l’autocontrollo)
  3. Esordio del deficit intellettivi e adattivi durante il periodo dello sviluppo

La gravità del disturbo poi può essere divisa in: lieve, moderata, grave, estrema. La nomenclatura viene scelta non sulla base del quoziente intellettivo ma sulla base del funzionamento adattivo che determina il livello di assistenza richiesto.

La diffusione del Disturbo dello sviluppo intellettivo

Il disturbo ha una prevalenza complessiva nella popolazione generale di circa 10 persone su 1000 ma questa subisce variazioni in base al Paese che si prende in esame, al suo livello di sviluppo o all’età degli individui presi in esame.

Le cause riconosciute del Disturbo dello sviluppo intellettivo

Il Disturbo dello sviluppo intellettivo può essere causato da qualsiasi condizione che impedisca il normale sviluppo del cervello prima, durante, dopo la nascita o nel periodo dell’infanzia. Si possono distinguere fattori etiologici genetici (monogenetici, poligenetici, aberrazioni cromosomiche) e fattori acquisiti che possono essere gestazionali (malattie materne infettive, agenti chimici, traumi, ecc.), perinatali (prematurità, postmaturità, itteri, anossia, traumi cranici, ecc.) e post-natali (encefaliti, meningiti, vasculopatie cerebrali, ecc.).

Il trattamento del Disturbo dello sviluppo intellettivo

Il Disturbo dello sviluppo intellettivo necessita spesso di un trattamento medico, perché è frequentemente associato ad alterazioni neurologiche e somatiche. La riabilitazione cognitiva riveste, invece, un’importanza fondamentale nel favorire il rafforzamento e in alcuni casi l’introduzione di quelle abilità che, a causa del disturbo stesso, non si sono sviluppate e consolidate spontaneamente. Gli obiettivi della riabilitazione sono lo sviluppo delle capacità attentive, del linguaggio, delle abilità visuo-spaziali e di percezione del significato del tempo e dello spazio, dell’apprendimento della lettura, scrittura e calcolo. Un’attenzione particolare è data a insegnare abilità che favoriscano l’autonomia e l’integrazione sociale del paziente, quali l’uso del denaro e del telefono, la capacità di muoversi nella comunità (abilità pedonali, uso dell’autobus pubblico, ecc.), le abilità domestiche e di cura del luogo di vita, le abilità sociali e interpersonali, le capacità prelavorative e lavorative.

Alla riabilitazione cognitiva è importante abbinare una terapia cognitivo comportamentale che si è rivelata la più efficace nell’intervento sui disturbi comportamentali (aggressività, impulsività, stereotipie, autolesionismo, comportamenti oppositori, ecc.) e mentali (ansia, depressione, psicosi, disturbo ossessivo-compulsivo) associati al Disturbo dello sviluppo intellettivo che si rivelano spesso un ostacolo al successo della riabilitazione cognitiva e all’adattamento della persona. Particolarmente utili sono tecniche di psicoeducazione al modello cognitivo, la ristrutturazione del pensiero  e  tecniche comportamentali, quali il rinforzo positivo e differenziale, l’estinzione, il problem-solving, il training di auto-istruzione, la token economy, l’attenuazione dello stimolo, il chaining, il prompting.

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