L’adozione e l’affidamento familiare

L’adozione e l’affidamento familiare

adozione e affidamento familiare

Introduzione

Adottare un bambino è un atto di amore e di impegno profondo che porta con sé una serie di importanti sfide. È un viaggio emotivamente complesso che richiede dedizione e resilienza, un’esperienza gratificante ma anche impegnativa, poiché coinvolge l’accettazione di un bambino nella propria famiglia e il compito di prendersi cura del suo benessere emotivo e fisico. Questo può implicare la gestione di una vasta gamma di sentimenti come gioia, speranza, preoccupazione e o frustrazione legati alla responsabilità genitoriale. Adottare richiede quindi una considerevole preparazione emotiva, sociale e legale da parte dei genitori adottivi.

L’adozione rappresenta un meccanismo giuridico con l’obiettivo di fornire un ambiente familiare stabile e amorevole ai minori che si trovano in situazioni di abbandono o che sono privi, in modo permanente e irreversibile, dell’assistenza dei propri genitori o dei parenti responsabili (Gambini, 2015) così da assicurare uno dei diritti fondamentali dei minori: quello di appartenere a una famiglia. Secondo l’articolo 1, comma 1, della legge 184/83, tutti i bambini hanno il diritto di crescere ed essere educati all’interno della propria famiglia. Tuttavia, se il Tribunale per i Minorenni, con l’assistenza dei servizi sociali locali, determina che le condizioni nella famiglia biologica mettono a rischio o compromettono lo sviluppo fisico e psicologico del minore, può decidere di allontanare temporaneamente o definitivamente il bambino dal suo contesto familiare di origine.

Con l’arrivo della pandemia da Covid-19, è stato osservato un netto calo nel numero di coppie che hanno intrapreso il percorso adottivo, passando dalle 969 del 2019 alle 526 del 2020. Successivamente, nel biennio a seguire, si è verificata una stabilizzazione del numero delle adozioni. Nel 2021 e nel 2022, il numero di coppie che hanno richiesto l’autorizzazione per l’adozione di minori stranieri in Italia è stato rispettivamente di 563 e 565, valori leggermente superiori a quelli del 2020, ma ancora inferiori rispetto agli anni precedenti alla pandemia.

L’emergenza sanitaria ha avuto impatti su tutte le fasi del processo adottivo. Secondo le statistiche del Ministero della Giustizia, Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, le dichiarazioni di disponibilità con richiesta di idoneità all’adozione di minori stranieri, già in diminuzione negli anni precedenti, hanno subìto una significativa riduzione nel 2020. Le domande sono passate da 2.470 nel 2019 a 1.900 nel 2020, con una diminuzione del 23%, tendenza che si è mantenuta nel 2021, con poco più di 2.000 richieste. Anche i decreti di idoneità emessi dai Tribunali per i Minorenni sono diminuiti, passando da 2.019 nel 2019 a 1.331 nel 2020, con una variazione negativa ancora più significativa del 34%, anche se si è osservato un lieve aumento nel 2021, con 1.612 domande.

La Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI) ha recentemente pubblicato i dati relativi alle adozioni avvenute in Italia nel corso del 2023, fornendo una panoramica dettagliata dell’andamento delle adozioni internazionali per ciascun Paese e per i 47 enti autorizzati. Questi dati confermano la tendenza decrescente delle adozioni, una realtà che coinvolge globalmente tutte le nazioni. In Italia, nel 2023, si è registrata una significativa diminuzione rispetto agli anni precedenti, con 478 adozioni effettuate, rispetto alle 565 del 2022 e alle 563 dell’anno precedente. Questo calo è evidente anche rispetto al periodo della pandemia e alla successiva chiusura delle adozioni in alcuni Paesi, come Cina, Russia, Ucraina e Bielorussia, per ragioni ben note.

L’evoluzione del panorama dell’adozione internazionale degli ultimi decenni, dunque, ha registrato un’accelerazione nel trend di decrescita dal 2020. Nonostante ciò, le famiglie italiane rimangono tra le più accoglienti al mondo, posizionando l’Italia al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, per accoglienza di minori stranieri in adozione. La trasformazione dell’adozione internazionale è un dato consolidato, riflesso di variabili legate ad avvenimenti, aspetti legislativi, e fattori geopolitici e culturali dei Paesi coinvolti. È un sistema complesso che richiede una revisione interna istituzionale, sociale e culturale per rispondere meglio ai bisogni dei Paesi e soprattutto dei bambini in situazione di abbandono o semi-abbandono. È necessario attuare azioni sinergiche tra le istituzioni e gli enti, sia in Italia che all’estero, per migliorare il processo adottivo. Il ruolo degli enti autorizzati è cruciale e il loro operato, rispettoso delle leggi e improntato all’etica e alla professionalità, può fare la differenza. È fondamentale supportare i Paesi di origine nel processo di attuazione delle leggi che regolano l’adozione e assistere le famiglie adottive nell’approcciarsi alla realtà e ai bisogni dei bambini che desiderano adottare. CIAI, con i suoi progetti di sussidiarietà in diversi Paesi, contribuisce a questo processo. Inoltre, oggi più che mai, è essenziale formare, assistere e sostenere le famiglie che intraprendono il percorso dell’adozione, specialmente considerando che i bambini segnalati per l’adozione internazionale presentano spesso esperienze difficili e complessità legate alla loro salute fisica e mentale.

L’affidamento familiare

É una risposta di aiuto a un bambino o a un adolescente che non dispone per un periodo della sua vita di un ambiente familiare capace di assicurargli quello di cui ha bisogno, consiste nell’accoglienza in una famiglia che si occupi di lui sul piano affettivo, educativo, scolastico e sanitario. Durante l’accoglienza nella famiglia affidataria il minore mantiene dei rapporti di frequentazione con la famiglia di origine, che si impegna in quel periodo a recuperare le criticità che hanno determinato l’affido.

É uno degli strumenti previsti dalla legge italiana per garantire il diritto del minore ad avere una famiglia, anche quando la sua famiglia di origine è temporaneamente non idonea a sostenere la sua crescita. L’affido familiare può essere consensuale, ovvero avvenire in accordo con la famiglia biologica, oppure giudiziale, predisposto dal Tribunale per i Minorenni.

L’articolo 2 della legge 184/83, con successive modifiche con la legge 149/2001, prevede una sequenza di priorità per individuare gli affidatari di un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo: una famiglia con figli; una famiglia, una persona singola, una comunità di tipo familiare. L’affido familiare è dunque aperto a tutti i cittadini, anche alle coppie non sposate, e alle persone singole.

Cornice normativa: nel nostro Paese lo strumento dell’adozione è regolamentato dalle seguenti leggi:

  • 184 del 04.05.1983 “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori” che si occupa dell’adozione nazionale
  • 476 del 31.12.1998, sull’adozione internazionale, a ratifica ed esecuzione della Convenzione de L’Aia per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di Adozione Internazionale
  • 149 del 28.03.2001 “Diritto del minore ad una famiglia” che modifica la legge 185/83 e che regolamenta sia l’adozione nazionale che internazionale

L’iter adottivo

Per avviare il processo di adozione, è essenziale soddisfare due requisiti fondamentali: la dichiarazione di abbandono del minore e l’valutazione della idoneità dei coniugi ad adottare. Questi provvedimenti sono emessi dal Tribunale per i Minorenni del distretto in cui si trova il bambino abbandonato.

L’adozione vera e propria è preceduta dall’affidamento preadottivo, il quale interrompe ogni legame di parentela tra il minore e i suoi familiari biologici, conferendo al bambino lo status di figlio legittimo degli adottanti.

Per quanto riguarda i requisiti per presentare una domanda di adozione, la Legge n. 184/83 stabilisce che possono richiederla coppie che siano unite in matrimonio da almeno tre anni, o per un periodo inferiore se abbiano convissuto stabilmente prima del matrimonio per almeno tre anni, e non abbiano subito separazione legale o di fatto negli ultimi tre anni.

La domanda di disponibilità all’adozione può essere presentata dai coniugi, previa verifica dei requisiti richiesti dalla legge. È consigliabile allegare alla domanda una serie di documenti che attestino il possesso dei requisiti necessari.

Il Tribunale per i Minorenni conduce indagini volte a valutare la capacità della coppia di educare il minore, la loro situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare, nonché i motivi della domanda. Tali indagini devono essere completate entro 120 giorni, con la possibilità di una sola proroga.

Una volta concluse le indagini, il Tribunale seleziona la coppia più idonea per il minore e emette un provvedimento di affidamento preadottivo, previa consultazione del pubblico ministero, degli ascendenti dei richiedenti e, in alcuni casi, del minore stesso.

Dopo un anno dall’affidamento, con la possibilità di una proroga ulteriore di un anno, il Tribunale può pronunciare l’adozione, ponendo fine ai rapporti dell’adottato con la famiglia biologica. Il bambino acquisisce così lo status di figlio legittimo degli adottanti e assume il loro cognome (Ministero della Giustizia: https://www.giustizia.it/giustizia/page/it/adozione_nazionale)

L’adozione in casi particolari

E’ prevista nei casi in cui la situazione del minore non consente l’adozione legittimante, ovvero nei casi in cui non sia possibile dichiarare lo stato di abbandono del minore, dunque, non elimina i rapporti con la famiglia di origine, ma si fonda sul consenso tra le parti creando solo uno status personale tra adottante e adottato.

Questo particolare tipo di adozione, mediante l’articolo 44 della legge n. 184/1989 e 149/01, è possibile quando ricorre una delle seguenti condizioni:

  • quando il minore è sia orfano di padre che di madre ed esistono persone unite a lui da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo
  • quando il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge
  • quando il minore si trovi nelle condizioni previste dall’articolo 3 della legge 104/92: presenza di disabilità
  • quando vi sia constatata l’impossibilità di affidamento preadottivo

Questa possibilità di adozione speciale non è chiaramente definita dalla legge, la giurisprudenza negli anni ha operato secondo due criteri principali: la sussistenza di una situazione anomala del minore (disabilità, età avanzata ecc.) che renda, in maniera comprovata, impossibile trovare una coppia avente i requisiti di legge, disposta ad adottare; la sussistenza di una situazione di fatto come ad esempio legami affettivi già instaurati dal minore con persone che non possono ricorrere all’adozione legittimante, che non appare opportuno stravolgere, nell’interesse del minore che ha maturato un senso di appartenenza alla famiglia presso cui si trova considerandola come la sua.

La legge n. 184 del 1983 ha introdotto l’adozione in casi particolari per garantire al minore il diritto a una famiglia, anche in situazioni in cui un’adozione completa non sarebbe stata possibile ma avrebbe rappresentato comunque una soluzione auspicabile. Questo strumento mira a proteggere il diritto del bambino ad essere cresciuto dalla sua famiglia biologica, offrendo sostegno alle famiglie in difficoltà attraverso l’affidamento familiare e disciplinando l’adozione per fornire al minore una famiglia sostitutiva nel caso in cui la famiglia biologica non possa più prendersene cura in modo definitivo. Questo tipo di adozione non richiede necessariamente l’abbandono del bambino, non interrompe i legami con la famiglia biologica ed è aperto anche alle persone singole.

Con la sentenza n. 12962 del 2016, la Suprema Corte ha aperto la strada all’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali, pronunciandosi sull’adozione in casi particolari prevista dall’art. 44 della legge 184 del 1983. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del procuratore generale e ha confermato la decisione della Corte di Appello di Roma, che aveva accettato la richiesta di adozione di una minore nata in Spagna tramite procreazione medicalmente assistita eterologa, avanzata dalla partner della madre, con cui conviveva stabilmente.

L’ordinanza n. 17100 del 26 giugno 2019 rappresenta un cambiamento significativo nelle adozioni di minori, consentendo ora anche a persone singole e coppie di fatto di adottare, anche in situazioni in cui l’adottante è anziano o il minore è affetto da gravi handicap. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’adozione non richiede necessariamente un contesto di abbandono del minore, ma può valorizzare la forte relazione affettiva tra l’adottante e il bambino, nel superiore interesse del minore stesso. Quello che conta è la qualità del legame instaurato tra il bambino e chi si è preso cura di lui, piuttosto che alcuni requisiti soggettivi precedentemente rigidi richiesti agli adottanti dalla Legge n. 184 del 1983. (Puca 2019).

L’arrivo del bambino nel nucleo familiare

L’integrazione familiare del bambino adottato attraversa 4 fasi:

  1. Anticipazione: si concentra sul lavoro preparatorio della coppia adottiva prima dell’arrivo del bambino. Questa fase include la creazione di aspettative, la pianificazione di un progetto familiare e la previsione dei cambiamenti che l’arrivo del bambino porterà alle dinamiche familiari e alla routine
  2. Accomodamento: durante questa fase, il sistema familiare inizia a stabilizzarsi mentre si ridefiniscono le relazioni e i ruoli dei membri della famiglia. Ogni membro sviluppa nuove percezioni degli altri ed esplora la propria identità. Questa fase può essere inizialmente vissuta come una “luna di miele”, ma potrebbero emergere problemi o caos se le aspettative non corrispondono alla realtà o se il bambino ha difficoltà a stabilire un legame affettivo
  3. Resistenza: durante questa fase, si confermano o smentiscono le aspettative reciproche nella nuova famiglia. I genitori possono sperimentare sentimenti ambivalenti riguardo alla scelta dell’adozione, pessimismo sulla riuscita del progetto adottivo o sensi di colpa. Gli adottati possono sentirsi legati affettivamente ai nuovi genitori ma lottare con comportamenti problematici
  4. Restabilizzazione: in questa fase, la famiglia raggiunge un nuovo equilibrio e sceglie tra diverse opzioni: un’integrazione positiva, in cui si risolvono le ambivalenze sperimentate durante la fase di resistenza; un’integrazione disfunzionale, in cui i genitori non sono disposti a fare i cambiamenti necessari per integrare positivamente il figlio adottivo; o il fallimento adottivo, che comporta l’espulsione del bambino dalla famiglia se i genitori non sono in grado di gestire la sofferenza e la disorganizzazione legate all’adozione

È fondamentale favorire l’inserimento del bambino adottato non solo nella famiglia ma anche nella comunità più ampia. L’ingresso a scuola rappresenta un momento importante che richiede sostegno e attenzione per garantire che sia un’esperienza di appartenenza piuttosto che di distanza. Similarmente agli alunni immigrati, il bambino adottato sperimenta cambiamenti nelle interazioni quotidiane, nello spazio fisico e nelle relazioni interpersonali, imparando una nuova lingua e adattandosi a nuove modalità di comunicazione non verbale.

Quali sono le conseguenze ai traumi dei bambini adottati?

Un vasto numero di bambini adottati ha attraversato esperienze traumatiche, come gravi trascuratezze, maltrattamenti o abusi, prima di essere adottati. È universalmente accettato che tali eventi lascino un’impronta significativa sul percorso di sviluppo emotivo e cognitivo del bambino, influenzando il suo adattamento sociale, le relazioni interpersonali e le performance scolastiche. I genitori di questi bambini si trovano di fronte a un impegno straordinario nel sostenere i loro figli nel superare gli effetti di tali esperienze traumatiche. Questo compito richiede un notevole sforzo emotivo e comporta la necessità di prendere decisioni complesse.

Le circostanze di abbandono e successiva adozione costituiscono una fonte di significative perturbazioni per il bambino, che si traducono nella rottura del legame primario di attaccamento, nel cambiamento del suo cognome e nell’allontanamento dal contesto territoriale e culturale in cui è nato e cresciuto. In particolare, nell’ambito delle adozioni internazionali, si aggiunge anche la perdita del contesto culturale e razziale di origine. Considerando l’adozione come un processo volto a lenire le ferite primarie dell’abbandono e a fornire un sostegno nella costruzione dell’identità del bambino, è di fondamentale importanza che i genitori adottivi si assumano il compito di riorganizzare il mondo interiore del bambino. Questo include aiutarlo a mettere insieme i frammenti della sua storia di vita, ricostruire le sue relazioni passate, dare spazio alle emozioni provate e spiegare le motivazioni dei comportamenti dei genitori biologici. Gli specialisti possono fornire una preziosa guida e strumenti efficaci affinché questo avvenga.

Disturbi psicologici e comportamentali dei figli adottivi

Diverse ricerche cliniche che hanno comparato bambini adottati e non adottati hanno scoperto che i primi mostrano più frequentemente sintomi “internalizzanti” come somatizzazione, depressione, ansia e disturbi psicotici tra 1 e 5 anni di età. Questi problemi sembrano essere più evidenti subito dopo l’adozione e poi diminuire gradualmente nel tempo. Tuttavia, dopo i 5 anni, diventano più comuni i disturbi “esternalizzanti”, come comportamenti aggressivi, oppositivi, bugie, fughe da casa, uso di sostanze stupefacenti e comportamenti antisociali. Inoltre, si riscontrano con maggiore frequenza nei bambini adottati difficoltà di apprendimento, deficit di attenzione e iperattività.

Gli studi non clinici che hanno confrontato campioni di bambini adottati e non adottati selezionati dalla popolazione generale hanno prodotto risultati piuttosto contrastanti. Alcuni di essi non hanno riscontrato differenze significative tra i due gruppi, mentre altri hanno evidenziato una maggiore incidenza di problemi psicologici e comportamentali, oltre a un numero più elevato di difficoltà scolastiche nei bambini adottati. Da alcuni studi emerge che le differenze tra adottati e non adottati sono più pronunciate durante l’età scolare, tendono a ridursi durante l’adolescenza e poi scompaiono. Tuttavia, altre ricerche indicano che possono emergere maggiori problematiche proprio durante l’adolescenza.

Secondo i risultati dello studio condotto da Barcons-Castel et al. (2011), i bambini adottivi, nonostante un adeguato sviluppo, presentano più frequentemente problemi associati alla somatizzazione, all’aggressività e alla depressione rispetto ai loro coetanei non adottati. Inoltre, si osserva che i ragazzi non adottati, soprattutto di sesso maschile, manifestano migliori capacità adattive rispetto ai bambini adottati, mentre questa differenza sembra meno significativa per le ragazze (Barcons-Castel et al., 2011).

Diversi studi indicano che anche durante l’adolescenza i ragazzi adottati tendono a manifestare più frequentemente problemi emotivi, relazionali, scolastici e comportamenti devianti rispetto ai loro coetanei non adottati. Ad esempio, lo storico studio condotto da Miller et al. (2000) ha evidenziato che gli adolescenti adottati, soprattutto di sesso maschile, presentano più problemi scolastici, come assenteismo e risultati scolastici inferiori, oltre a maggiori casi di abuso di sostanze, conflitti con i genitori e, in generale, più difficoltà psicologiche, caratterizzate da maggiore sofferenza psicofisica, minore autostima e una minore speranza per il futuro, rispetto ai loro coetanei non adottati.

I problemi di comportamento e relazione dei figli adottivi

Spesso i figli adottivi manifestano difficoltà nelle relazioni e nel comportamento, come scarsa tolleranza alle frustrazioni, mancato rispetto delle regole, provocazioni e aggressività, mettendo a dura prova la pazienza e l’equilibrio emotivo dei loro genitori. Questi ultimi si trovano di fronte a una serie di interrogativi complessi nell’assistere i loro figli ad adattarsi e crescere in modo sano e ben integrato nella società. Tali interrogativi riguardano le motivazioni dietro il comportamento dei bambini, l’adeguato utilizzo delle punizioni, il peso da dare alla loro storia passata e la gestione delle divergenze di opinioni tra madre e padre. Non esistendo soluzioni universali e magiche, è comunque possibile identificare dei principi generali che possono aiutare i genitori a gestire le condotte problematiche dei loro figli, promuovendo il loro benessere personale e relazionale. Questi possono essere:

  • Coerenza e stabilità: mantenere una routine stabile e delle regole chiare può fornire al bambino un senso di sicurezza e prevedibilità, riducendo lo stress e le condotte problematiche
  • Empatia: sforzarsi di comprendere le emozioni e le prospettive del proprio figlio può aiutare a stabilire una connessione emotiva più profonda e a gestire le situazioni in modo più costruttivo
  • Comunicazione aperta: favorire un ambiente in cui il bambino si senta libero di esprimere i propri pensieri e sentimenti senza paura di giudizio può contribuire a una migliore comprensione reciproca e a risolvere eventuali conflitti in modo positivo
  • Rispetto reciproco: trattare il bambino con rispetto e dignità, ascoltando le sue opinioni e coinvolgendolo nelle decisioni che lo riguardano, può contribuire a costruire una relazione basata sulla fiducia e sulla collaborazione reciproca
  • Modello di comportamento: essere un modello di comportamento positivo può ispirare il bambino a seguire esempi sani e costruttivi, aiutandolo a sviluppare abilità sociali e emotive positive
  • Gestione dello stress: prendersi cura del proprio benessere emotivo e fisico è essenziale per affrontare in modo efficace le sfide legate alla genitorialità. Trovare modi sani per gestire lo stress, come l’esercizio fisico, la meditazione o il supporto sociale, può contribuire a mantenere un equilibrio emotivo
  • Supporto continuo: essere disposti a imparare e adattarsi alle esigenze in evoluzione del proprio figlio è fondamentale. Partecipare a corsi di formazione sulla genitorialità o cercare supporto da parte di professionisti qualificati può fornire strumenti e risorse utili per affrontare le sfide quotidiane

In alcuni casi, la famiglia adottiva può già avere figli biologici o adottivi, il che aggiunge ulteriori sfide. È importante comprendere le specificità di questa esperienza e gestire il rapporto tra i due fratelli in modo adeguato. Ciò include considerare il significato per un bambino adottato di ripercorrere la propria storia attraverso l’esperienza dell’adozione e gestire le differenze tra il figlio biologico e quello adottivo. La sequenza temporale dell’arrivo dei figli in famiglia può influenzare questa dinamica (https://www.ciai.it).

L’identità etnica nell’adozione

L’etnia differente tra genitori e figli caratterizza sia l’esperienza dell’adozione internazionale che, sempre più spesso, quella nazionale. Spesso, i genitori in attesa o neo-genitori si trovano a riflettere sui potenziali rischi legati alla diversità. Si interrogano, ad esempio, se il proprio figlio, fisicamente “diverso”, sarà accolto e integrato nella comunità o se potrebbe essere vittima di discriminazione o persino di episodi di razzismo.

Molti genitori si chiedono anche se riusciranno a sentire di essere “veramente genitori” di un bambino con caratteristiche diverse dalle loro, a stabilire un legame autentico e intimo, e se il proprio figlio sarà in grado di fare altrettanto, costruendo rapporti significativi sia all’interno che all’esterno della famiglia.

Inoltre, quando si adottano bambini che hanno vissuto periodi più lunghi nel loro paese d’origine, sorge la domanda su quanto tempo sarà necessario per adattarsi a una nuova realtà linguistica, culturale e valoriale. Se da un lato la questione della differenza rende l’esperienza adottiva indubbiamente più complessa, dall’altro è importante evidenziare le notevoli capacità di adattamento dei bambini e la possibilità per genitori e figli di costruire legami e appartenenze che superano le diversità di provenienza.

La formazione dell’identità del figlio adottato

L’adozione rappresenta un momento cruciale caratterizzato dal rinnovamento dei punti di riferimento fondamentali per il bambino. Pertanto, è essenziale che professionisti specializzati ed i genitori forniscano al bambino il sostegno necessario per superare le difficoltà derivanti da questa transizione, integrando le sue esperienze passate con quelle presenti e future. Bisogna assistere il bambino nel riacquistare fiducia in sé stesso, permettendogli di svolgere un ruolo attivo nella costruzione della propria identità e al tempo stesso è necessario che i genitori adottivi accettino il bambino nella sua interezza, compresa la sua storia, consentendogli di continuare il suo percorso in un nuovo contesto ambientale.

L’obiettivo dell’adozione è quello di consentire al minore di recuperare e proseguire il suo percorso di individuazione, interrotto durante l’esperienza di abbandono o la permanenza in istituto. In altre parole, l’adozione dovrebbe favorire lo sviluppo graduale dell’individualità del bambino, permettendogli di sentirsi competente e autonomo. Il bambino adottato si trova spesso, infatti, in una condizione opposta dove si percepisce come incapace, dipendente e bisognoso di sostegno a causa delle esperienze vissute.
La formazione di un concetto positivo di sé e la costruzione dell’identità del bambino sono intrinsecamente legate alla qualità della relazione che stabilisce con i genitori adottivi. Il bambino potrà avanzare in maniera costruttiva solo se percepirà i genitori come disposti ad adattarsi alle sue esigenze di supporto e di autonomia, regolando la loro vicinanza o distanza di conseguenza.

La formazione dell’identità del figlio adottato diventa notevolmente complessa quando si ha una differenza di etnia. Pertanto, è cruciale che la famiglia adottiva non solo accetti la storia pregressa del bambino con i suoi genitori biologici, ma anche la sua cultura e l’etnia evidenziata dalle caratteristiche fisiche.         Il punto cruciale è che la necessità dei genitori di assimilare il bambino al loro modo di vivere e alla loro cultura non dovrebbe entrare in conflitto con il bisogno del bambino di mantenere un legame con la propria razza e cultura di origine.

Un aspetto importante per aiutare il bambino nella formazione del suo sé è quello di disporre di informazioni relative alla storia di abbandono. Tali informazioni offrono al giovane adottato l’opportunità di elaborare una comprensione dei fattori che potrebbero aver contribuito all’atto stesso. Questo processo non implica una rivelazione immediata, quanto piuttosto un progressivo apprendimento nel tempo. L’ansia e il mistero spesso associati a questo momento riflettono le difficoltà che i genitori adottivi possono incontrare nel gestire tale realtà. Tuttavia, è importante notare che tale approccio rischia di alienare il bambino adottato e trasmettergli implicitamente un giudizio negativo sulle sue origini, suggerendo che siano estranee alla famiglia.
È essenziale assistere i genitori adottivi nella preparazione di risposte adeguate da fornire al figlio adottivo, incoraggiandoli a sviluppare una comprensione equilibrata dei genitori biologici e delle loro motivazioni, anche in assenza di informazioni esplicite. Tale preparazione dovrebbe evitare estremismi sia nell’interpretazione negativa che in quella positiva (Gambini, 2015).

I genitori adottivi si trovano di fronte al difficile compito di essere empatici con il bambino, di rispecchiarlo nel suo dolore per l’abbandono subito, spiegandogli che in questo modo i genitori biologici hanno fatto una cosa ingiusta e sbagliata, ma allo stesso tempo dovranno impegnarci nel fargli comprendere come mai i questi non sono stati capaci di tenerlo e crescerlo” (Vadilonga, 2004, p.91).
Il compito dei genitori e del terapeuta consiste quindi nell’assistere il bambino a dare significato alla propria esperienza di abbandono, comprendendo le circostanze in cui i genitori possono non essere in grado di adempiere pienamente al proprio ruolo a causa di limitazioni materiali o relazionali. Questo implica la presentazione di una narrazione veritiera, sufficientemente chiara e credibile, ma allo stesso tempo protettiva nei confronti del bambino (Gambini, 2015).

Il ruolo del terapeuta TCC

Nelle famiglie adottive, la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) può rivestire un ruolo significativo nel favorire la comunicazione aperta, la gestione dello stress e la costruzione di legami affettivi sicuri. Per i figli adottivi, la TCC offre un ambiente protetto per esplorare e affrontare i sentimenti legati all’adozione, come l’abbandono e il trauma passato. Attraverso l’utilizzo di tecniche specifiche, come la ristrutturazione cognitiva per affrontare i pensieri negativi correlati all’adozione, l’insegnamento di abilità di gestione delle emozioni e il potenziamento delle capacità comunicative e di risoluzione dei problemi, la TCC può aiutare i bambini adottivi a sviluppare una migliore comprensione di sé e a costruire relazioni più sane all’interno della famiglia. Inoltre, collaborando con i genitori adottivi, la TCC può contribuire a migliorare le loro capacità di fornire sostegno emotivo ed essere una guida efficace per i loro figli, promuovendo così il benessere globale della famiglia.

Attraverso la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC), il terapeuta può fornire una serie di tecniche specifiche per affrontare i problemi psicologici, comportamentali e relazionali nei bambini adottati e nelle loro famiglie. Ad esempio, nell’affrontare sintomi internalizzanti come ansia e depressione, la TCC può utilizzare tecniche di ristrutturazione cognitiva per identificare e modificare pensieri distorti o negativi che contribuiscono al disagio emotivo del bambino. Attraverso l’uso di diari emotivi o registri di pensieri, il terapeuta può aiutare il bambino a monitorare i propri stati d’animo e i pensieri associati, incoraggiando il riconoscimento di schemi negativi ricorrenti e l’esplorazione di alternative più adattive. Per quanto riguarda i sintomi esternalizzanti come i disturbi del comportamento, la TCC può concentrarsi sull’insegnamento di abilità di gestione dell’impulsività e della rabbia attraverso l’uso di tecniche di risoluzione dei problemi e di autocontrollo.

Inoltre strumenti come la comunicazione assertiva, l’ascolto attivo e la negoziazione possono essere utilizzati per migliorare la comprensione reciproca e ridurre i malintesi nelle comunicazioni inter ed extra familiari. Infine, la TCC può incoraggiare l’adozione di strategie di gestione dello stress e di auto-cura sia per i genitori che per il bambino adottato, promuovendo così un ambiente familiare più sano e solidale.

Bibliografia e Sitografia

  • Adozione: identità in viaggio. Adolescenti alla ricerca della propria storia futura. (2019). Franco Angeli. Milano.
  • Barcons-Castel, N., Fornieles-Deu, A., &Costas-Moragas, C. (2011). International Adoption: Assessment of Adaptive and MaladaptiveBehavior of AdoptedMinors in Spain. The Spanish Journal of Psychology, 14(1), 123-132.
  • CAI – Commissione per le Adozioni Internazionali (2019), Dati e prospettive nelle adozioni internazionali, Roma, Presidenza del Consiglio dei ministri, Commissione per le Adozioni Internazionali.
  • Bramanti, R. Rosnati, Il patto adottivo: l’adozione internazionale di fronte alla sfida dell’adolescenza, Franco Angeli, Milano 1998, pag. 25
  • Favaro G. (2016). Un viaggio nel viaggio. Bambini adottati e dinamiche dell’integrazione. Scaricabile da: http://www.afaiv.it/img/upload/editor/Bambiniadottati-e-dinamiche-dell- integrazione.pdf
  • Miller, B. C., Fan, X., Christensen, M., Grotevant, H. D., & Van Dulmen, M. (2000). Comparisons of adopted and nonadoptedadolescents in a large, nationallyrepresentative sample. Child development, 71(5), 1458-1473.
  • Pierantoni S. e Rossetti M. (2021). Figli adottivi: caratteristiche emotive, comportamentali e psicopatologia. Scaricabile da: https://www.stateofmind.it/2021/10/bambini-adottivi- psicopatologia.
  • Puca C. (2019). Stepchild adoption: l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Scaricabile da: https://www.diritto.it/stepchild-adoption-ladozione-minori-parte-coppie-omosessuali/
  • Vadilonga F. (2004). Abbandono e adozione. Terapia familiare, 74: 67-95.
  • https://www.giustizia.it/giustizia/page/it/adozione_nazionale
  • https://www.commissioneadozioni.it/media/zrnblol5/report-cai_annuale2022_lug2023.pdf
  • https://www.ciai.it/
  • www.italiaadozioni.it
  • https://strumentipolitici.it/italia-adozioni-internazionali-in-calo-nel-2023-dopo-la-ripresa-dellanno-scorso/
  • https://www.commissioneadozioni.it/notizie/dati_sulle_adozioni_internazionali_concluse_nel_primo_semestre_2023/

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