Il lutto: come comprendere, sostenere e accompagnare la perdita di una persona amata

Il lutto: come comprendere, sostenere e accompagnare la perdita di una persona amata

Lutto

Siamo soliti associare il termine “lutto” alla morte di una persona. Nella realtà, il termine “lutto” comprende un’ampia varietà di esperienze di perdita.

Il lutto rappresenta l’insieme di tutte quelle emozioni, sentimenti e sensazioni, talvolta fra loro conflittuali, causato in genere da un cambiamento, dalla fine di un comportamento fino ad allora abituale e familiare. Le esperienze di perdita portano indubbiamente con sé un considerevole impatto emotivo. La morte, il divorzio, un trasferimento in una nuova casa sono tutte esperienze caratterizzate da una perdita. Anche il mutamento delle condizioni di salute fisica e mentale di un bambino o di un genitore può avere un impatto importante sulla vita del bambino stesso.

È importante accogliere e riconoscere il dolore che un’altra persona sta vivendo, senza giudicarlo o “minimizzarlo”. Questo assunto appare ancora più vero quando sono i bambini/ragazzi a vivere questa esperienza.

Non essere triste!” è un’affermazione che spesso ci troviamo a fare davanti al dolore espresso da un bambino o un adolescente. Ma le emozioni negative sono una reazione del tutto fisiologica a qualcosa che provoca in noi dolore. Davanti alla morte di una persona cara, esprimere tristezza e dolore sarà naturale per un bambino, utile ed essenziale nel suo percorso di adattamento alla perdita. Il lutto rappresenta il tempo in cui trovare una nuova forma di relazione con il defunto e con la realtà che abbiamo intorno.

La capacità di un bambino/ragazzo di comprendere il concetto di morte varia a seconda della sua età, del livello di sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale, nonché della vicinanza della persona cara perduta.

Età prescolare (0-5 anni)

Prima dei cinque anni di vita, i bambini hanno difficoltà a comprendere che la morte è un evento permanente e irreversibile. Possono pensare che sia simile a un sonno o a una partenza temporanea. I bambini più piccoli possono credere che le persone possano “risvegliarsi” o tornare in vita, grazie a una forma di pensiero “magico” che è presente in questa fase dello sviluppo.

A fronte di capacità di espressione ancora limitate (e.g. un vocabolario non sviluppato pienamente), nei primi anni di vita il disagio trova espressione principalmente attraverso il comportamento.

Le risposte alla separazione e alla perdita potrebbero includere intensa sofferenza, ritiro emotivo, rabbia e distacco che potrebbero manifestarsi in maniera ciclica, nel tempo. Le emozioni negative di ansia e paura potrebbero manifestarsi come un pianto scarsamente consolabile, con un incremento dell’agitazione psicomotoria. Anche le routine di alimentazione e il ritmo sonno-veglia potrebbero essere disturbate. Una fase successiva potrebbe essere caratterizzata da comportamenti di tristezza più silenziosa e contenuta. La protesta lascia spazio a comportamenti di ritiro e tendenza alla letargia, marcato decremento nel livello di attività, rallentamento dei movimenti, disinteresse per il cibo.

Età scolare (dai 6 ai 10 anni)

Con il progredire dell’età, i bambini iniziano a comprendere meglio il concetto della permanenza della morte. Capiscono che è un evento irreversibile e che le persone non potranno tornare in vita. Questa fase dello sviluppo è caratterizzata da uno stile di pensiero molto più concreto, legato alla realtà direttamente osservabile.

Il pensiero concreto è impiegato quindi anche per cercare di comprendere la perdita. I bambini possono fare domande, mostrando interesse circa “dove vanno” le persone quando non ci sono più, cosa succede al corpo dopo la morte.

Appare fondamentale comunicare in modo chiaro e onesto. Usare parole semplici e adatte all’età per spiegare cosa è accaduto. È utile evitare “eufemismi”, modi di dire o spiegazioni ambigue. Le domande devono ricevere risposte in modo semplice e diretto, con contenuti adatti alla fase di sviluppo e all’individualità di ogni bambino.

Inoltre, consentire ai bambini di esprimere le proprie emozioni, domande e preoccupazioni senza giudizio appare un aspetto centrale, funzionale a un’adeguata elaborazione del dolore e della perdita.

Possono farsi strada in questo momento emozioni di tristezza, confusione, rabbia, paura che possono essere espresse esplicitamente o meno. Talvolta, il bambino può percepire sé stesso come “causa” della perdita, con sentimenti di colpa o vergogna: “La mamma se n’è andata perché sono stato cattivo”. Tendenza all’isolamento, ritiro, disimpegno dalle ordinarie attività, irritabilità o regressione a comportamenti propri di età di sviluppo precedenti possono essere aspetti comuni.

È consigliabile informare gli insegnanti della perdita affinché possano fornire supporto aggiuntivo e comprendere eventuali cambiamenti comportamentali o emotivi del bambino nel contesto scolastico.

Età adolescenziale (dai 10 anni)

Gli adolescenti non sono più bambini, ma nemmeno adulti. In questa fase di crescita e di maggiore indipendenza dai propri genitori, la perdita di una persona amata può costituire un evento particolarmente critico.

In età adolescenziale il grado di comprensione sul tema è più simile a quello degli adulti. A questa età i ragazzi iniziano a comprendere tanto la natura personale dell’evento morte, come un qualcosa che può riguardare loro stessi o le persone a loro care, quanto la sua natura universale: un evento inevitabile che accomuna tutti gli esseri viventi.

In questa fascia d’età, il dolore legato al lutto può manifestarsi attraverso emozioni diverse, con cambi anche repentini. I ragazzi possono sperimentare anche emozioni intense e scarsamente regolabili come rabbia, tristezza, preoccupazione, desiderio di vendetta, senso di colpa. Possono essere comuni sintomi depressivi o ansiosi e un’intensa preoccupazione per la sicurezza propria e altrui. Può manifestarsi uno stato di “ipervigilanza” verso l’ambiente circostante: un’intensa sensibilità a rumori, luce o movimenti. A livello comportamentale possono essere osservati problemi nel ritmo sonno-veglia (risvegli, incubi), cambiamenti nelle abitudini alimentari (mangiare troppo o troppo poco). Possono essere frequenti pensieri costanti o domande riguardo alla morte, con difficoltà a mantenere attenzione sulle proprie attività. Come per le precedenti fasce d’età, è consigliabile informare gli insegnanti della perdita affinché possano comprendere e affiancare al meglio il ragazzo nel contesto scolastico.

Alcuni aspetti comuni a tutte le età

Il concetto di morte e i modi di affrontare il lutto variano e si evolvono con la crescita. È importante però porre l’attenzione su alcuni aspetti comuni a tutte le età:

  • La comprensione della morte può variare notevolmente tra i bambini della stessa età ed è dunque importante riuscire a fornire informazioni veritiere, con contenuti adatti alla fase di sviluppo ma anche all’individualità di ogni bambino/ragazzo. Non è facile per l’adulto dare questo tipo di comunicazione per cui è possibile anche prevedere che il momento preveda la presenza di più figure di riferimento (va bene anche due) in modo tale che l’altro adulto possa intervenire e fungere da sostegno a chi comunicherà la notizia al minore
  • L’elaborazione del lutto è un processo del tutto soggettivo: è importante osservare e valutare caso per caso fattori individuali e contestuali che possono contribuire a una sua favorevole evoluzione
  • Il processo di elaborazione del lutto non è lineare e può richiedere tempo. I bambini possono tornare periodicamente a elaborare il dolore e la perdita in modi diversi man mano che crescono e maturano
  • Partecipare a riti di commiato, funerale o altre cerimonie può aiutare i bambini/gli adolescenti a comprendere e accettare la morte e può costituire un momento importante nel processo di elaborazione del lutto
  • È importante che gli adulti forniscano un ambiente di supporto, comprensione e apertura per consentire ai bambini di esprimere le proprie emozioni e domande, al fine di affrontare il lutto in modo sano e adattivo

Quando chiedere aiuto a un professionista?

Quando il bambino o l’adolescente mostrano in modo significativo e per periodi di tempo prolungati fatica e difficoltà nel processo di elaborazione del lutto, è bene considerare il coinvolgimento di professionisti della salute mentale che possano fornire un adeguato supporto attraverso colloqui di supporto o un percorso di psicoterapia.

È utile non sottovalutare alcuni segnali che possono motivare la necessità di un supporto specialistico. In particolare:

  • Sintomi di depressione cronica, difficoltà di sonno, irrequietezza
  • Calo del rendimento scolastico o scarso interesse per le attività ordinarie
  • Deterioramento dei rapporti con la famiglia e gli amici
  • Comportamenti “eccezionali” che denotano una notevole forza e “maturità”, a mascherare il dolore e la fragilità del momento
  • In particolare per gli adolescenti: comportamenti rischiosi (abuso di droghe o alcol), incremento di condotte aggressive e comportamento sessuale inappropriato

Bibliografia e Sitografia

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