Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT)

Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT)

Terapia Cognitiva basata sulla mindfulness

Che cosa è

Nasce dall’attività di ricerca di Zindel Segal (Toronto), Mark Williams (Galles) e John Teasdale (Cambridge, 2002) e coniuga aspetti della tradizione meditativa con elementi di psicoterapia cognitiva. Da qui il nome Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness. Si tratta di una rielaborazione dell’MBSR standard (LINK A MBSR), indirizzato a chi sia stato trattato con successo per una forma di depressione, disturbo che – come è noto – si caratterizza per essere ciclico. L’obiettivo del protocollo è in primo luogo quello di limitare il rischio che questi pazienti, una volta guariti, incorrano in possibili ricadute. Segal, Williams e Teasdale ritengono che la vulnerabilità alla riattivazione della patologia sia dovuta alla loro tendenza a rispondere a stimoli interni (stati d’animo, emozioni, idee) o esterni (eventi del quotidiano) con umore deflesso, da cui scaturisce una tendenza alla ruminazione. Quest’ultima si definisce come una concatenazione di pensieri ripetitivi e ciclici caratterizzati da contenuti di mancanza di valore personale, senso di perdita, fallimento o sfiducia. La ruminazione riaccende schemi cognitivi molto simili a quelli attivi durante l’episodio depressivo, con tutto il corollario di emozioni e di sensazioni fisiche negative a essi connesso. Emerge da qui progressivamente un senso di disperazione e tendono a ricomparire, a quel punto, comportamenti come l’evitamento o il ritiro sociale. I pazienti che credono di essere guariti si sentono, quindi, di nuovo al punto di partenza, a conferma della loro connaturata percezione di essere profondamente inadeguati e della loro visione pessimistica sulla realtà presente o futura. La Terapia Cognitiva Basata sulla Mindfulness aiuta a riconoscere questi pattern di funzionamento e organizzazione della propria esperienza e a emanciparsi dal loro piglio per entrare con discernimento in una modalità di essere e rapportarsi al proprio disagio completamente nuova e trasformativa.

Vulnerabiltà alla depressione e MBCT

Attraverso l’abile bilanciamento tra attività basate sulla mindfulness, momenti di psico-educazione specifici, discussioni in gruppo e esercizi a casa i partecipanti:

  • incrementano le proprie competenze metacognitive, familiarizzando con i meccanismi che li rendono vulnerabili alla ricaduta della depressione e all’attivazione dei circoli viziosi che determinano il ripresentarsi del disturbo;
  • imparano a interrompere l’escalation ruminativa;
  • sviluppano la consapevolezza del momento presente e l’osservazione amorevole e non giudicante di quel che è;
  • sono più in contatto con ciò pensano, provano e sentono e diventano, quindi, più in grado di riconoscere le flessioni verso il basso del proprio umore;
  • sviluppano la capacità di contemplare il proprio stato senza essere completamente sprofondate in esso;
  • imparano a lasciare che il proprio umore fluttui. Apprendono, cioè, che idee e giudizi, emozioni e sensazioni sgradevoli possono andare e venire e che non devono essere necessariamente contrastate. Spezzano, in questo modo, il pattern trigger interno/esterno -> umore negativo -> pensiero negativo;
  • abbracciano una forma di gentilezza nei confronti di sé stessi sino ad allora sconosciuta e ed estremamente benefica;
  • non censurano le esperienze negative del passato, ma apprendono a incastonarle come gemme nel prezioso disegno della loro vita, così da acquisire nuovo slancio per il presente e per il futuro.

A chi si rivolge

A persone che sono guarite dalla depressione o con un episodio depressivo in corso. Possono beneficiarne anche quanti soffrano di disturbo bipolare o di ansia.

Il programma in concreto

Il protocollo segue la medesima struttura dell’MBSR (LINK A MBSR): un incontro preliminare, seguito da 8 sessioni settimanali di 2 ore circa e una giornata di pratica intensiva. Il programma contempla, inoltre, tra i 2 e i 4 incontri di follow-up. Le classi in questo caso sono composte da un massimo di 12 partecipanti. Ogni sessione prevede: momenti di pratica (meditazione seduta, camminata, body scan, hatha yoga), finestre teoriche, condivisioni in gruppo e home-work. Tutte le attività sono calibrate sui bisogni del paziente con una storia di depressione. Al termine dell’esperienza i partecipanti possiedono un kit di risorse cognitivo–emotivo–comportamentali per prendersi cura del proprio benessere e per intervenire non appena si accorgano che l’umore va flettendo verso il basso.

La ricerca

L’evidenza sull’ efficacia dell’MBCT è così robusta (Teasdale, Segal, Williams, et al., 2000), che in Inghilterra il National Institute for Clinical and Health Excellence (NICE) consiglia il programma a tutti coloro che abbiano avuto due o più episodi depressivi. In particolare:

  • l’MBCT è più efficace delle dosi di mantenimento di antidepressivi nel prevenire una ricaduta nella depressione;
  • tre quarti di coloro che hanno frequentato un corso MBCT e hanno assunto antidepressivi sono stati in grado di sospendere i farmaci entro 15 mesi;
  • l’MBCT può anche ridurre la gravità dei sintomi nei soggetti che stanno vivendo un episodio depressivo;
  • l’MBCT sembrerebbe ridurre i punteggi al BDI (Beck Depression Inventory) in soggetti con depressione farmaco resistente.

La ricerca ha successivamente dimostrato l’utilità del protocollo MBCT anche per:

  • Disturbi di ansia: l’allenamento a stare nel momento presente aiuta a ridurre il circolo vizioso dei pensieri e delle preoccupazioni sul futuro in cui è invischiato il paziente ansioso. Le ricerche hanno, infatti, dimostrato che il trattamento combinato tra psicofarmaci e protocollo MBCT ha portato a una significativa riduzione dei pensieri rimuginativi (Kim et al, 2009) e un aumento della qualità del sonno (Yook et al, 2008) in pazienti con ansia generalizzata o disturbo di panico;
  • Disturbo bipolare: alcuni studi pilota hanno dimostrato come il protocollo MBCT porti a una riduzione dei sintomi depressivi e ansiogeni senza che vi sia un aumento collaterale dei sintomi maniacali (Miklowitz et al, 2009; Weber et al,2010).

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