Meditazioni visuali

Meditazioni visuali

Le meditazioni visuali sono tutte quelle pratiche meditative che hanno come supporto un’immagine suscitata da sostenere e osservare attentamente.

Mentre si è seduti in una posizione stabilita, su una sedia, un panchetto o a terra, aiutati da un cuscino all’occorrenza, si mantiene l’attenzione sul respiro e sull’atteggiamento esteriore. Successivamente, guidati dalla voce del Mindfulness teacher, si visualizza l’immagine richiesta: un paesaggio o, più frequentemente, una montagna o un lago.

La meditazione della montagna e quella del lago sono maggiormente praticate: l’una si rifa alla solidità della pietra, la maestosità e il radicamento al suolo; l’altra alla duttilità dell’acqua, la sua trasparenza o torbidità, le onde o la placidità dell’acqua ferma. Entrambe evocano l’aspetto ambivalente della vita: la fermezza del passo con cui bisogna attraversarla per progredire e il cambiamento costante attraverso cui si procede, che non risparmia incostanza e imprevisti.

Attraverso l’immaginazione, la concentrazione e la presenza mentale sono dirette opportunamente e fortificate.

Per il loro carattere evocativo, le meditazioni visuali sono adatte ai neofiti, ai bambini e alle persone che faticano a mantenere costante l’attenzione su un supporto meditativo più labile, come nel caso del respiro.

Data la potenza della società contemporanea delle immagini, dove l’intimità e la parola hanno perduto valore e prassi di contro alla cultura del video, queste meditazioni aiutano i più giovani a stabilire un primo contatto con la pratica della Mindfulness.

Un esempio di meditazione visuale: la meditazione della montagna

Gran parte della nostra vita può scivolare via inosservata se non prestiamo attenzione. Specialmente quando ci sentiamo in balìa degli eventi, quando ci sembra che ciò che ci capita sia irrisolubile, irreparabile, faticoso da affrontare o quando siamo sovrastati da una routine fiaccante e poco creativa, la tendenza è quella di affidarci a comportamenti e schemi prefissati o suggeriti per rispondere allo stress. Questo rende al cuore e alla mente una sensazione di sconfitta e debolezza, alimenta pensieri sulla fragilità e sull’impotenza.

La meditazione visuale della montagna è concepita per fornire un supporto di evasione costruttiva, consapevole e guidata dalla quotidianità.

Il Mindfulness teacher suggerisce di richiamare alla mente l’immagine di una montagna: il suo supporto è significativo perché, pur non forzando i praticanti a un’immagine prestabilita, aiuta a non perdere di vista l’obiettivo e il valore simbolico della meditazione visuale.

Il monte che sovviene alla mente sotto forma di immagine interiore può avere fogge e ambientazioni diverse: alto, basso, isolato, incastonato in una catena di rilievi, innevato, arso dal sole, brullo, desolato, popolato di animali, fiori farfalle, uccelli che lo sorvolano, chiassoso, piano di strade che portano in cima, ricoperto di boschi, aspro, dalle dolci pendici, ogni rappresentazione è possibile e significativa, nessuna è sbagliata.

Ciò che si vede, infatti, va accolto così com’è.

Della montagna si deve assimilare l’imponenza e la solidità: le rocce granitiche sono il simbolo di un atteggiamento esteriore e interiore di radicamento nella terra e nel momento presente, emblema di attenzione consapevole e senso della verità del momento.

Al contempo, pur sentendo che il monte è qualcosa di possente e irremovibile, così come noi altri vogliamo essere nella pratica e nella coltivazione della presenza mentale oltre che nella saldezza interiore che garantisce la funzionalità della vita quotidiana, la meditazione della montagna invita alla contemplazione sull’impermanenza.

Il paesaggio montano è soggetto al passare delle stagioni, alle intemperie e all’azione erosiva dei venti e del tempo che corre; è fresco e rugiadoso al mattino, oscuro e segreto nel buio della notte, inaccessibile sotto la neve e ospitale e carico di nutrimento, acqua e foraggio d’estate. Eppure, per quanto siano varie le condizioni esteriori, casuali e incidentali come tanti fatti della vita, la montagna resta se stessa: salda ma non rigida, ferma ma non contratta, accoglie quel che viene con l’indulgenza di chi sa stare nel mondo con intenzione, passando attraverso ogni accadimento con la freschezza di chi accoglie e agisce nel rispetto delle circostanze.

L’impermanenza, anicca nella dottrina buddhista da cui il concetto è mutuato, è una delle tre caratteristiche dell’esistenza. Essa connota l’impossibilità di ogni cosa e fenomeno di restare immutabile, identico a se stesso per un tempo indeterminato.

È quel segno esistenziale che ci rende la vita sdrucciola mentre vorremmo certezze, quel filo che ci lega all’incostanza, alla scomparsa, alla fine, alla perdita, al dubbio e che ci spaventa.

Le meditazioni visuali, com’è il caso della meditazione della montagna, permettono di incontrare gli aspetti più ardui dell’esperienza umana con tenerezza e fantasia, riducendo l’impatto di fatica, stress e ansia che essi comportano quando dobbiamo affrontarli.

Come la montagna riesce a soverchiare il passaggio delle stagioni utilizzando a proprio vantaggio il potenziale trasformativo del tempo e delle combinazioni di eventi, così è possibile procedere sul sentiero dell’esistenza con la forza indomita del monte: radicati al presente ma non aggrappati con le unghie e con i denti, perché tutto si evolve e noi con tutto, pur senza dimenticare chi siamo e senza smettere di incontrare la nostra natura più vera.