Mindfull e neuroscienze

Nell’ultimo decennio la Mindfulness, meditazione di consapevolezza, è stata oggetto di diversi studi scientifici nell’ambito delle neuroscienze al fine di identificare le regioni cerebrali e le reti neuronali coinvolte nella meditazione e le loro eventuali modificazioni strutturali e funzionali in relazione alla meditazione stessa.

Questi studi hanno rilevato cambiamenti in molteplici aspetti delle funzioni cerebrali sia nei cosiddetti “meditatori principianti” che nei “meditatori più esperti”.

Gli studi condotti, sia di tipo longitudinale che trasversale, hanno visto un ruolo centrale del Neuroimaging con le sue molteplici e differenti tecniche, sia morfometriche che funzionali. Le prime consentono di avere misure precise degli spessori della corteccia cerebrale, della aree e dei volumi delle differenti regioni cerebrali, le seconde del loro metabolismo, dell’integrità e funzionalità delle connessioni tra differenti regioni cerebrali, così come del loro funzionamento in network complessi e concatenati.

Gli studi più recenti nell’ambito delle neuroscienze hanno avuto come scopo quello di identificare eventuali correlazioni tra la pratica di meditazione Mindfulness e la riduzione dello stress, la regolazione delle emozioni e l’aumento generale del benessere psicofisico.

Complessivamente gli studi condotti hanno mostrato modificazioni strutturali e funzionali del cervello, in tutte le sue componenti, sia corticali che nei nuclei sottocorticali, suggerendo che gli effetti della meditazione potrebbero coinvolgere reti cerebrali su larga scala.

Le regioni del cervello costantemente coinvolte in tutti gli studi condotti e delle quali si è osservata una modificazione strutturale o funzionale prima e dopo la pratica di meditazione, sono dieci:

La corteccia frontale polare (1) che gli studi suggeriscono potrebbe essere correlata al potenziamento dell’abilità di meta-consapevolezza; le regioni corticali sensoriali (2) e l’insula (3), aree deputate alla consapevolezza del corpo; l’ippocampo (4) struttura correlata ai processi della memoria; la corteccia cingolata anteriore (5), la corteccia cingolata media (6), la corteccia orbitofrontale (7) e l’amigdala (8), aree note per essere correlate alla regolazione delle emozioni; il fascicolo longitudinale superiore (9) e il corpo calloso (10), strutture coinvolte nella comunicazione intra e interemisferica.

Lo studio delle eventuali modificazioni strutturali e funzionali di aree cerebrali in relazione alla Mindfulness ha indagato le tre macro aree di interesse della meditazione di consapevolezza, ovvero l’attenzione, le emozioni e la consapevolezza.

Mindfulness e Attenzione

Punto nodale della Mindfulness è coltivare e regolare l’attenzione; rimanere impegnati nella meditazione richiede un buon controllo delle capacità attentive e molto frequentemente il primo e più evidente cambiamento riportato dai meditatori stessi è proprio l’aumento della capacità di mantenere l’attenzione.

L’attenzione, intesa come processo neurofisiologico, è suddivisibile in tre diversi componenti o domini di base:

  • lo stare in allerta, essere pronti e quindi vigili per uno stimolo imminente, che coinvolge il sistema noradrenergico del cervello, e in particolare il locus coeruleus
  • l’orientarsi: ovvero la selezione di informazioni specifiche da più stimoli sensoriali, che coinvolge differenti regioni corticali sia del lobo frontale che del parietale
  • il costruire una rete esecutiva, implicata nella risoluzione dei conflitti e che coinvolge la corteccia anteriore del cingolo, la porzione anteriore dell’insula e i gangli basali

Le prestazioni in questi tre domini possono essere misurate con il test della rete di attenzione (ANT).

Gli studi hanno dimostrato come nel breve periodo la Mindfulness potrebbe essere associata al miglioramento del dominio dell’orientamento e della rete esecutiva, mentre periodi più lunghi di training di Mindfulness potrebbero essere correlati al miglioramento dello stato di allerta.

Le regioni del cervello che hanno mostrato le più consistenti modificazioni in relazione alla meditazione Mindfulness sono:

  1. la corteccia anteriore del cingolo, perno del dominio del controllo esecutivo;
  2. la corteccia fronto-insulare, parte integrante della rete che facilita l’elaborazione cognitiva attraverso connessioni a lungo raggio ad altre aree del cervello sia inter che intra emisferiche;
  3. la corteccia prefrontale dorsolaterale (PFC), studiata soprattutto in relazione al corso MBSR standard nelle persone con ansia sociale, in cui si è osservata una riduzione sensibile della stessa a un incremento del controllo frontale.

Mindfulness e Regolazione Emotiva

Il termine “regolazione delle mozioni” si riferisce alle strategie che possono influenzare quali emozioni sorgono, quando, per quanto tempo si manifestano, e come queste emozioni sono vissute ed espresse.

La meditazione Mindfulness si è rivelata efficace nel migliorare la fase di elaborazione delle emozioni, è stata correlata a una riduzione della reattività fisiologica a seguito delle emozioni “negative” e a una facilitazione del ritorno alla baseline emozionale dopo risposta a uno stressor. In definitiva, contribuisce ad abbassare l’intensità e la frequenza degli effetti negativi delle emozioni favorendo un miglioramento complessivo del tono dell’umore

Sono stati condotti diversi studi di neuroimaging allo scopo di verificare il miglioramento della regolazione delle emozioni associata alla Mindfulness; l’ipotesi che guida molti di questi studi e che ha trovato riscontro nei risultati ottenuti è che la meditazione Mindfulness rafforza i meccanismi di controllo cognitivo prefrontale determinando, quindi, la riduzione dell’attività dell’amigdala.

Un altro beneficio osservato è stato il miglioramento del controllo delle sensazioni di dolore:

  1. in chi si avvicina come principiante alla meditazione: associato a una maggiore attività nelle aree coinvolte nel regolazione cognitiva dell’elaborazione nocicettiva (ACC e insula anteriore) e nelle aree coinvolte nella valutazione dello stimolo doloroso (la corteccia orbitofrontale), e a una ridotta attivazione della corteccia somatosensoriale primaria
  2. nei meditatori esperti: associato a una diminuita attivazione della corteccia prefrontale dorsolaterale e ventrolaterale e a una migliore regolazione delle aree deputate alla valutazione del dolore primario ovvero la regione dell’insula, la corteccia somatosensoriale e il talamo.

Mindfulness e Consapevolezza

Esistono ancora relativamente pochi studi che indagano il rapporto tra Mindfulness e Consapevolezza; questi, seppur preliminari ipotizzano che la pratica della meditazione consapevole possa essere associata a una rappresentazione di sé più positiva, a una maggiore autostima e accettazione.

Attraverso gli studi di risonanza magnetica funzionale e strutturale si è indagato soprattutto il ruolo del circuito DMN (Default Mode Network) in relazione alla consapevolezza, registrando complessivamente un abbassamento della soglia di attivazione dello stesso, dato che permette di ipotizzare un incremento della percezione ed elaborazione dei dati provenienti dall’esterno in condizioni di riposo vigile e una riduzione dell’attivazione delle reti autoreferenziali. In definitiva una sorta di incremento dell’attenzione vigile, anche in fase di riposo, senza attivazione dei sistemi di allerta e con maggiore percezione propriocettiva.

Tutti questi studi si basano su piccoli campioni dai 10 ai 34 partecipanti, ed è certamente necessario incrementare la popolazione di studio per poter standardizzare i risultati emersi; certamente il dato di maggior rilievo è la prova che, seppur su piccola scala, si sono rilevate modificazioni sia delle strutture corticali che nei nuclei profondi del cervello, correlate alla pratica Mindfulness, con conseguente miglioramento della capacità attentive, della regolazione delle emozioni e dello stato di consapevolezza.