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Omogenitorialità

Omogenitorialità

Che cos’è l’Omogenitorialità?

Quali sono i numeri delle Famiglie Omogenitoriali?

Quali sono i modi in cui le persone gay, lesbiche e bisessuali possono diventare genitori?

Quali sono i pregiudizi verso l’Omogenitorialità?

Quali sono le emozioni ed i pensieri negativi dei genitori gay, lesbiche e bisessuali?

Cosa ci dice la ricerca scientifica sull’Omogenitorialità?

Come e quando spiegare le sue origini, ad un bambino di una coppia gay o lesbica?

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Che cos’è l’Omogenitorialità?

Il termine Omogenitorialità è un termine ombrello che comprende diverse realtà familiari, in cui almeno un genitore ha un orientamento sessuale non eterosessuale: ci sono famiglie in cui i figli o le figlie sono nati e nate dalle precedenti relazioni eterosessuali dei genitori; famiglie composte da madri lesbiche single o in coppia che hanno adottato o che hanno fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita; famiglie composte da padri gay che hanno adottato o che hanno avuto accesso alla gestazione per altri; ci sono anche famiglie composte da un uomo gay e una donna lesbica che, insieme, decidono di portare avanti un progetto di cogenitorialità insieme ai loro eventuali partner. La grande eterogeneità di queste famiglie, ma anche delle famiglie composte da genitori eterosessuali, oggi è supportata dalla complessità e dalla varietà di combinazioni possibili, dovute alla molteplicità di unioni, separazioni, ricongiunzioni, adozioni e nuove tecniche di accesso alla genitorialità cui è possibile fare ricorso.

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Quali sono i numeri delle famiglie omogenitoriali?

Secondo le principali agenzie statunitensi, nel 2011 e negli USA sono circa 6 milioni le persone con almeno un genitore gay, lesbica, bisessuale o transessuale e sono circa 220.000 i bambini, le bambine e i minori al di sotto dei 18 anni, che stanno crescendo in famiglie composte da genitori dello stesso sesso. Le coppie LGBT che vivono negli USA sarebbero circa 650.000, mentre 125.000 sarebbero, invece, le famiglie omogenitoriali con figli che non hanno raggiunto la maggiore età. In complesso, circa un bambino su mille viene cresciuto da genitori LGBT.

In Italia, le ultime stime risalgono a un’ indagine del 2005 condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, che rilevò su circa 7.000 omosessuali, che il 18% degli uomini gay e il 21% delle donne lesbiche dichiarò di avere dei figli. Si arrivò a stimare la presenza in Italia di circa 100.000 minori che vivono con almeno un genitore omosessuale, la maggior parte, tuttavia, nati da precedenti relazioni eterosessuali. Il 15° Censimento generale della popolazione Italiana, avvenuto nel 2011 dall’ISTAT, ha riportato in totale 7513 coppie dello stesso sesso che hanno dichiarato di essere unite da un legame affettivo di tipo coniugale. Tuttavia, lo stesso istituto ci tiene a precisare che il dato è sottostimato perché molte coppie conviventi hanno preferito non fare coming out e perché il dato riguarda solo le coppie residenti sotto lo stesso tetto.

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Quali sono i modi in cui le persone gay, lesbiche e bisessuali possono diventare genitori?

Ad oggi, le modalità attraverso cui le persone LGBT, ma in realtà anche le persone eterosessuali, possono diventare genitori sono molteplici. Questa precisazione appare doverosa in quanto spesso chi avversa le nuove tecniche messe a disposizione dalla scienza, adduce come motivazione l’egoismo delle coppie gay e lesbiche, ignorando il fatto che la maggioranza delle persone che vi fa ricorso sono coppie eterosessuali con problemi di fertilità dell’uomo o della donna. Escludendo quindi le adozioni, siano esse per single o per coppie, e il rapporto sessuale tra un uomo etero o gay con una donna etero o lesbica, l’avanzamento della scienza e della tecnologia ha reso possibile offrire a tutte le coppie, nuove modalità di accesso alla genitorialità.

Tra queste vi sono:

  • La Inseminazione intrauterina (IUI). Consiste nel trasferimento degli spermatozoi donati alla coppia lesbica e opportunamente preparati in laboratorio, direttamente nell’utero della ricevente della coppia omogenitoriale. E’ normalmente previsto un monitoraggio ecografico dell’ovulazione che permette di seguire lo sviluppo del follicolo ovarico e dunque di ottimizzare il “timing” di trasferimento degli spermatozoi. E’ questa una tecnica che nel caso delle coppie lesbiche è sempre eterologa poiché il gamete maschile è reperito all’esterno della coppia;
  • Fecondazione in vitro e successivo transfer embrionale (FIVET/ICSI). In questo caso la fecondazione dei gameti viene realizzata in laboratorio. Prevede una prima fase di iperstimolazione controllata della ovulazione di una delle due componenti della coppia lesbica. Questo si ottiene mediante somministrazione di farmaci a partire dai primi giorni di flusso mestruale. Il monitoraggio ecografico dello sviluppo dei follicoli ovarici permette di ottimizzare il timing del prelievo eco guidato e per via vaginale degli stessi (pick-up). Gli ovociti così raccolti vengono fecondati in vitro o mediante la tecnica FIVET classica che prevede l’incubazione di questi con il seme donato (fecondazione eterologa) oppure con la tecnica di gran lunga più utilizzata attualmente che è la ICSI. Essa prevede l’iniezione dello spermatozoo donato direttamente nel citoplasma dell’ovocita mediante un micromanipolatore. Con entrambe le tecniche, il giorno successivo (G1) si controlla l’avvenuta fecondazione, il terzo giorno (G3) si trasferiscono in utero gli embrioni oppure il quinto giorno (G5) le blastocisti. Seppur più costosa, questa tecnica ha una più alta percentuale di successo rispetto alla inseminazione intrauterina in quanto permette di fecondare più ovociti, osservarne lo sviluppo in vitro e trasferire più embrioni aumentando così la probabilità di impianto;
  • Ovodonazione. Nel caso di una coppia lesbica, prevede sempre l’utilizzo di seme da donatore esterno alla coppia ed è perciò una tecnica di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. Possiamo distinguere il caso in cui una partner dona all’altra che porterà poi la gravidanza oppure il caso in cui la donazione di ovociti si realizza mediante il coinvolgimento di una terza donna esterna alla coppia, che dona alla ricevente. Quest’ultimo caso si rende necessario se all’interno della coppia non è possibile reperire gli ovociti o per l’elevata età delle componenti o per patologie ginecologiche che non ne permettano il recupero. Le donatrici sono donne sane, di età in genere inferiore ai 30 anni. Le donatrici sono anonime e vengono sottoposte a tutti i test per escludere che abbiano malattie infettive o ereditarie. La buona qualità dei loro ovociti assicura anche un basso rischio di aborto. I tassi di successo per ogni tentativo sono alti (sino al 70% con embrioni freschi). Nel caso di una coppia lesbica la donazione del gamete femminile e di quello maschile è più precisamente detta embriodonazione. La coppia può anche decidere di “adottare” un embrione congelato e donato da coppie che si sono sottoposte a procedure di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e avendo raggiunto i loro obiettivi hanno donato gli embrioni sovrannumerari. In quest’ultimo caso si parla di embrioadozione;
  • Gestazione per altri (GPA). Questa modalità di accesso alla genitorialità è definita anche maternità surrogata, anche se in senso dispregiativo è divenuta nota come “utero in affitto”. Essa prevede il reperimento degli ovociti o all’interno della coppia lesbica o da una donatrice; nel caso di una coppia composta da due uomini il reperimento degli ovociti è realizzato mediante il coinvolgimento di una donatrice. In entrambi i casi, una volta ottenuti “in vitro” gli embrioni col seme donato nel caso di una coppia lesbica e col seme di uno o di entrambi i componenti della coppia maschile, viene coinvolta nel processo una donna portatrice che si presta a portare a termine l’intera gravidanza. Esistono Paesi in cui le donne donatrici e le portatrici ottengono soltanto un rimborso spese per le cure mediche e in questo caso questa forma di GPA viene detta altruistica, mentre altri Paesi contemplano il pagamento delle donatrici e delle gestanti.

Ad oggi, in Italia, la pratica della gestazione per altri è illegale sia per le persone eterosessuali che per le persone gay, lesbiche e bisessuali. Sono, invece, consentite sia la fecondazione assistita omologa che eterologa, ma soltanto a coppie eterosessuali. Resta il divieto per le coppie omosessuali o per le donne single. La fecondazione eterologa è anche stata inserita come prestazione ambulatoriale nei nuovi LEA, ovvero i livelli essenziali di assistenza. A causa di queste restrizioni, molte coppie gay e lesbiche sono costrette ad andare all’estero per ricorrere alle tecniche vietate in Italia, andando incontro alle complesse conseguenze legali riguardanti il riconoscimento del figlio da parte del genitore non biologico.

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Quali sono i pregiudizi verso l’Omogenitorialità?

I pregiudizi relativi alla genitorialità cui vanno incontro le persone appartenenti a minoranze sessuali sono davvero molteplici e spaziano dallo sviluppo psico-fisico del bambino all’egoismo dei genitori, dall’impossibilità di superare i vincoli della natura alla presunta incapacità genitoriale delle persone gay e lesbiche.

Tra gli stereotipi e i pregiudizi più diffusi ci sono:

  • “Per crescere bene, un bambino ha bisogno di una mamma e di un papà”;
  • “Le persone gay e lesbiche che vogliono avere un figlio sono egoiste perché pensano soltanto a soddisfare un loro volere”;
  • “Le persone gay e lesbiche che vogliono diventare genitori non pensano all’interesse dei bambini”;
  • “Una coppia di donne lesbiche o di uomini gay è per definizione sterile”;
  • “I bambini non avranno una figura di riferimento maschile (per le coppie di donne lesbiche) o femminile (per le coppie di uomini gay);
  • “Le relazioni gay e lesbiche sono instabili e non danno garanzia di continuità al bambino”;
  • “I figli di genitori gay e lesbiche hanno più probabilità di diventare gay o lesbiche anche loro”;
  • “I figli di genitori gay e lesbiche avranno maggiori problemi emotivi e psicologici”;
  • “I figli di genitori gay e lesbiche avranno problemi rispetto alla loro identità sessuale”.

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Quali sono le emozioni e i pensieri negativi dei genitori gay, lesbiche e bisessuali?

Le persone gay, lesbiche e bisessuali che vogliono diventare genitori, vanno incontro a tutta una serie molto variegata di paure, preoccupazioni e pensieri negativi, così come anche i futuri genitori eterosessuali. Tuttavia, alcuni sentimenti e pensieri sono specifici e ascrivibili al proprio orientamento sessuale. Spesso tali pensieri ed emozioni sono dovuti alla società stigmatizzante e omofobica, che fa sì che vengano interiorizzati e fatti propri dalle persone gay, lesbiche e bisessuali. E così, molti e molte di loro si trovano a fare i conti con i sentimenti di impotenza legati alle difficoltà circa l’avere dei figli o di inadeguatezza rispetto alla propria capacità genitoriale, in quanto persona gay o lesbica. Possono anche esserci timori di non ricevere supporto dalla propria famiglia e riconoscimento sociale. Chi riesce a mettere in atto un progetto di genitorialità, inoltre, può potersi scontrare con dei sentimenti di colpa per aver dato alla luce un bambino che dovrà fare i conti con dei problemi in più, relativi alle eventuali future discriminazioni. Genitori gay o lesbiche che adottano un bambino possono addirittura pensare di recargli un ulteriore danno oltre al trauma dovuto all’abbandono dei genitori biologici. Una coppia gay o lesbica che decide di accedere alla genitorialità attraverso una delle tante tecniche che la scienza ha messo a disposizione, può trovarsi a fronteggiare sentimenti di competizione, rivalità, gelosia o invidia tra partner, come ad esempio nel caso di un genitore sociale nei confronti del genitore biologico.

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Cosa dice la ricerca scientifica sull’Omogenitorialità?

L’American Academy of Pediatrics già nel 2005 commissionò un’importante review della letteratura scientifica sul tema dell’omogenitorialità, in particolare sui seguenti 3 punti: capacità educative e comportamento, personalità e livello di adattamento dei genitori; sviluppo emotivo e sociale dei bambini; identità di genere e orientamento sessuale dei bambini. La conclusione a cui si giunse fu la seguente: “I risultati delle ricerche dimostrano che i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli allevati da genitori eterosessuali. Più di 25 anni di ricerche documentano che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Questi dati dimostrano che un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corre alcun rischio specifico. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini e donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori. Inoltre, i diritti, i benefici e i fattori protettivi che derivano dall’unione civile possono dare ulteriore stabilità a queste famiglie”.

Dal 2005 in poi tutte le ricerche scientifiche che si sono occupate di omogenitorialità hanno replicato tali risultati. Inoltre, molte tra le più importanti associazioni di psicologia, medicina e pediatria hanno diramato le rispettive prese di posizione ufficiali su questo tema, confermando quanto già espresso in precedenza. Tra queste vi sono l’American Psychiatric Association, la National Association of Social Workers, l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatric e l’American Medical Association. Nonostante l’immane mole di studi che hanno confermato questi risultati, continuano a esserci persone che li mettono in dubbio e che portano come avallo delle loro tesi, pochissimi studi divenuti famosi non solo per essere le uniche voci discordanti, ma anche per le loro importanti criticità metodologiche e opacità politiche, che ne inficiano l’affidabilità e la validità.

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Come e quando spiegare le sue origini a un bambino di una coppia gay o lesbica?

In generale, diversi studi scientifici sul tema dell’adozione hanno evidenziato che quando si adotta un bambino, è sempre importante renderlo consapevole delle sue origini. La ricerca scientifica sull’adozione ha mostrato che i bambini che non hanno accesso alle informazioni relative alla propria storia genealogica possono presentare dei disagi emotivo-comportamentali e problemi relativi all’elaborazione dell’identità. Tuttavia, tale rischio non sembra emergere in famiglie che sono ricorse a donazione di ovociti, seme o embrioni. Alcuni studi hanno approfondito le motivazioni al mantenimento del segreto circa le origini dei bambini avuti con le nuove tecniche di accesso alla genitorialità, evidenziando che eventuali perplessità possono essere dovute al timore che la rivelazione possa compromettere la relazione genitoriale o che il figlio possa provare meno affetto per il genitore sociale. Quando i genitori gay e lesbiche decidono di condividere con i propri figli le modalità del loro concepimento, è stato osservato che l’età in cui avviene la rivelazione ha un ruolo determinante. Nello specifico, più il bambino è piccolo, tanto maggiore sarà il tempo che avrà a disposizione per elaborare e integrare le informazioni ricevute. Pertanto è consigliabile far venire in contatto il bambino quanto prima con queste informazioni, attraverso modalità di fiabe, racconti e giochi che possano aiutarlo nell’elaborazione di tali informazioni. 

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Bibliografia

  •  Bastianoni, P., & Baiamonte, C. (2015). Le famiglie omogenitoriali in Italia. Relazioni familiari e diritti dei figli. Editori Junior: Parma.
  • Golombok S., Modern families: Parents and children in new family forms, Cambridge University Press, Cambridge UK, 2015.
  • Lingiardi, V. (2012). Citizen gay: affetti e diritti. Il saggiatore.
  • Lingiardi, V., & Carone, N. (2016). La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri. Alcune riflessioni sulle sfide della ricerca con le famiglie omogenitoriali. M. Everri (a cura di), Genitori come gli altri e tra gli altri. Le famiglie omogenitoriali in Italia. Sesto San Giovanni, MI: Mimesis, 161-173.
  • Patterson, C. J. (2017). Parents’ sexual orientation and children’s development. Child Development Perspectives11(1), 45-49.
  • Roberto, B., Nicola, C., & Vittorio, L. (2017). La famiglia da concepire: Il benessere dei bambini e delle bambine con genitori gay e lesbiche. Sapienza Università Editrice.
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