Le relazioni intime gay e lesbiche

Le relazioni intime gay e lesbiche

Se fino almeno agli anni novanta l’attenzione alla specificità del tema delle relazioni di coppia fra persone dello stesso sesso è stata a dir poco sporadica, gli ultimi decenni hanno invece portato un notevole aumento degli studi in merito, permettendo di  tracciare una mappatura di massima delle principali problematiche che le persone coinvolte in tali relazioni incontrano, ma anche delle loro aspirazioni, desideri, dinamiche relazionali e sessuali.

Similmente alla maggior parte di quelle eterosessuali, la maggior parte delle persone lesbiche e gay, desidera una relazione stabile, di lunga durata e soddisfacente e, in linea generale, le aspirazioni riguardanti la vita insieme e le questioni quotidiane presentano molti più punti in comune che differenze. La richiesta di un sostegno terapeutico emerge spesso da difficoltà analoghe a quelle che si presentano nelle coppie eterosessuali: difficoltà di comunicazione, gestione delle finanze, sesso, genitorialità e divisione del carico di lavoro domestico.

La maggior parte delle ricerche non riporta differenze sostanziali neanche riguardo al livello di soddisfazione nella relazione e rileva che la gran parte delle coppie dello stesso sesso fronteggia molto bene le avversità ed è in grado di creare legami relazionali duraturi e sani. Il livello di soddisfazione sembra essere maggiore nelle coppie lesbiche rispetto a quelle gay (Jovanović et al. 2021).

Tuttavia, altre ricerche (Thorne, Hegarty, and Hepper 2019) evidenziano come una visione ancora basata su modelli eterosessuali influenzi negativamente i criteri di ricerca e di intervento terapeutico per le coppie dello stesso sesso. Il modello eterosessuale di coppia viene ancora pensato come la “norma” su cui anche altre forme di relazione intima e si baserebbero. Prendendo ispirazione dagli studi antropologici, occorre, secondo gli autori della ricerca, indagare invece maggiormente su come le unioni tra persone dello stesso sesso stiano riscrivendo il concetto stesso di “parentela” e “famiglia”, quali dinamiche si attuino nei nuovi contesti aperti dal riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso, per comprendere potenziali fattori di rischio e, dall’altra parte, strategie di successo.

Un altro elemento di criticità nell’approccio terapeutico alle coppie dello stesso sesso risiede nel fatto che raramente venga adottata nella terapia una prospettiva intersezionale, ovvero che tenga conto non solo delle difficoltà legate all’orientamento sessuale in sè, ma alla loro connessione con altri fattori di costruzione dell’identità (cultura, spiritualità, posizionamento ideologico) e di dinamiche di inferiorizzazione, come etnicità, classe sociale, età, abilità fisica, ecc.  (Kousteni e Anagnoustopoulos 2019).

Ambiti di specificità

Nella prospettiva di un efficace lavoro terapeutico è cruciale tenere conto degli ambiti di specificità delle coppie lesbiche e gay, in cui si manifestano elementi peculiari a queste soggettività. L’influenza di fenomeni quali l’eteronormatività, esplicita o interiorizzata, è ancora grande. Questa tendenza della società ha un fortissimo impatto sulle persone LGB, che per tutta la durata della loro vita si trovano a confrontarsi con un ambiente spesso ancora ostile, ma anche sui sistemi di valori e credenze degli stessi terapeuti, nonché sullo sviluppo delle terapie familiari e di coppia.

Nonostante gli indubbi cambiamenti avvenuti nella sfera sociale e culturale, le persone lesbiche, gay e bisessuali continuano a fronteggiare episodi di violenza e discriminazione, e a presentare un certo livello di omofobia interiorizzata la quale risulta alla base di moltissimi comportamenti disfunzionali e problematiche di coppia, come litigi privi di una ragione riconoscibile, calo del desiderio sessuale, depressione e ritiro emotivo (Rostosky & Riggle, 2017a).

Il fatto che molte delle problematiche che colpiscono le coppie dello stesso sesso derivino – o siano potenziate – dalla non accettazione famigliare, sociale e culturale è confermato dagli studi recenti condotti sulle coppie dello stesso sesso  che hanno potuto beneficiare della medesima forma di riconoscimento della loro unione prima riservata solo alle coppie eterosessuali: il matrimonio e le unioni civili.

Le ricerche condotte hanno evidenziato che la legalizzazione della propria unione e l’accettazione sociale influiscono positivamente sullo stato di salute, sulla qualità della vita dei singoli e sulle dinamiche relazionali di queste coppie (Drabble et al, 2021), che percepiscono l’ambiente in cui si muovono meno ostile.

Tuttavia,  come  ricorda Meyer (2015), il Minority Stress a cui le coppie dello stesso sesso sono sottoposte può essere mitigato, ma non cancellato dalla possibilità del matrimonio, visto che un riconoscimento legale non si traduce direttamente in riconoscimento sociale.

Al livello di coppia, il minority stress è inoltre percepito più nei contesti delle relazioni interpersonali, come quelle con le famiglie di origine, che al livello politico e sociale.

Occorre poi  evidenziare che l’istituzionalizzazione dell’unione può comportare l’emergere di stressor nuovi per le coppie dello stesso sesso, come quelli legate all’accudimento dei figli, al divorzio e all’affidamento di eventuali minori, contesti “nuovi” in cui le coppie si trovano ancora una volta ad affrontare pregiudizi legati al proprio orientamento sessuale e al tipo di famiglia che hanno costruito. Inoltre, la scelta di ufficializzare la propria unione può essere accolta negativamente da quelle famiglie di origine che, pur avendo in parte accettato l’orientamento sessuale dei propri figli/e, temono le conseguenze della visibilità sociale di un matrimonio.

Da ultimo, la legalizzazione delle unioni impatta diversamente su coppie di uomini e coppie di donne. Se il miglioramento dello stato di salute nei membri delle coppie gay sposate è confermato dalle ricerche in merito (Carpenter, Eppink, Gonzales, McKay, 2018), i dati sulle coppie lesbiche non offrono conferme altrettanto robuste. Questa diversità si spiega in parte grazie ad una prospettiva intersezionale, che consente di osservare una peggiore condizione socio-economica delle donne, in linea generale, che colpisce ovviamente anche lo status e le possibilità materiali delle coppie lesbiche (Drabble et al. 2021).

Un ulteriore elemento di criticità che queste ultime si trovano ad affrontare è costituito dalla maggiore occorrenza, rispetto a quanto accade alle coppie gay, di microaggressioni da parte di quegli esponenti della comunità LGTBQIA che considerano il matrimonio come un lascito patriarcale, un copiare uno schema eterosessuale che rafforzerebbe l’oppressione dell’eteronormatività (Drabble et al. 2021).

Al livello relazionale, una delle maggiori differenze riscontrate risiede nel fatto che le coppie composte da persone dello stesso sesso sembrano sensibilmente meno impattate dalla forza normativa dei ruolo di genere.

L’ aver attraversato un processo simile di identificazione con il proprio ruolo di genere determina una maggiore capacità di risolvere questioni pratiche in maniera non conflittuale: due soggettività che abbiano appreso una simile grammatica relazionale ed emozionale troveranno, almeno tendenzialmente, una maggiore facilità di intendersi e comprendere le reciproche prospettive.

Secondo questa visione ci sarebbe dunque un ammorbidimento dei conflitti basati sulle relazioni di potere definite dai ruoli di genere per come sono pensati in un contesto patriarcale ed eteronormativo, che oltre a categorizzare compiti e atteggiamenti come “maschili” e “femminili” istituisce una gerarchia di valori in cui ciò che è definito “femminile” occupa in genere la posizione inferiore. Ciò ovviamente non significa che le coppie LGB non presentino al loro interno dinamiche di potere, esse tuttavia tendono a prendere diverse configurazioni. A questo proposito, alcune ricerche mettono in luce come la socializzazione di genere giochi un ruolo prioritario rispetto all’orientamento sessuale: le donne, eterosessuali e non, presenterebbero una maggiore tendenza, rispetto agli uomini, a costruire rapporti collaborativi ed egualitari. Le unioni lesbiche beneficerebbero, quindi, di una spinta comune in questa direzione (Brkic-Jovanovic et. al 2020).

Altra importante differenza riscontrata in letteratura e nell’esperienza clinica riguarda la presenza e l’influenza di modelli di comportamento. Le coppie eterosessuali generalmente possono contare su molti più modelli, in famiglia così come sui media, di quanto accada alle coppie lesbiche e gay, nonostante la maggiore visibilità e rappresentazione mediatica del mondo LGBTQIA+ stia diminuendo questo iato. Questa situazione ha l’aspetto positivo di stimolare creatività e libertà nella costruzione del rapporto di coppia, aprendo all’invenzione di  modalità e dinamiche relazionali proprie. Tuttavia può presentare anche aspetti insidiosi: l’assenza di figure a cui ispirarsi e con cui confrontarsi può lasciare smarriti, e generare la tendenza a imputare “semplici” difficoltà relazionali al proprio orientamento sessuale, consolidando elementi di omofobia interiorizzata.

Infine notevoli differenze sono state riscontrate fra coppie eterosessuali, gay e lesbiche nell’ambito della sessualità. Per quanto riguarda il comportamento sessuale, risulta che la frequenza dei rapporti diminuisca proporzionalmente alla durata del rapporto in ognuno di questi gruppi, ma con un declino sensibilmente minore nelle coppie gay e sensibilmente maggiore nelle coppie lesbiche. Le relazioni non monogamiche, pur non costituendo la norma, sono più facilmente accettate nelle coppie gay di quanto lo siano in quelle eterosessuali e lesbiche. A tal proposito molti studi rilevano un livello di soddisfazione sessuale e relazionale analogo fra le coppie gay monogame e quelle che hanno “negoziato” una relazione non monogamica.

Dinamiche relazionali e approcci terapeutici

Da quanto detto emerge come uno dei focus cruciali della terapia di coppia nell’ambito delle relazioni fra persone dello stesso sesso debba essere un approccio diretto al Minority Stress. Le strategie utilizzate con più successo si basano su quella che in letteratura viene definita Psicoterapia Affermativa.

Questo approccio mira a rinforzare all’interno della coppia i principi e i diritti invocati dalla comunità LGBTQIA+, con l’idea guida che le difficoltà affrontate dalle persone lesbiche, gay e bisessuali nella propria vita relazionale siano in gran parte determinate dalla cultura e dalla società in cui vivono e non dal proprio orientamento sessuale.

Da questo punto di vista il primo passo di una terapia è portare la scomoda consapevolezza dell’ostilità dell’ambiente in cui si vive, ricostruendo in modo accurato i messaggi riguardanti l’omosessualità a cui entrambi i partner sono stati esposti: nella famiglia, a scuola, dai media, dalle istituzioni religiose ecc. Il terapeuta esplora così le norme che sono state interiorizzate su quello che dovrebbe essere “la coppia”, e si impegna a controbattere i messaggi oppressivi, neutralizzando la condanna sociale e inquadrando l’amore gay, lesbico o bisessuale come qualcosa di assolutamente legittimo e naturale.

Indipendentemente dall’orientamento sessuale, le coppie affrontano fasi simili, che strutturano e mettono alla prova il legame. Questo percorso è formato da tre obiettivi fondamentali:

1) Creare un confine intorno alla coppia

2) gestire le reciproche differenze e i conflitti

3) regolare la prossimità e la distanza reciproche.

Nelle coppie lesbiche, gay e bisessuali la creazione del confine di coppia può essere un processo meno scontato che per una coppia eterosessuale. La mancanza, o l’introduzione solo in tempi estremamente recenti, di istituti legali che riconoscano ufficialmente tali legami rappresenta di per sé una differenza importante, alla quale si accompagnano tutte le difficoltà legate al processo di coming out in seno alla famiglia d’origine e ai vari contesti sociali. L’esperienza clinica ha poi evidenziato sfide specifiche per le coppie gay e quelle lesbiche in relazione alla regolazione di prossimità e distanza.

Le coppie formate da donne lesbiche si mostrano, rispetto ad altre tipologie di coppia, più inclini alla coesione, all’intimità, all’esclusività sessuale, caratteristiche che contribuiscono a una relazione più egualitaria, flessibile e soddisfacente. Queste stesse caratteristiche sono state tuttavia delineate anche come una tendenza fusionale che rappresenta al contempo la maggior forza e il più grande rischio per queste coppie.

Nelle sue prime formulazioni in ambito terapeutico la fusionalità è stata riconosciuta come aspetto disfunzionale, e definita come  “intensa ansia riguardante ogni desiderio di separatezza e autonomia all’interno della relazione” (Krestan & Bepko, 1980). Interpretazioni successive hanno tuttavia evidenziato anche l’aspetto adattivo di questa tendenza alla fusione, quale strategia che rinforza e protegge i confini della coppia esposti a continui attacchi da parte di un ambiente ostile. Rimane comunque importante non minimizzare le conseguenze che questo fenomeno comporta: i conflitti che emergono dalla gestione dei bisogni di autonomia sono infatti fra i principali motivi di crisi delle coppie composte da donne. Sarà dunque un importante compito per il terapeuta approfondire quale tipo di “fusione” si manifesti nella coppia, valutandone accuratamente limiti e potenzialità.

Tra queste ultime, Bennet (2021) mette in luce come le coppie lesbiche presentano una maggior capacità di superare le barriere determinate dall’omofobia interiorizzata e dal Minority Stress  grazie ad un atteggiamento aperto al dialogo e alla comprensione reciproca anche nella sfera intima e sessuale. L’attenzione al piacere della partner è più raramente eclissata dal proprio, permettendo di affrontare e superare i blocchi che impediscono una vita sessuale soddisfacente. Le coppie lesbiche che abbiano affrontato in maniera cooperativa e attenta alle reciproche delicatezze ed esigenze questioni come il calo di desiderio o il disequilibrio di questo – in cui una partner prova un desiderio sessuale maggiore dell’altra e si sente frustrata della poca iniziativa dell’altra –  riportano di aver raggiunto un grado di soddisfazione e complicità ancora maggiore di quello iniziale. La “barriera all’intimità” diviene così un’occasione per superare non solo questioni relative alla dimensione del piacere, ma anche altri aspetti della vita relazionale (Bennet 2021). Questa dinamica risulta particolarmente interessante in un’epoca in cui la rappresentazione della sessualità si incentra spesso su immagini di coercizione e oggettificazione.

Le coppie composte da uomini gay sembrano invece  più spesso propendere per un equilibrio che preveda maggiore distanza che prossimità. In questa cornice generale possono sorgere problemi legati a elementi di attaccamento evitante, spesso manifestati da uomini che presentano un maggior livello di omofobia interiorizzata e viceversa l’emergere di fenomeni  di ansia da attaccamento e paura di abbandono maggiori del previsto. Questi problemi emergono generalmente nella prima fase della relazione, in cui si sviluppa il senso della coppia cercando di contenere le tendenze centrifughe verso la competizione e l’indipendenza. La terapia con le coppie gay presenta pertanto alcune caratteristiche peculiari, che richiedono consapevolezza da parte del terapeuta: oltre ad aiutare nella costruzione di legami di attaccamento più sicuro, è necessario affrontare difficoltà sessuali specifiche e questioni relative al configurarsi di relazioni aperte non-monogame, generalmente considerate positivamente dalla comunità gay ma ancora oggetto di forte stigma da parte della società eteronormata ed eteronormante. Il terapeuta dovrà impegnarsi dunque a validare l’idea che la vita sessuale della coppia non debba essere conformata ad aspettative eteromormative, né messa a a paragone con altre coppie gay, ma essere inventata a partire dalle esigenze “uniche” delle persone implicate nella relazione.

Si possono avere maggiori informazioni nella sezione “Psicoterapia per le coppie” sul nostro sito.

Riferimenti bibliografici

  • Bennet, K.J. (2021) Barriers and Bridges to Intimacy: A Constellation of Same-Sex Female Couples’ Experiences, Struggles and Strengths, The Graduate Center, City University of New York
  • Carpenter C, Eppink ST, Gonzales Jr G, McKay T. (2018) Effects of Access to Legal Same-Sex Marriage on Marriage and Health: Evidence from BRFSS. National Bureau of Economic Research; (2018). Contract No.: No. w24651.
  • Drabble LA, Wootton AR, Veldhuis CB, Riggle EDB, Rostosky SS, Lannutti PJ, et al. (2021) Perceived psychosocial impacts of legalized samesex marriage: A scoping review of sexual minority adults’ experiences. PLoS ONE 16(5): e0249125.
    https://doi.org/10.1371/journal.pone.0249125
  • Kousteni, I & Anagnostopoulos, F (2019): Same-Sex Couples’ Psychological Interventions:
    • Systematic Review, Journal of Couple & Relationship Therapy
  • KRESTAN, J.-A. & BEPKO, C.S. (1980), The Problem of Fusion in the Lesbian
    Relationship. Family Process, 19: 277-289
  • Meyer, I. H. (2015). Resilience in the study of minority stress and health of sexual and gender minorities. Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity, 2(3), 209-213. doi:10.1037/sgd0000132
  • Montano, A., & Rubbino, R. (2021). Manuale di psicoterapia per la popolazione LGBTQIA+. Aspetti socio-culturali, modelli teorici e protocolli di intervento. Erikson.
  • Rostosky, S. S., & Riggle, E. D. B. (2017). Same-sex couple relationship strengths:
    A review and synthesis of the empirical literature (2000–2016). Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity, 4(1), 1-13. doi:10.1037/sgd0000216

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