Violenza nelle coppie gay e lesbiche (IPV)

Violenza nelle coppie gay e lesbiche (IPV)

L’ IPV (Intimate Partner Violence) è definita come l’abuso o l’aggressione che avvengono all’interno di una relazione intima. (Breiding et al., 2014; Smith et al., 2018)

I movimenti femministi, nel corso del loro variegato sviluppo storico, hanno dato un importante contributo al riconoscimento della specificità di questo fenomeno, inquadrando le dinamiche di potere e oppressione presenti nelle relazioni intime e familiari come frutto di processi storici e politici e non come condizioni naturali o comunque irrilevanti. Il fenomeno è stato storicamente associato alla condizione di disparità di genere, quindi al contesto patriarcale di privilegio maschile e oppressione femminile,  e alla cultura machista.

Questo tipo di interpretazione pur favorendo in modo cruciale l’individuazione del fenomeno, e la conseguente invenzione di strategie per affrontarlo, ha contribuito a lasciare nell’ombra le esperienze di IPV all’interno delle coppie lesbiche, gay e bisessuali. Molto importante nell’ambito del processo di comprensione del fenomeno dell’IPV nella sua complessità e trasversalità è stato l’emergere, a partire dalla metà degli anni Ottanta, di una prospettiva intersezionale nei movimenti femministi e negli studi di genere. Il termine intersezionale è stato coniato dalla giurista afroamericana Kimberlé Crenshaw, e descrive il sommarsi di tipi di diversità che comportano discriminazioni, oppressioni e dominazioni e che si aggiungono come fattore predittivo alla violenza di genere. Si introduce così una visione della persona come categoria non omogenea, e la necessità di un processo conoscitivo che tenga conto di ogni singolo, personale aspetto dato dall’intersezionalità: sesso, identità di genere, orientamento sessuale, provenienza etnica, classe sociale, presenza o meno di condizioni di disabilità, aspetto fisico, ecc.

Outing e abuso identitario

L’IPV è più della sola violenza, è un fenomeno multidimensionale che include anche dinamiche di controllo, intimidazione, stalking, coercizione, minaccia di ritorsioni economiche, di ritorsioni contro i figli.

Nei contesti di coppie formate da persone lesbiche, gay e bisessuali l’IPV prende inoltre forma attraverso minacce e azioni di outing e in pratiche di abuso identitario. Con la parola outing si indica in generale il rivelare informazioni private di una persona senza il suo consenso: la minaccia di divulgare l’orientamento sessuale del partner contro la sua volontà in contesti familiari, lavorativi e sociali è una delle forme più diffuse di violenza relazionale il ambito LGB.

Secondo Russell (2020), sono numerose le persone abusate che rimangono all’interno della coppia proprio per la paura dell’outing. Con l’espressione abuso identitario viene invece definita un’aggressione condotta attraverso la svalutazione, lo screditamento, o l’offesa dell’identità sessuale della vittima (Scheer et al., 2019).

Nonostante lo stato attuale della ricerca in merito al fenomeno dell’IPV nella popolazione lesbica, gay e bisessuale sia ancora decisamente carente, sono stati prodotti negli ultimi anni alcuni studi che consentono di inquadrare le proporzioni del fenomeno. Ne risulta che la violenza fra partner nelle coppie LGB (LGB IPV) abbia la stessa frequenza, se non maggiore, di quella nelle coppie eterosessuali, toccando il picco nella popolazione bisessuale.

Secondo un’indagine (Breiding et al., 2014) la percentuale di persone che nel corso della propria vita sperimentano una forma di violenza fra partner è del:

  • 26% per gli uomini gay
  • 29% per gli uomini eterosessuali
  • 3% per gli uomini bisessuali
  • 35% per le donne eterosessuali
  • 8% per le donne lesbiche
  • 1% per le donne bisessuali

Conseguenze e approcci terapeutici

Numerose evidenze confermano che l’IPV può avere gravi conseguenze su giovani e adulti SGM – Sexual Gender Minority (appartenenti ad una minoranza sessuale o di genere), quali PTSD, avverse condizioni di salute croniche, depressione, ansia, suicidalità, uso di sostanze (Woulfe & Goodman, 2020). Si rivela pertanto cruciale, anche per il clinico, adottare un approccio più socio-umanistico, nell’ottica di assumere una prospettiva più inclusiva del fenomeno. In qualsiasi coppia ci può essere una vittima di IPV, e un’appropriata valutazione della presenza e della portata di questo fenomeno e un compito cruciale del terapeuta, che dovrà dedicare particolare cura alla decostruzione delle credenze erronee che escludono la possibilità della violenza relazionale per coppie dello stesso sesso.

Nel panorama degli interventi cognitivo comportamentali è stata individuata un’ampia gamma di strumenti efficaci per il trattamento delle situazioni di IPV, tanto per la  vittima quanto per la persona abusante (perpetrator):

Riferimenti bibliografici

  • Miller, E. C., Goodman, L. A., & Thomas, K. A. (2016). Trauma-informed approaches for LGBQT* survivors of intimate partner violence data.
  • Russell, B. (2020). Intimate Partner Violence and the LGBT+ Community.
  • Scheer, J. R., Woulfe, J. M., & Goodman, L. A. (2019). Psychometric validation of the identity abuse scale among LGBTQ individuals. Journal of community psychology, 47(2), 371-384
  • Smith, S. G., Zhang, X., Basile, K. C., Merrick, M. T., Wang, J., Kresnow, M. J., & Chen, J. (2018). The national intimate partner and sexual violence survey: 2015 data brief–updated release.
  • Woulfe, J. M., & Goodman, L. A. (2020). Weaponized oppression: Identity abuse and mental health in the lesbian, gay, bisexual, transgender, and queer community.
    Psychology of violence, 10(1), 100.

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