Disturbi di Personalità

Che cos’è la personalità?

La personalità è quell’insieme relativamente stabile di pensieri, emozioni e comportamenti che caratterizzano ciascuno di noi nel tempo e nelle diverse situazioni. Essa riflette il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo, e si esprime nelle modalità abituali con cui ci relazioniamo. La personalità si sviluppa fin dall’infanzia, grazie all’interazione tra fattori genetici e ambientali. Quando questi tratti diventano rigidi, inflessibili e disfunzionali, al punto da compromettere seriamente le relazioni sociali, il lavoro o il benessere personale, si può parlare di disturbo di personalità.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5-TR), tutti i disturbi di personalità condividono alcune caratteristiche fondamentali:

  • Distorsioni cognitive, cioè modi rigidi e disfunzionali di interpretare sé stessi e gli altri
  • Disregolazione emotiva, ovvero reazioni emotive intense, instabili o inadeguate
  • Difficoltà nel controllo degli impulsi, che possono portare ad azioni impulsive o eccessivamente inibite
  • Problemi nelle relazioni interpersonali, spesso caratterizzate da conflitti, evitamento o isolamento

Il DSM-5 classifica i disturbi di personalità in tre gruppi, detti cluster, a seconda delle caratteristiche principali.

Diffusione e dati sociodemografici

I disturbi di personalità sono molto più comuni di quanto si pensi. Una revisione sistematica della letteratura ha stimato che circa il 10% della popolazione adulta presenta un disturbo di personalità diagnosticabile. Tuttavia, la prevalenza può variare molto da un contesto all’altro. Fattori culturali, sociali e geografici possono influenzare non solo la diffusione dei disturbi, ma anche il modo in cui si manifestano. È emerso, ad esempio, che alcuni gruppi, come le persone LGBTQ+ con problematiche di dipendenza, presentano tassi più elevati di disturbi di personalità, a dimostrazione dell’importanza di un approccio intersezionale, che tenga conto dell’identità e delle condizioni di vita dell’individuo. Inoltre, i disturbi di personalità spesso si presentano insieme ad altri problemi di salute mentale. Il disturbo borderline di personalità (BPD), per esempio, può rendere più grave e duraturo il decorso della depressione maggiore.

I tre modelli comportamentali

I disturbi di personalità condividono quattro principali caratteristiche:

  1. Pensiero distorto
  2. Risposte emotive problematiche
  3. Eccessiva o ridotta regolazione degli impulsi
  4. Difficoltà interpersonali

Secondo il DSM-5 (APA 2013) queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (insiemi).

Cluster A: comportamenti strani o eccentrici

Questo gruppo include persone che tendono all’isolamento sociale e mostrano modi di pensare o comportarsi insoliti.

I disturbi di personalità del Cluster A sono:

Questi disturbi sono spesso considerati parte dello spettro schizofrenico e possono predisporre, nel tempo, a disturbi psicotici.

Cluster B: comportamenti drammatici, emotivi o impulsivi

I disturbi di questo cluster sono spesso associati a intense difficoltà relazionali e instabilità emotiva.

I disturbi di personalità del Cluster B sono:

Cluster C: comportamenti ansiosi o inibiti

Questo cluster include persone che vivono forti timori legati al giudizio e al rifiuto, e che tendono al controllo e all’evitamento:

I disturbi di personalità del Cluster C sono:

Questi disturbi si sovrappongono spesso a disturbi d’ansia e dell’umore, ma i tratti della personalità tendono a essere più stabili nel tempo.

Nuove prospettive cliniche

Negli ultimi anni, la ricerca clinica ha messo in discussione il modello categoriale dei disturbi di personalità, che li suddivide in categorie fisse. Questo approccio mostra diversi limiti, in particolare l’alta comorbilità tra i disturbi.

Per rispondere a questa complessità, sia il modello dimensionale proposto dall’ICD-11 sia la sezione III del DSM-5 propongono di valutare i disturbi in base a tratti disfunzionali di personalità e al grado di compromissione del funzionamento.

Questo nuovo modello permette di cogliere meglio le sfumature cliniche e le sovrapposizioni tra disturbi. Ad esempio, le caratteristiche del BPD si intrecciano spesso con sintomi ansiosi, depressivi e traumatici (Powers et al., 2011; Tyrer et al., 2016).
Inoltre, un approccio dimensionale favorisce percorsi terapeutici più personalizzati e meno stigmatizzanti.

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Autore/i

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta. Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy). Membro del Beck Institute International Advisory Committee di Philadelphia. È Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora. La Speranza dopo il Trauma (www.ilvasodipandora.org). Socio Fondatore e Vice Presidente di CBT-Italia. Insegna da anni protocolli Mindfulness Based (MBSR, MBCT, Mindful eating, ecc.) È Mindfulness Yoga Teacher ed Expert Yoga Trauma Teacher certificata CSEN e Yoga Alliance®. È autrice di numerosi libri, capitoli di libri e pubblicazioni.

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Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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