Disturbo Antisociale di Personalità (Cluster B)

Disturbo Antisociale di Personalità (Cluster B)

Che cos’è?

Il disturbo antisociale di personalità può assumere varie forme. L’espressione del comportamento antisociale può cambiare in modo considerevole: dall’essere subdolo, manipolativo e approfittatore fino all’attacco diretto.

Si caratterizza per un atteggiamento di disprezzo, inosservanza e violazione dei diritti delle altre persone e si manifesta con comportamenti di ostilità e/o aggressioni fisiche. L’inganno e la manipolazione sono le modalità comportamentali privilegiate di questo tipo di personalità.

In molti casi, i comportamenti ostili e aggressivi possono comparire già durante linfanzia e ladolescenza. L’infanzia è di solito caratterizzata da piccoli furti, menzogne e scontri con chi rappresenta l’autorità. L’adolescenza è segnata generalmente da episodi di abuso di sostanze (marjuana, cocaina, eroina), gesti violenti nei confronti di persone e/o animali.

Una volta adulti questi soggetti sono incapaci di assumersi responsabilità, conservare un’occupazione e mantenere una relazione affettiva in maniera stabile.

Il modo di rapportarsi agli altri è drasticamente connotato dalla superficialità e dalla mancanza di rispetto per i sentimenti e le preoccupazioni di chi li circonda. Elemento distintivo del disturbo antisociale è la mancanza del senso di colpa e rimorso per le azioni commesse. Le persone con questo disturbo possono, infatti, rimanere completamente indifferenti in seguito alla messa in atto delle proprie azioni di danneggiamento dell’altro.

La parola chiave per questo disturbo è irresponsabile”, dal momento che gli individui sono tutti estremamente irresponsabili in ambito lavorativo, economico, familiare, o nell’impatto delle loro azioni sugli altri.

Questo tipo di problematica ha un’incidenza del 3% nei maschi e dell’1% nelle femmine. Come la maggior parte dei disturbi di personalità, il disturbo antisociale diminuisce con l’avanzare dell’età a partire dai 40-50 anni.

Caratteristiche psicologiche del disturbo antisociale di personalità

È utile analizzare le caratteristiche psicologiche degli individui con disturbo antisociale di personalità in termini di visione di se stessi e degli altri, credenze intermedie e profonde, strategie di coping (affrontamento) ed emozioni principali:

  • Visione di se stessi: si considerano come solitari, indipendenti e forti. Alcuni pensano di essere stati abusati o maltrattati dalla società e quindi giustificano la loro vittimizzazione nei confronti degli altri perché credono di essere stati a loro volta vittime. Altri possono assegnarsi un ruolo di predatore in un mondo di “cane mangia cane” in cui rompere le regole della società è normale, persino desiderabile
  • Visione degli altri: vedono gli altri in due modo differenti, come approfittatori che meritano di essere sfruttati come ritorsione, o come deboli e vulnerabili, che meritano di essere vessati
  • Credenze intermedie e profonde: “devo difendermi”, “devo essere l’aggressore altrimenti sarò la vittima”, “gli altri sono tonti e deboli”, “gli altri sono sfruttatori e quindi devo approfittare di loro a mia volta”. I pazienti con disturbo antisociale di personalità credono di essere autorizzati a rompere le regole, considerate arbitrarie e volte a proteggere i “doveri” piuttosto che i “divieti”. Le credenze intermedie sono “prendilo prima di essere preso”, “è il tuo turno adesso”, “ Te lo meriti”. Le assunzioni sono “se non faccio pressione sugli altri, non avrò quello che merito”
  • Strategie di coping: le strategie principali sono di due tipi: la personalità antisociale attacca apertamente e aggredisce gli altri, un tipo più sottile cerca di persuadere le persone e, attraverso una manipolazione insidiosa e nascosta, le sfrutta o ne approfitta
  • Emozioni principali: la rabbia per l’ingiustizia perché gli altri hanno quello che in realtà meriterebbero i pazienti antisociali oppure perché si sentono ostacolati nel perseguimento dei loro obiettivi

Sintomi della personalità antisociale: come capire se una persona soffre di Disturbo Antisociale di Personalità

Il disturbo antisociale della personalità si distingue per i seguenti sintomi:

  • Senso grandioso di autostima
  • Incapacità di accettare le norme sociali come regole del comportamento sociale
  • Irresponsabilità nei rapporti interpersonali
  • Incapacità a provare emozioni come il senso di colpa e la vergogna
  • Assenza di gratitudine e di rimorso
  • Frequente sperimentazione della rabbia, della noia e del disprezzo
  • Bisogno di stimolazione e tendenza alla noia
  • Incapacità di apprendere dall’esperienza
  • Mancanza di coscienza morale e di umana simpatia
  • Egoismo, incapacità di lealtà, insensibilità verso gli altri
  • Tendenza a essere indifferenti, cinici e sprezzanti nei confronti dei sentimenti altrui
  • Impulsività
  • Temperamento disinibito
  • Assenza di timore delle punizioni
  • Incapacità di imparare dall’esperienza e dalle punizioni
  • Tendenza a biasimare gli altri o a offrire plausibili razionalizzazioni per il loro comportamento
  • Incapacità di provare empatia, cioè di comprendere i sentimenti degli altri, in particolare di come gli altri si sentono per le conseguenze delle loro azioni
  • Incapacità di identificarsi con la vittima
  • Incapacità di provare sentimenti di colpa per gli effetti che le proprie azioni lesive producono sulle altre persone
  • Sfruttamento degli altri per il proprio tornaconto personale
  • Stile relazionale sado-masochistico fondato sul potere piuttosto che sul legame affettivo
  • Bassa tolleranza alla frustrazione
  • Basso evitamento del pericolo
  • Bassa dipendenza dalla ricompensa

Si può capire se una persona soffre di disturbo antisociale di personalità se si riconosce in questi comportamenti e pensieri:

Su di sé e gli altri:

  • Ricerca di approvazione da parte di compagnie devianti, negando l’identificazione con persone che conducono una vita conforme alle norme sociali (“Non ho nulla in comune con individui che seguono la strada retta”).
  • Mancanza di empatia, disprezzo degli altri, insensibilità e assenza di rimorso (“Non ha senso preoccuparsi se le mie azioni feriscono qualcuno”).
  • Evitamento dell’intimità e della vulnerabilità per timore di essere sfruttati (“Mostrarsi vulnerabili equivale ad essere sfruttati”).
  • Ostilità e sospettosità verso il sistema di giustizia penale (“Considero i poliziotti dei criminali”).
  • Senso di grandiosità e diritto (“Tutte le donne sono attratte da me”).
  • Tentativo di esercitare controllo e dominio sugli altri (“Non permetterò a nessuno di dettare le mie azioni”).

Nell’interazione con l’ambiente:

  • Ricerca di eccitazione e brivido attraverso comportamenti rischiosi (“Il brivido della fuga durante un furto è incomparabile”).
  • Manipolazione delle situazioni e delle relazioni per il proprio tornaconto personale (“Preferisco sfruttare le situazioni a mio vantaggio piuttosto che lavorare full-time”).
  • Ostilità nei confronti delle regole e delle leggi (“Le leggi sono fatte per intralciare, non per aiutare”).
  • Minimizzazione o giustificazione di comportamenti pericolosi (“Se non spacciassi, lo farebbe qualcun altro”).
  • Adottare un atteggiamento lassista (“Le cose si risolveranno da sole”).
  • Avere un atteggiamento rinunciatario di fronte alle difficoltà (“Quando le cose si complicano, è meglio arrendersi”).
  • Sottostimare le conseguenze negative (“Non finirò mai in prigione per il traffico di droga, conosco tutti i miei clienti”).

Secondo il DSM–5 non è possibile fare diagnosi di disturbo antisociale della personalità prima dei 18 anni.

Quali sono le cause?

Le cause del disturbo antisociale di personalità non sono note. E’ plausibile che vi sia un’interazione tra fattori: uno stile educativo disorganizzato, trascurante e abusante, una vita familiare instabile o violenta durante l’infanzia, un disturbo da uso di sostanze e in concomitanza una precedente diagnosi di disturbo oppositivo-provocatorio della condotta e/o deficit di attenzione e iperattivita (ADHD).

Conseguenze del Disturbo Antisociale di Personalità

La tendenza delle persone con disturbo antisociale di personalità a non curarsi dei bisogni dell’altro, l’atteggiamento di totale indifferenza e l’assenza di rimorso pregiudicano gravemente la nascita di relazioni personali sincere con queste persone. Gli unici rapporti sviluppati sono basati sullo sfruttamento dell’altro finalizzato al raggiungimento dei propri scopi. A livello lavorativo la mancanza di disponibilità, le ripetute assenze ingiustificate e la tendenza a non rispettare le scadenze finanziare e le regole, possono portare questi soggetti a numerosi problemi legali.

Cura del Disturbo Antisociale di Personalità

I pazienti con disturbo antisociale della personalità raramente si rivolgono a un professionista volontariamente perché non sono consapevoli di avere un disturbo. Di solito, l’inizio di un percorso psicoterapico è successivo alla diagnosi di “psicopatia” fatta in tribunale a seguito di procedimenti penali in cui sono stati imputati. Il ricovero in ambienti come, ad esempio, gli ospedali psichiatrici, è il prerequisito essenziale per la pianificazione di trattamenti farmacologici e psicoterapici, i cui eventuali risultati possono comunque svanire con il tempo o una volta che il soggetto cambia ambiente.

La terapia cognitivo comportamentale è stata solo recentemente applicata alla cura del disturbo antisociale di personalità e si è rivelata di grande efficacia.

Il principale obiettivo della terapia sarà quello di aiutare il paziente a capire come sia lui stesso a generare i suoi problemi e la sua sofferenza e di come le sue percezioni distorte gli impediscono di vedere lui stesso e il modo in cui gli altri lo vedono.

Poiché le personalità antisociali tendono a incolpare gli altri e a non provare rimorso per i danni recati, hanno una bassa tolleranza alle frustrazioni, sono impulsivi e raramente riescono a formare relazioni di fiducia. Il lavoro con queste persone è difficile perché non sono motivate al cambiamento e hanno gravi deficit di monitoraggio del proprio funzionamento: semplicemente pensano che anche gli altri facciano come loro.

I terapeuti devono divenire essi stessi consapevoli dei propri stati mentali per evitare di invischiarsi nei cicli interpersonali di questo disturbo, compromettendo la relazione terapeutica che condurrebbe all’interruzione immediata della terapia. L’atteggiamento da tenere dovrebbe essere per lo più di accettazione e assenza di giudizio.

Va tenuto presente che è molto difficile che il paziente che si presenta in terapia solo per evitare una pena detentiva migliori, a meno che il terapeuta cerchi il modo di identificare un motivo interno al paziente che lo stimoli a porre fine ai suoi comportamenti, aumentando la consapevolezza degli stati mentali che generano sofferenza.

Riferimenti bibliografici

Beck, A.T., Davis, D.D., Freeman, A. (2015). Cognitive Therapy of Personality Disorders. 3rd edition. The Guilford Press. Edizione italiana a cura di Sarracino, D., Caselli, C., Ruggiero G.M., Sassaroli, S. (2021). “Terapia cognitiva dei disturbi di personalità”. Raffaello Cortina Editore

Autore/i

Dott.ssa Antonella Montano

Dott.ssa Antonella Montano

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta. Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy). Membro del Beck Institute International Advisory Committee di Philadelphia. È Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora. La Speranza dopo il Trauma (www.ilvasodipandora.org). Socio Fondatore e Vice Presidente di CBT-Italia. Insegna da anni protocolli Mindfulness Based (MBSR, MBCT, Mindful eating, ecc.) È Mindfulness Yoga Teacher ed Expert Yoga Trauma Teacher certificata CSEN e Yoga Alliance®. È autrice di numerosi libri, capitoli di libri e pubblicazioni.

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Dott.ssa Roberta Borzì

Dott.ssa Roberta Borzì

Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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