Dolore cronico

Dolore cronico

Cos’è il dolore cronico?

Si definisce dolore cronico un dolore che dura più di tre mesi (fino ad arrivare ad anni) e che può essere avvertito in ogni parte del corpo. Il dolore fisico, in qualsiasi parte del corpo risieda, ha un impatto enorme sulla qualità della vita ad ogni età, riducendo in modo significativo la capacità di lavorare, socializzare, fare attività fisica, concentrarsi, svolgere compiti semplici, persino dormire. A causa del suo enorme potere debilitante, il dolore cronico può avere forti conseguenze negative sul piano psicologico: sintomi ansiosi, depressivi e relativi al sonno possono manifestarsi o intensificarsi, peggiorando in un circolo vizioso la sintomatologia dolorosa.

Quanto è diffuso il dolore cronico?

Si stima che il dolore cronico sia vissuto dal 10-55% della popolazione generale, specialmente in soggetti di sesso femminile e di età avanzata (Niv, 2001).

Quali sono i sintomi del dolore cronico?

Il dolore cronico è percepito in modo variabile. Può interessare qualsiasi distretto corporeo, variare con il tempo in intensità, può essere continuo oppure intermittente.
Le manifestazioni dolorose possono assumere diverse forme:

  • Puntura
  • Bruciore
  • Fitta improvvisa
  • Pressione dolorosa
  • Irrigidimento
  • Pulsazioni

La presenza continuativa di percezioni dolorose può condurre la persona a sviluppare una sintomatologia psicologica ansiosa o depressiva, sensazione di affaticamento e stanchezza, abuso di sostanze, disturbi del sonno, di memoria e concentrazione.

Quali sono le cause del dolore cronico?

Le cause del dolore cronico possono essere note.
Alcuni esempi sono:

  • Artrite reumatoide
  • Tumori
  • Esiti di incidenti e ferite
  • Infezioni

In altri casi, le cause del dolore cronico non sono chiare.
Si parla in questi casi di dolore psicogeno (ovvero che ha origine in processi mentali). Alcune condizioni che possono portare a questo disturbo sono:

  • Depressione
  • Stress
  • Ansia

Nel considerare i possibili fattori alla base del dolore cronico si dovrebbe adottare una prospettiva bio-psico-sociale, che consideri il dolore cronico come risultato di una complessa interazione fra fattori biologici, psicologici e sociali. Dal momento che il dolore fisico, specialmente se cronico, è un puzzle molto complicato, nessuna singola prospettiva di cura o disciplina è in grado di dare una soluzione universale.
L’unico ingrediente dell’esperienza individuale che non è stato sufficientemente considerato dai consueti tentativi di risolvere il puzzle del dolore fisico è il ruolo giocato dal trauma irrisolto che viene trattenuto nel corpo.
Una significativa percentuale di pazienti con dolore fisico cronico deve infatti confrontarsi anche con alcune forme di stress traumatico. La ricerca ha mostrato dunque che il dolore cronico può essere causato non solo da una patologia o da un danno fisico ma anche da aspetti legati alle emozioni. In effetti le persone che soffrono di PTSD hanno un rischio molto più alto di sviluppare dolore fisico cronico.

 

FATTORI ASSOCIATI AL DOLORE CRONICO
PsicologiciSocio-culturaliBiologici
Depressione

Ansia

Stress post-traumatico

Catastrofizzazioni

Cultura di appartenenza

Scarso supporto sociale

Basso livello di istruzione

Genetica

Età

Sesso

Ormoni

Sonno

Quali sono le conseguenze del dolore cronico?

La presenza di dolore cronico può portare a numerose conseguenze, molte delle quali di natura psicologica, come difficoltà relazionali, aumentato rischio di divorzio e suicidio e aumentato rischio per abuso di sostanze.

Come si diagnostica il dolore cronico?

La diagnosi di dolore cronico viene condotta valutando la localizzazione, l’intensità e la frequenza del dolore, la storia clinica, la compromissione funzionale, lo stile di vita ed eventuali patologie fisiche e psichiche co-occorrenti.
Esami medici e di laboratorio possono concorrere a chiarire il quadro e porre diagnosi (es. analisi del sangue, diagnostica per immagini, elettromiografia, encefalogramma, ecc…)
Nella valutazione del dolore psicogeno, la somministrazione di test e questionari specifici, e il colloquio clinico, sono strumenti utili a definire il quadro della sintomatologia e a prospettare linee di intervento.

Qual è il trattamento del dolore cronico?

La comunità scientifica concorda nel definire l’approccio multidisciplinare come miglior strategia nel trattamento del dolore cronico: terapie ristorative (fisiche), farmacoterapie, interventi psicologici e sullo stile di vita.

Il trattamento del dolore cronico, quando la causa è nota, passa solitamente dal trattamento del disturbo primario. Quando la causa non è nota, invece, il trattamento mira a far apprendere modalità funzionali di gestione del dolore. In questo secondo caso, infatti, non è possibile parlare di “cura”. È importante che ogni forma di trattamento sia personalizzata in base alla sintomatologia specifica della persona.

I trattamenti farmacologici possono, in alcuni casi, donare sollievo dal dolore. Fra i farmaci più impiegati ci sono corticosteroidi, miorilassanti, antidepressivi, anticonvulsivanti, creme, narcotici o sedativi. Anche trattamenti medici come iniezioni epidurali di steroidi o Stimolazione Elettrica Transcutanea Nervosa (TENS) si dimostrano efficaci in alcuni casi. Esistono poi altre forme di intervento, come agopuntura, biofeedback, ipnosi, ecc.

Ulteriori interventi sullo stile di vita, su alimentazione, igiene del sonno e gestione dello stress, possono aiutare la persona nella gestione del dolore. Un’attività fisica, specialmente lo yoga, esercitata per almeno 30 minuti al giorno aiuta a ridurre la sintomatologia dolorosa.

L’intervento psicologico d’elezione è la terapia cognitivo-comportamentale, anche low dose (a durata ridotta), dimostratasi efficace nella riduzione dell’intensità del dolore, nella diminuzione dei sintomi depressivi e fisici, e nel miglioramento della qualità di vita (Murphy et al., 2020).
Nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale, gli interventi basati sulla Mindfulness risultano molto efficaci. La Mindfulness permette alla persona di relazionarsi con il proprio dolore con più accettazione e meno giudizio, interrompendo quindi i circuiti di evitamento e fuga dal dolore che non fanno altro che mantenerlo e intensificarlo.

Riferimenti bibliografici

  • Cohen, S. P., Vase, L., & Hooten, W. M. (2021). Chronic pain: an update on burden, best practices, and new advances. The Lancet, 397(10289), 2082-2097.
  • Murphy, J. L., Cordova, M. J., & Dedert, E. A. (2020). Cognitive behavioral therapy for chronic pain in veterans: Evidence for clinical effectiveness in a model program. Psychological Services.
  • Quinten, C., Coens, C., Mauer, M., Comte, S., Sprangers, M. A., Cleeland, C., … & Bottomley, A. (2009). Baseline quality of life as a prognostic indicator of survival: a meta-analysis of individual patient data from EORTC clinical trials. The lancet oncology, 10(9), 865-871.
  • Niv D. (2001) Pain . A disease in its own right. Atti del XXIII Congresso Nazionale Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD)

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