
Che cos’è il disturbo delirante (DD)?
Il disturbo delirante (DD) è una condizione psichiatrica che rientra tra i disturbi psicotici, secondo il DSM-5-TR. Si manifesta attraverso uno o più deliri che persistono per almeno un mese. Il delirio è una convinzione falsa, profondamente radicata, che non può essere modificata nemmeno di fronte a prove logiche o concrete contrarie. Si tratta di credenze che non trovano riscontro nella realtà e che non sono condivise dalla cultura della persona. A differenza della schizofrenia, le persone con DD mantengono spesso una buona funzionalità nella vita quotidiana, a meno che il contenuto del delirio non comprometta le relazioni o il lavoro.
Sintomi del disturbo delirante
Il sintomo centrale del DD è ovviamente il delirio. Tuttavia, in alcuni casi possono comparire anche altri segnali, come allucinazioni leggere (per esempio sentire una voce legata al tema del delirio), disturbi del sonno, irritabilità, sbalzi d’umore o sintomi ansioso-depressivi. Nonostante questo, il modo di pensare, il comportamento e l’affettività restano generalmente intatti, a differenza di quanto accade nei disturbi psicotici più gravi.
Classificazione dei deliri
I deliri possono essere suddivisi in due grandi gruppi:
Deliri non bizzarri: sono convinzioni false ma teoricamente possibili. Le forme principali sono:
- Persecutori: la persona crede di essere spiata, seguita o minacciata
- Di gelosia: è convinta, senza prove, che il partner la tradisca
- Di grandezza: si attribuisce qualità eccezionali o poteri speciali
- Di riferimento: interpreta gesti o eventi casuali come riferiti a sé
- Somatici: crede di avere malattie o difetti fisici inesistenti
- Erotomanici: è certa che una persona, spesso famosa o di rango superiore, sia innamorata di lei
Deliri bizzarri: sono credenze completamente implausibili, come pensare che i propri pensieri siano controllati da un’entità esterna o che gli organi interni siano stati sostituiti.
Secondo studi recenti, le cause del DD sono molteplici: predisposizione genetica, eventi stressanti, isolamento sociale e fattori neurobiologici. Anche il contesto culturale può influenzare la forma dei deliri. Ad esempio, il Taijin Kyofusho, una sindrome tipica del Giappone, porta la persona a temere di offendere gli altri con il proprio odore o aspetto.
Diffusione e aspetti intersezionali
Le ricerche epidemiologiche mostrano che il DD può manifestarsi in modo diverso a seconda di fattori come genere, etnia e status socioeconomico. Anche se il DSM-5 non evidenzia differenze di prevalenza tra uomini e donne, alcuni sottotipi, come l’erotomania, risultano più frequenti nelle donne, il che potrebbe riflettere influenze culturali. D’altro canto, non sembrano esserci differenze significative tra i generi per quanto riguarda l’età di esordio o il rischio suicidario.
Il concetto di intersezionalità è fondamentale per comprendere l’esperienza delle persone con DD. Fattori come razza, genere, orientamento sessuale o condizioni economiche possono influenzare non solo il rischio di sviluppare il disturbo, ma anche l’accesso alle cure. Chi appartiene a gruppi minoritari può sperimentare discriminazione e stigma, con conseguente maggiore stress psicologico e ostacoli alla cura. Inoltre, lo stigma può essere percepito in modo diverso a seconda dell’identità culturale. Interventi mirati e sensibili alla diversità possono migliorare l’accesso ai servizi e la qualità della cura.
Cause
Fattori genetici
Alcuni studi suggeriscono che il DD possa avere una componente ereditaria. In particolare, è stata osservata un’associazione tra il disturbo e certi geni HLA, in particolare l’HLA-A3, collegato anche alla schizofrenia paranoide.
Fattori neurologici
Disfunzioni a livello cerebrale, specialmente in aree come il sistema limbico o i gangli della base, sono spesso presenti nei soggetti con DD. Secondo Corlett et al. (2010), i deliri potrebbero derivare da un’alterata interpretazione delle informazioni sensoriali, cioè da un errore di “predizione” tra ciò che ci si aspetta e ciò che si percepisce, legati a squilibri nei circuiti dopaminergici.
Fattori psicologici e ambientali
Aspetti emotivi, esperienze traumatiche e situazioni di forte stress giocano un ruolo importante nell’insorgenza del DD. Secondo Kunert et al. (2007), anche lo stile cognitivo della persona, cioè il suo modo di interpretare la realtà, può contribuire. Tra gli anziani, ad esempio, fattori come l’isolamento sociale o la perdita del partner possono favorire lo sviluppo di sintomi deliranti. In questi casi, un supporto psicologico mirato può fare la differenza.
Altre patologie associate e approcci individualizzati
Il DD può coesistere con altri disturbi psichiatrici, come il disturbo dismorfico corporeo (BDD) o l’anoressia nervosa. In questi casi, è importante distinguere tra credenze deliranti e convinzioni disfunzionali, anche se spesso si sovrappongono. Gli SSRI possono risultare efficaci anche in presenza di deliri somatici. In generale, il trattamento dovrebbe essere personalizzato, tenendo conto delle caratteristiche del singolo individuo e delle eventuali comorbidità.
Come comportarsi con una persona affetta da disturbo delirante? Considerazioni relazionali e comunicative
Interagire con una persona che presenta un delirio richiede tatto, empatia e attenzione. Cercare di confutare il delirio direttamente può risultare inutile o persino controproducente. È molto più utile riconoscere quanto quella convinzione sia reale per la persona, mantenendo una comunicazione calma, aperta e rispettosa. Le tecniche derivate dalla terapia cognitivo-comportamentale suggeriscono l’uso dell’“empatia strategica”: si tratta di ascoltare, validare e cercare, con delicatezza, di costruire una relazione che consenta, nel tempo, di affrontare anche il contenuto del delirio.
Trattamento
Il trattamento del DD deve essere personalizzato e multimodale:
Terapia farmacologica: Gli antipsicotici atipici sono spesso utilizzati, ma non sempre ben accettati dal paziente, specialmente se manca consapevolezza del disturbo. Inoltre, il DD può rispondere meno bene alla farmacoterapia rispetto ad altri disturbi psicotici.
Psicoterapia: La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) aiuta a esplorare e ristrutturare le credenze deliranti, a gestire lo stress e a migliorare le capacità sociali. La versione orientata al recovery (CT-R) è particolarmente utile nei casi più cronici, perché rafforza l’identità positiva della persona e ne favorisce il reinserimento sociale.
Intervento familiare e psicoeducazione: Coinvolgere i familiari è fondamentale per migliorare la qualità delle relazioni e favorire la continuità della cura.
Contenimento e ricovero: In situazioni di grave rischio per sé o per gli altri, può essere necessario il ricovero ospedaliero, soprattutto quando manca l’insight o vi è un rifiuto attivo delle cure.
Riferimenti bibliografici
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