Dismorfofobia

Cos’è la dismorfofobia?

La dismorfofobia, nota anche come Disturbo Dismorfico del Corpo (BDD), è caratterizzata da una preoccupazione eccessiva e persistente riguardo a difetti percepiti in merito al proprio aspetto fisico, difetti che spesso appaiono minimi o addirittura inesistenti agli osservatori esterni (American Psychiatric Association, 2013). Questa condizione può comportare un impatto significativo sulla vita quotidiana del soggetto, influenzando le relazioni interpersonali, il funzionamento lavorativo e il benessere emotivo.

Sintomatologia e Impatto

La quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5; APA, 2013) afferma che le persone affette da questo disturbo si percepiscono come brutte, non attraenti, anormali o deformi a causa del loro percepire una o più imperfezioni nel proprio aspetto fisico.

I sintomi principali includono pensieri ossessivi legati all’immagine corporea e comportamenti compulsivi, come controlli frequenti allo specchio, il confronto con gli altri e la ricerca costante di rassicurazioni. Tali sintomi sono spesso accompagnati da ansia, depressione e bassa autostima, contribuendo a un marcato isolamento sociale e a una compromissione della qualità della vita (Phillips et al., 2014; Veale, 2004).

Si stima che la dismorfofobia interessi l’1.9% degli adulti nella popolazione generale e oltre il 7.4% degli adulti nel contesto psichiatrico. Risulta, inoltre, più frequente nelle donne (Nicewicz & Boutrouille, 2021).

Questo disturbo rappresenta una tipologia di Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Le persone sono focalizzate e mantengono un’attenzione selettiva sul proprio aspetto esteriore, identificando dei difetti. Ciò fa insorgere pensieri disfunzionali e sofferenza; le persone, quindi, mettono in atto dei comportamenti per ridurre l’ansia ed eliminare il difetto percepito.

Alcuni dei comportamenti compulsivi che possono essere messi in atto sono:

  • numerosi controlli allo specchio
  • confrontare sè stessi con gli altri
  • coprire o camuffare certe aree del corpo
  • eccessiva cura del proprio corpo
  • sottoporsi a chirurgia estetica
  • abbronzarsi eccessivamente
  • eccessiva attività fisica
  • ricerca di rassicurazioni altrui
  • evitamento dei contesti sociali
  • stuzzicamento della pelle
  • frequente cambio di vestiti
  • eccessivo shopping

Le persone con dismorfofobia riferiscono spesso vergogna, bassa stima di sé, rabbia, ansia e depressione (Perkins, 2019). I tassi di ideazione suicidaria e dei tentativi di suicidio in chi presenta questo disturbo sono elevati.

Si riscontra anche una marcata compromissione del funzionamento psicosociale.

Tra le diverse tipologie di dismorfofobia ve ne sono alcune attualmente molto diffuse.

  • Il Dismorfismo Muscolare si presenta quando la persona è convinta che il proprio corpo non sia adeguato per quanto riguarda dimensioni e tono muscolare. Questa convinzione porta la persona a seguire una dieta e fare esercizio fisico (come il sollevamento pesi) in maniera eccessiva al punto da provocare dei danni al proprio corpo. Si può ricorrere, inoltre, all’uso di steroidi androgeni-anabolizzanti al fine di rendere il fisico più grosso e muscoloso. Risulta molto più frequente negli uomini (Perkins, 2019).
  • Con l’aumento dell’utilizzo dei social media si è assistito, soprattutto negli adolescenti, a una diminuzione della soddisfazione rispetto alla propria immagine corporea (Himanshu et al., 2020). Recentemente è stata individuata la “Dismorfia da Snapchat”, una particolare forma di dismorfofobia che presentano le persone che vogliono sottoporsi a interventi chirurgici per risultare, nella vita reale, simili a come appaiono nelle immagini fotografiche quando vengono applicati filtri e modifiche.

Cause

Le cause del disturbo non sono ben chiare, ma certamente al suo sviluppo contribuiscono dei fattori ambientali e biologici.

La letteratura in merito suggerisce che una storia di abusi e trascuratezza (neglect) durante l’infanzia possa aumentare il rischio di sviluppare il disturbo (Nicewicz & Boutrouille, 2021). E’ stato rilevato, infatti, che più del 70% dei pazienti con dismorfofobia riferisce la presenza di abusi nella propria storia di vita (Krebs et al., 2017).

Alcuni dei fattori di rischio del disturbo sono anche la presenza di elevata vergogna, perfezionismo e frequenti emozioni dolorose (Foroughi et al., 2019).

Alcuni studi, inoltre, hanno mostrato che chi presenta dismorfofobia ha spesso un parente di primo grado affetto dallo stesso disturbo o da Disturbo Ossessivo-Compulsivo (Grant & Phillips, 2004).

Fattori di Rischio e Neurobiologia

Gli studi scientifici recenti mostrano che questo disturbo ha delle precise basi neurobiologiche, legate cioè al modo in cui funziona il cervello.

In particolare, sono state identificate alterazioni nelle connessioni cerebrali nelle aree prefrontali (responsabili del controllo delle emozioni) e nelle strutture limbiche, coinvolte nelle emozioni e nei comportamenti ripetitivi (Feusner et al., 2010; Phillips, 2004). Queste alterazioni potrebbero spiegare la difficoltà a gestire le preoccupazioni e le emozioni negative legate al proprio corpo.

La ricerca indica inoltre che esperienze difficili nell’infanzia, come abusi o mancanza di attenzioni, possano aumentare il rischio di sviluppare la dismorfofobia più avanti nella vita. Altri fattori importanti sono il perfezionismo, la vergogna intensa e frequenti emozioni dolorose, tutti elementi che amplificano la sensibilità verso eventuali difetti fisici percepiti (Foroughi et al., 2019).

Queste scoperte sottolineano che la dismorfofobia non è soltanto una questione di insicurezza o eccessiva preoccupazione, ma è associata anche a reali alterazioni strutturali e funzionali del cervello. Conoscere queste basi può aiutare a sviluppare interventi terapeutici più efficaci e mirati.

Trattamento

Il trattamento del BDD si basa su un approccio integrato, con un ruolo centrale della Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Vengono utilizzate tecniche di esposizione, prevenzione della risposta e ristrutturazione cognitiva che risultano fondamentali per aiutare il paziente a modificare i pensieri disfunzionali relativi alla propria immagine corporea e a ridurre i comportamenti compulsivi (Phillips et al., 2014). In particolare, l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (Exposure and Response Prevention – ERP) prevede un confronto graduale con le situazioni temute (che generano ansia e disagio) come gli specchi, le situazioni sociali, ambienti particolarmente illuminati, ecc. Durante queste esposizioni si lavora sull’interruzione dei comportamenti protettivi e dei tentativi di soluzione disfunzionali (p.e., applicare trucco eccessivo, camuffamenti, attenzione selettiva sul corpo) con lo scopo di creare un’abituazione all’ansia e al disagio. Altre tecniche usate nella TCC sono la psicoeducazione, interventi per aumentare la motivazione, ristrutturazione cognitiva, training attentivo e il mirror retraining (riaddestramento allo specchio; Krebs et al., 2017).

Terapia Farmacologica: gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono considerati di prima linea, in quanto contribuiscono a mitigare i sintomi ansiosi e depressivi associati al disturbo (American Psychiatric Association, 2013). Altri farmaci utilizzati sono il buspirone, gli antipsicotici atipici o la clomipramina (Hong et al., 2019).

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). American Psychiatric Publishing.
  • Feusner, J. D., Moody, T., Hembacher, E., Townsend, J., Bookheimer, S., & Savage, C. R. (2010). Visual information processing of faces in body dysmorphic disorder. CNS Spectrums, 15(5), 409–417.
  • Foroughi A., Khanjani S. & Mousavi Asl E. (2019). Relationship of Concern About Body Dysmorphia with External Shame, Perfectionism, and Negative Affect: The Mediating Role of Self-Compassion, Iran J Psychiatry Behav Sci, 13(2): e80186.
  • Grant J.E. & Phillips K.A. (2004). Is Anorexia Nervosa a Subtype of Body Dysmorphic Disorder? Probably Not, but Read On… Harv Rev Psychiatry, 12(2): 123-126.
  • Hong K., Nezgovorova V., Uzunova G., Schlussel D. & Hollander E. (2019). Pharmacological treatment of body dysmorphic disorder. Current neuropharmacology, 17(8): 697-702.
  • Krebs G., Fernández de la Cruz L. & Mataix-Cols D. (2017). Recent advances in understanding and managing body dysmorphic disorder. Evid Based Ment Health, 20(3): 71-75.
  • Nicewicz H.R. & Boutrouille J.F. (2021). Body Dysmorphic Disorder. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing.
  • Perkins A. (2019). Body dysmorphic disorder: The drive for perfection. Nursing, 49(3): 28-33.
  • Phillips, K. A. (2004). The broken mirror: Understanding and treating body dysmorphic disorder. Oxford University Press.
  • Phillips, K. A., et al. (2014). Body dysmorphic disorder: A treatment manual. Cognitive and Behavioral Practice, 21(1), 1–17.
  • Veale, D. (2004). Advances in a cognitive behavioural model of body dysmorphic disorder. Body Image, 1(1), 113–125.
  • Wilhelm, S., Phillips, K. A., & Steketee, G. (2016). Cognitive-behavioral therapy for body dysmorphic disorder. Current Opinion in Psychiatry, 29(6), 453–458.
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