Tricotillomania

Tricotillomania

Cos’è la tricotillomania

Il termine Tricotillomania, o hair-pulling, fu coniato per la prima volta da un dermatologo francese, Francois Henri Hallopeau, verso la fine del diciannovesimo secolo, allo scopo di descrivere una condizione notata in un suo giovane paziente che si era strappato ciocche di capelli.

Caratteristiche della tricotillomania

Il disturbo è caratterizzato dallo strappo dei capelli, con la conseguente e significativa perdita degli stessi. Più comunemente, vengono tirati i capelli del cuoio capelluto, le sopracciglia e/o le ciglia; ma possono essere tirati tutti i peli del corpo, anche nella zona pubica. L’atto di tirarsi i capelli non è dovuto alla presenza di ossessioni o dubbi circa l’aspetto fisico.

Sintomi e diagnosi

Per effettuare diagnosi di tricotillomania, secondo il DSM5, devono essere presenti i seguenti sintomi:

  • Strapparsi ricorrentemente i capelli, con conseguente perdita degli stessi
  • Ripetuti tentativi di ridurre o interrompere tale comportamento
  • Tirarsi i capelli può causare disagio clinicamente significativo o compromissione nelle aree sociale, lavorativa o altre aree importanti del funzionamento dell’individuo
  • Strapparsi i capelli, o la perdita degli stessi, non è attribuibile ad un’altra condizione medica
  • Strapparsi i capelli non è meglio giustificato dai sintomi di un altro disturbo mentale

Diffusione

L’età d’esordio è spesso riscontrabile nella prima fase adolescenziale, intorno ai 10-13 anni. Negli adulti il disturbo è maggiormente diffuso nella popolazione femminile con un rapporto di 10:1; mentre nell’infanzia non risultano differenze di genere (American Psychiatric Association, 2013). Nella popolazione generale, la prevalenza annuale stimata in adulti e adolescenti è pari circa all’1-2% (American Psychiatric Association, 2013).

Fattori scatenanti

Ci possono essere alcune variabili ambientali che scatenano il comportamento di strapparsi i capelli, quali guardare la TV, leggere un libro o prepararsi davanti lo specchio.

A livello emotivo, lo strappo di solito è preceduto da una sensazione di tensione, ansia, noia, rabbia e tristezza che può essere alleviata solo con il tirare i capelli. Infatti questo comportamento produce, in queste persone, una sensazione di appagamento.

Strappi automatici e strappi consapevoli

Per alcuni, l’atto di strapparsi i capelli può essere un’attività automatica messa in atto quando si sentono soli, stanchi o quando cercano di addormentarsi. Per altri, invece, è un’attività più consapevole, con un altissimo grado di attenzione, sforzandosi, per esempio, di ottenere una certa simmetria nella crescita dei capelli.

In alcuni casi, si ricorre all’uso di strumenti affilati come pinzette o forbici, causando anche danno al cuoio capelluto o alla cute. Inoltre, il comportamento può avvenire in maniera ritualistica: infatti il paziente può pettinarsi i capelli, cercare un tipo particolare di capello da tirare, strapparlo in un modo ben preciso, arrotolarlo tra le dita, passarlo fra i denti o ingoiarlo. In quest’ultimo caso si parla di tricofagia (ingerire i peli strappati); la complicanza di questo gesto è la formazione di tricozoari (boli di capelli ingeriti) con conseguente ostruzione del tratto intestinale; in casi estremi è richiesto un intervento chirurgico.

In generale, le persone con tricotillomania riportano di non provare alcun dolore durante l’hair-pulling, piuttosto possono avvertire una sensazione di prurito o formicolio nelle zone dello strappo, che, a loro volta, possono portare ad un aumento del comportamento disfunzionale.

Conseguenze della tricotillomania

La tricotillomania può avere un impatto devastante sulla vita della persona. Oltre ai danni fisici dell’hair-pulling, possono essere presenti anche una serie di sintomi negativi, quali depressione, ansia, vergogna, colpa, imbarazzo, bassa autostima, isolamento e ritiro sociale. La persona può evitare di andare in piscina, dal parrucchiere, di sedersi davanti qualcun altro, ecc.

Fino al DSM-IV-TR, la tricotillomania era inserita all’interno del capitolo dei disturbi del controllo degli impulsi, (American Psychiatric Association, 1996; American Psychiatric Association, 2002). Solo recentemente, nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, è stata inserita nella sezione dei Disturbi dello Spettro Ossessivo-compulsivo  (DSM5; American Psychiatric Association, 2013).

Trattamento

Il trattamento è generalmente una combinazione di terapia farmacologica e Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC).

Il trattamento farmacologico prevede l’assunzione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, SSRI, o l’assunzione di N-acetilcisteina, oppure Olanzapina.

La TCC è molto efficace per i sintomi della tricotillomania. Poiché alcuni pensieri negativi, sensazioni emotive come noia e agitazione, e specifici contesti, come stanze particolari, possono costituire un trigger per il comportamento di pulling, l’obiettivo della terapia è quello di rendere la persona consapevole di tutte quelle sensazioni di disagio che scatenano la risposta, apprendere comportamenti alternativi, imparare a gestire lo stress, fronteggiare le emozioni e, infine, i pensieri negativi attraverso una ristrutturazione cognitiva.

Nello specifico, l’Habit Reversal Training, è ampiamente riconosciuto come il trattamento in assoluto più efficace per la tricotillomania. In studi recenti si è rivelato più indicato di altri trattamenti comportamentali o farmacologici.

L’Habit Reversal Training consiste in:

  • Automonitoraggio – Tenere un diario dei comportamenti disfunzionali è la chiave del training. Monitorare aiuterà a diventare più consapevoli di quanti capelli si strappano, cosa scatena il comportamento e gli effetti negativi che ne conseguono
  • Training di consapevolezza – Allenarsi a riconoscere situazioni ad alto rischio e fattori scatenanti aiuterà nella riduzione dello strapparsi i capelli. Ad esempio, indossare dei braccialetti con dei sonagli contribuirà a rendersi conto di quando si sollevano le mani per strapparsi i capelli e aumenterà la consapevolezza del gesto, interrompendo l’automatismo
  • Controllo dello stimolo – Imparare a evitare situazioni che scatenano il comportamento disfunzionale è vitale
  • Interventi stimolo – risposta – Sostituire lo strapparsi i capelli con comportamenti antagonisti e incompatibili può aiutare. Si può fare una passeggiata, ballare, cantare, fare ginnastica, una meditazione o giocare con una pallina antistress

Infine, anche tecniche come la Dialectical behavior therapy (DBT) e l’Acceptance and commitment therapy (ACT) permettono di apprendere strategie di regolazione emotiva e di mindfulness da sostituire al comportamento disfunzionale.

La DBT per la tricotillomania è composta da 3 moduli: lavoro sulla consapevolezza, regolazione delle emozioni e tolleranza al disagio (Keuthen et. al, 2011).

L’efficacia dell’ACT si basa sull’ipotesi che alcune persone possono strapparsi i capelli per evitare pensieri ed emozioni angoscianti o spiacevoli. L’ACT ha, quindi, lo scopo di insegnare ad accettare queste emozioni, così da non rendere più necessario mettere in atto il comportamento disfunzionale.

Riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association. (1996). Diagnostic and statistical manual of mental disorders, DSM IV.
  • American Psychiatric Association. (2002). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: text revision, DSM IV-TR.
  • American Psychiatric Association. (2013).
  • American Psychiatric Association. (2014). Diagnostic and statistical manual of mental disorders, DSM 5.
  • Azrin, N. H., & Nunn, R. G. (1973). Habit reversal: A method of eliminating nervous habits and tics. Behaviour Research and Therapy, 11, 619-628.
  • Cohen, L. J., Stein, D. J., Simeon, D., Spadaccini, E., Rosen, J., Aronowitz, B., & Hollander, E. (1995). Clinical profile, comorbidity, the treatment history in 123 hair pullers: A survey study. The Journal of Clinical Psychiatry, 56(7), 319–326.
  • Duke, D. C., Keeley, M. L., Geffken, G. R., & Storch, E. A. (2010). Trichotillomania: A current review. Clinical Psychology Review, 30(2), 181–193.
  • Grant, J. E., & Chamberlain, S. R. (2016). Trichotillomania. American Journal of Psychiatry, 173(9), 868- 874.
  • Grant, J. E., & Odlaug, B. L. (2008). Clinical characteristics of trichotillomania with trichophagia. Comprehensive psychiatry, 49(6), 579-584.
  • Grant JE, Odlaug BL, Kim SW: N-Acetylcysteine, a glutamate modulator, in the treatment of trichotillomania: A double-blind, placebo-controlled study. Arch Gen Psychiatry 66(7):756–763, 2009. doi: 10.1001/archgenpsychiatry.2009.60.
  • Hayes, S. C., Strosahl, K. DK., & Wilson, K. G. (1999). Acceptance and treatment of trichotillomania (hair pulling disorder) and excoriation (skin picking) disorder. Clinics in dermatology, 36(1), 728-736.
  • Linehan, M. M. (1993). Cognitive-behavioral treatment of borderline personality disorder. The Guilford Press.
  • Phillips, K. A., & Stein, D. J., (2021). Tricotillomania (disturbo da strappamento di peli).
  • Swedo, S. E., & Rappoport, J. L. (1991). Annotation: Trichotillomania. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 32, 401–409.
  • VanScoy, H. (2001). Compulsive Hair Pulling: Understanding and Treating Trichotillomania.
  • Woods, D. W., Flessner, C.A., Franklin, M. E., Keuthen, N.J., Goodwin, R. D., Stein, D. J., & Walther, M. R. (2006a). Trichotillomania learning center-scientific advisory board. The Trichotillomania impact project (TIP): exploring phenomenology, functional impairment, and treatment utilization. J.Clin. Psychiatry 67, 1877–1888.
  • Woods, D. W., Flessner, C. A., Franklin, M. E., Wetterneck, C. T., Walther, M. R., & Anderson, E. R. (2006b). Understanding and treating trichotillomania: what we know and what we don’ Psychiatric Clinics of North America, 29, 487–502.
  • https://www.sitri.it/document/tricotillomania/

Se hai bisogno di aiuto o semplicemente vuoi contattare l’Istituto A.T. Beck per qualsiasi informazione,
compila il modulo nella pagina contatti.

Torna su
Cerca