Nel panorama digitale contemporaneo, la dipendenza da ricerca di informazione e il doomscrolling sono due comportamenti emergenti che stanno influenzando profondamente la salute mentale e il benessere emotivo, in particolare tra i giovani. Questi comportamenti, sebbene distinti, sono intrecciati e condividono dinamiche simili che li rendono particolarmente dannosi nel contesto della crescente digitalizzazione della società (Dezza et al., 2024; Price et al., 2021). Comprendere la loro interazione e le loro implicazioni neurobiologiche è essenziale per sviluppare interventi efficaci che possano contrastare i loro effetti deleteri.
Queste dipendenze non sono attualmente riconosciute come diagnosi ufficiali nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5).
Dipendenza da ricerca di informazioni
La dipendenza da ricerca di informazioni, nota anche come information overload, si manifesta come un bisogno compulsivo e difficile da controllare di raccogliere e consumare informazioni, spesso online e senza un obiettivo chiaro. L’individuo trascorre molto tempo cercando dati, articoli, video o contenuti digitali, accumulando materiale che raramente viene utilizzato. Questo comportamento, se reiterato, può compromettere la capacità decisionale, aumentare la confusione mentale e ridurre il benessere psicologico (Dezza et al., 2024).
Doomscrolling
Il doomscrolling, invece, è il comportamento compulsivo di scorrere notizie negative online, in particolare su piattaforme sociali, alla ricerca di aggiornamenti su eventi stressanti, catastrofici o tragici. Questo fenomeno è stato particolarmente accentuato dalla pandemia di COVID-19, quando le persone, preoccupate dalla crisi sanitaria globale, hanno cercato informazioni incessantemente, alimentando il proprio stress e ansia (Price et al., 2022; Sharma et al., 2022).
Una revisione sistematica pubblicata su PubMed Central (Wu et al., 2023) ha evidenziato come la crescente digitalizzazione e l’esposizione costante a stimoli informativi attraverso le tecnologie dell’informazione abbiano un ruolo chiave nello sviluppo dell’information overload. Questo fenomeno è collegato a vari fattori:
- Tratti di personalità, come perfezionismo, ansia e bisogno di controllo
- Insicurezza personale e paura di essere impreparati o “ignoranti” su argomenti socialmente rilevanti
- Pressione sociale e culturale alla costante performance informativa e all’aggiornamento continuo
- Struttura delle piattaforme digitali, progettate per incentivare l’interazione prolungata con contenuti sempre nuovi
- Multitasking digitale, che riduce la soglia di attenzione e incrementa la sovrastimolazione cognitiva
Questa combinazione può generare un sovraccarico mentale, difficoltà di concentrazione, procrastinazione e la sensazione di non essere mai “abbastanza informati”.
Il ruolo dei contenuti brevi
I contenuti brevi sui social media, come quelli proposti da TikTok e Instagram Reels, sono progettati per attrarre rapidamente l’attenzione degli utenti attraverso stimoli visivi ed emozionali, offrendo gratificazione immediata. Questi formati di contenuto, dalla durata breve e altamente stimolante, hanno rivoluzionato il nostro modo di interagire con i media. Tuttavia, quando questi video brevi contengono informazioni negative, possono potenziare il fenomeno del doomscrolling (Goldon, 2024; Wu & Ding, 2023).
L’esperienza di gratificazione rapida che i contenuti brevi offrono attiva il sistema di ricompensa cerebrale, similmente a quanto accade con il consumo di sostanze, come lo zucchero (Klenowski et al., 2016; Shariff et al., 2017). Ogni interazione con un video, che può riguardare una notizia tragica o un evento stressante, rilascia dopamina, rinforzando il comportamento compulsivo di continuare a cercare ulteriori informazioni. Questo meccanismo di ricompensa immediata porta alla desensibilizzazione emotiva, facendo sì che gli utenti sviluppino una tolleranza verso il contenuto negativo, ma riducano la loro capacità di reagire in modo sano agli stimoli stressanti.
Come risponde il nostro cervello
Le implicazioni neurobiologiche del doomscrolling e del consumo di contenuti brevi sono notevoli. Il nucleus accumbens, una regione cerebrale cruciale nel sistema di ricompensa, è fortemente implicato in entrambi i comportamenti (Lawrence et al., 2012; Tang et al., 2014). L’attivazione di questa area durante l’esposizione ai contenuti stimolanti, che può includere sia gratificazione che ansia, riprogramma i circuiti cerebrali, rinforzando il comportamento di ricerca compulsiva di informazioni. Questo processo non solo modifica la risposta del cervello agli stimoli, ma può anche alterare la regolazione emotiva e la capacità di concentrazione, soprattutto nei più giovani, che sono i principali consumatori di contenuti digitali brevi.
L’esposizione continua a contenuti negativi può portare a una forma di “brain rot” (Yousef,2025), un sovraccarico cognitivo che rende difficile per l’individuo mantenere un funzionamento emotivo sano e bilanciato. Con l’aumentare dell’esposizione alle notizie negative, le persone sviluppano una minore tolleranza allo stress, aumentando la vulnerabilità ai disturbi psicologici e riducendo la capacità di affrontare le sfide quotidiane.
Le conseguenze della dipendenza da informazioni e del doomscrolling sono significative sia a livello cognitivo che emotivo. Tra le principali si segnalano:
- Sovraccarico cognitivo e difficoltà a elaborare e selezionare le informazioni
- Procrastinazione, per la sensazione di non essere mai “abbastanza preparati”
- Ridotta capacità di concentrazione e attenzione sostenuta
- Aumento di ansia, stress e senso di inadeguatezza
- Alterazioni del sonno, in particolare nei casi di esposizione notturna prolungata
- Isolamento sociale e difficoltà relazionali
- Riduzione dell’autoefficacia e dell’autostima (Satici et al., 2022)
Nei casi più gravi, possono emergere sintomi assimilabili alle dipendenze comportamentali, tra cui craving, astinenza e compromissione del funzionamento personale.
I fenomeni della dipendenza da ricerca di informazioni e del doomscrolling si manifestano con particolare intensità tra gli adolescenti e i giovani adulti, che rappresentano la fascia d’età più esposta all’uso quotidiano e prolungato delle piattaforme digitali (Kullolli & Trebicka, 2023; Doloi, 2024). L’interazione costante con contenuti online – in particolare attraverso social media come Instagram, TikTok o YouTube – favorisce comportamenti compulsivi legati sia alla fruizione passiva di notizie negative (doomscrolling), sia alla ricerca incessante di dati, articoli e aggiornamenti (information overload).
Strategie di Intervento: Educazione alla Consapevolezza Digitale e Promozione di Comportamenti Sostenibili
Di fronte a queste problematiche, è fondamentale promuovere strategie di intervento che possano aiutare a contrastare gli effetti del doomscrolling e del consumo compulsivo di contenuti brevi. La media literacy (alfabetizzazione digitale) è una delle soluzioni più efficaci per affrontare questi comportamenti. Educare i giovani sull’importanza di un consumo critico dei media, insegnando loro come valutare e scegliere consapevolmente i contenuti che consumano, può ridurre significativamente gli effetti dannosi di queste abitudini (Gilham et al., 2018).
L’adozione di approcci peer-led, dove gli studenti universitari e i giovani adulti sono coinvolti in iniziative educative riguardanti la salute mentale, ha mostrato risultati promettenti nel miglioramento della consapevolezza mentale e nella promozione di comportamenti più equilibrati (Flack et al.,2024). Questi programmi possono non solo educare sui rischi dei contenuti digitali, ma anche incentivare la gestione consapevole delle emozioni e l’adozione di strategie di coping.
Inoltre, le piattaforme sociali stesse possono svolgere un ruolo cruciale nel promuovere contenuti positivi, come video educativi o ispiratori, che possano contrastare il flusso di notizie negative e promuovere la salute mentale. Riorientare le strategie di contenuto per promuovere il benessere emotivo potrebbe aiutare a mitigarne gli effetti negativi e a favorire un’interazione digitale più sana.
Educazione digitale, media literacy e interventi psicologici sono essenziali per sviluppare abitudini più sane e promuovere il benessere psicologico, soprattutto tra i giovani.
- Dezza, I., Molinaro, G., & Verguts, T. (2024). When cognition overshadows affect, maladaptive information-seeking arises. https://doi.org/10.31234/osf.io/2yu9e
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- Flack, M., Burton, W., & Caudwell, K. (2024). I rely on a little help from my friends: the effect of interpersonal and intrapersonal emotion regulation on the relationship between FOMO and problematic internet use. BMC Psychiatry, 24(1). https://doi.org/10.1186/s12888-024-05834-9
- Gilham, C., Austen, E., Wei, Y., & Kutcher, S. (2018). Improving mental health literacy in post-secondary students: field testing the feasibility and potential outcomes of a peer-led approach. Canadian Journal of Community Mental Health, 37(1), 1-12. https://doi.org/10.7870/cjcmh-2018-002
- Goldon, D. (2024). Short videos: the real detrimental inducer for concealed brain damage. Science Insights, 44(3), 1275-1281. https://doi.org/10.15354/si.24.re931
- Klenowski, P., Shariff, M., Belmer, A., Fogarty, M., Mu, E., Bellingham, M., … & Bartlett, S. (2016). Prolonged consumption of sucrose in a binge-like manner alters the morphology of medium spiny neurons in the nucleus accumbens shell. Frontiers in Behavioral Neuroscience, 10. https://doi.org/10.3389/fnbeh.2016.00054
- Kullolli, T., & Trebicka, B. (2023). Generation Z and the evolution of social media: a two-decade analysis of impact and usage trends. Interdisciplinary Journal of Research and Development, 10(3), 77. https://doi.org/10.56345/ijrdv10n311
- Lawrence, N., Hinton, E., Parkinson, J., & Lawrence, A. (2012). Nucleus accumbens response to food cues predicts subsequent snack consumption in women and increased body mass index in those with reduced self-control. Neuroimage, 63(1), 415-422. https://doi.org/10.1016/j.neuroimage.2012.06.070
- Price, M., Legrand, A., Brier, Z., Stolk‐Cooke, K., Peck, K., Dodds, P., … & Adams, Z. (2021). Doomscrolling during COVID-19: the negative association between daily social and traditional media consumption and mental health symptoms during the COVID-19 pandemic. https://doi.org/10.31234/osf.io/s2nfg
- Price, M., Legrand, A., Brier, Z., Stolk‐Cooke, K., Peck, K., Dodds, P., … & Adams, Z. (2022). Doomscrolling during COVID-19: the negative association between daily social and traditional media consumption and mental health symptoms during the COVID-19 pandemic. Psychological Trauma Theory Research Practice and Policy, 14(8), 1338-1346. https://doi.org/10.1037/tra0001202
- Satıcı, S., et al. (2022). Doomscrolling scale: its association with personality traits and psychological distress. Applied Research in Quality of Life, 18(2), 833–847. https://doi.org/10.1007/s11482-022-10110-7
- Shariff, M., Klenowski, P., Morgan, M., Patkar, O., Mu, E., Bellingham, M., … & Bartlett, S. (2017). Binge-like sucrose consumption reduces the dendritic length and complexity of principal neurons in the adolescent rat basolateral amygdala. PLOS One, 12(8), e0183063. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0183063
- Sharma, B., Lee, S., & Johnson, B. (2022). The dark at the end of the tunnel: doomscrolling on social media newsfeeds. Technology Mind and Behavior, 3(1). https://doi.org/10.1037/tmb0000059
- Tang, D., Fellows, L., & Dagher, A. (2014). Behavioral and neural valuation of foods is driven by implicit knowledge of caloric content. Psychological Science, 25(12), 2168-2176. https://doi.org/10.1177/0956797614552081
- Tian, W., & Looper, M. (2024). Navigating mental health in the new social media age: the effects of consuming online mental health information on adolescents’ well-being. https://doi.org/10.31219/osf.io/rg6a3
- Wu, G., & Ding, X. (2023). Which type of tourism short video content inspires potential tourists to travel. Frontiers in Psychology, 14. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1086516
- Yousef, A. (2025). Demystifying the new dilemma of brain rot in the digital era: a review. Brain Sciences, 15(3), 283. https://doi.org/10.3390/brainsci15030283

