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Il ruolo della mindfulness nella neo-genitorialità

Il ruolo della mindfulness nella neo-genitorialità

Photo by Isaac Quesada on Unsplash

La gravidanza e la neo-genitorialità sono esperienze chiave della vita in cui si verificano notevoli cambiamenti nei ruoli familiari, sociali e nelle relazioni interpersonali. L’adattamento a queste transizioni può essere associato oltre che ad emozioni positive anche a stress ed ansia. Si tratta, infatti, di un periodo caratterizzato da una vulnerabilità emotiva considerevole che dunque espone le neo-mamme a sentimenti di ansia e depressione, che però, nella maggior parte dei casi sono transitori e tendono ad affievolirsi con il tempo fino a scomparire.

Talvolta, però, questi sentimenti possono persistere per tutto il periodo della gravidanza e quello successivo della genitorialità innescando risposte biologiche, comportamentali e cognitive che a loro volta, come dimostrato da studi precedenti, sono associati a problemi comportamentali ed emotivi dei bambini, temperamento infantile difficile o nascita pretermine (Huizink et. al., 2017).

In alcuni casi, inoltre, si evidenziano elevati livelli di stress parentale nelle prime fasi di questa esperienza. Lo stress genitoriale è stato descritto come una risposta psicologica di natura negativa agli obblighi legati alla genitorialità (organizzazione quotidiana, alimentazione, difficoltà nelle routine sonno-veglia ecc) che induce i genitori a sentirsi stanchi, frustrati e confusi (Bornstein, 2002). Numerosi studi hanno dimostrato un’associazione tra lo stress genitoriale e lo sviluppo emotivo, sociale e comportamentale dei bambini ed inoltre al funzionamento e alla salute mentale della madre che può mostrare un aumento dei sintomi depressivi. Pertanto, sono diversi i fattori che possono contribuire allo stress dei genitori, ma esso a sua volta è un fattore di rischio sia per la salute dei bambini che per quella dei genitori stessi.

Per questo motivo alcuni studi si sono focalizzati sui fattori che, durante la gravidanza, potrebbero proteggere i neogenitori dallo stress parentale. Uno di questi fattori che può influenzare positivamente il benessere genitoriale durante un periodo carico di vulnerabilità come la gravidanza può essere la consapevolezza. Essa può essere descritta come uno stato mentale di attenzione non giudicante al momento presente, concentrandosi sullo scorrere del tempo, istante dopo istante (Kabat-Zinn, 1990).

La letteratura scientifica infatti mostra un’associazione negativa tra lo stress genitoriale e la consapevolezza (Gouveia et. al. 2016). Essere genitori “consapevoli” influenza positivamente le qualità genitoriali e la relazione genitore-figlio.

Una nuova ricerca condotta da Boekhorst e colleghi (2020) ha studiato l’associazione tra stress genitoriale e tre fattori che caratterizzano la mindfulness: agire consapevolmente, non giudicare e non reagire (si riferisce ai processi di autoregolazione e può essere descritta come la capacità di non essere assorbiti dai pensieri ma di lasciarli andare e venire). Questi sono stati selezionati perché studi precedenti avevano indagato il legame tra le variazioni dei livelli di questi fattori e il disagio psicologico. Si ipotizzava, dunque, una relazione negativa tra disagio psicologico e queste sfaccettature della consapevolezza.

Per quanto riguarda lo stress genitoriale sono state prese in considerazione, anche in questo caso, tre componenti: problemi nella relazione genitori-figli, genitorialità complessa e limitazioni nel ruolo del genitore.

I risultati hanno mostrato un’associazione negativa tra consapevolezza e problemi nella relazione genitore-figlio e nella genitorialità complessa. Dunque, livelli più elevati di consapevolezza sono associati a minori problematiche connesse alla genitorialità e alla relazione.

Dal punto di vista delle tre sfaccettature della consapevolezza, i risultati della ricerca hanno mostrato una relazione negativa tra “agire con consapevolezza” a 22 settimane di gravidanza e stress genitoriale a 3 anni dal parto. Le altre due sfaccettature (assumere un atteggiamento non giudicante e non reagire) hanno mostrato associazioni più deboli.

I ricercatori hanno concluso che agire con consapevolezza è l’unico tra i tre fattori della mindfulness che implica una componente comportamentale visibile analizzando le azioni di una persona nel momento presente. Le altre due sfaccettature, invece, sono connesse all’atteggiamento mentale e non necessariamente osservabili dal punto di vista comportamentale.

In virtù di quando emerso dal presente studio è possibile concludere che la mindfulness consente di prevenire o minimizzare i problemi legati allo stress genitoriale e alla relazione genitori-figli influenzando quindi lo sviluppo psicologico del bambino.

Riferimenti:

  • Boekhorst, M. G., Potharst, E. S., Beerthuizen, A., Hulsbosch, L. P., Bergink, V., Pop, V., & Nyklíček, I. (2020). Mindfulness During Pregnancy and Parental Stress in Mothers Raising Toddlers. Mindfulness.
  • Bornstein, M. H. (Ed.). (2002). Practical issues in parenting. Erlbaum.
  • Gouveia, M. J., Carona, C., Canavarro, M. C., & Moreira, H. (2016). Self-compassion and dispositional mindfulness are associated with parenting styles and parenting stress: The mediating role of mindful parenting. Mindfulness, 7(3), 700–712.
  • Huizink, A. C., Menting, B., De Moor, M. H. M., Verhage, M. L., Kunseler, F. C., Schuengel, C., & Oosterman, M. (2017). From prenatal anxiety to parenting stress: A longitudinal study. Archives of Women’s Mental Health, 20(5), 663–672.
  • Kabat-Zinn, J. (1990). Full catastrophe living: Using the wisdom of your body and mind to face stress, pain, and illness. New York: Delacorte.
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