Epidemiologia dei disturbi dell’umore: differenze di genere

Epidemiologia dei disturbi dell’umore: differenze di genere

Differenze tra donne e uomini nei disturbi dell’umore

Comprendere i fondamenti biologici, psicologici, sociali e culturali delle differenze di genere nei disturbi dell’umore è utile per capirne i meccanismi sia negli uomini sia nelle donne.

I dati epidemiologici forniscono un’importante fonte di informazione sulle spiegazioni delle differenze di genere, perché costituiscono la rappresentazione più accurata dell’espressione dei disturbi nella popolazione generale.

La frequenza con cui è possibile riscontrare i disturbi dell’umore nella popolazione generale è molto alta rispetto ad altre patologie o disturbi psichiatrici. Lo studio ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders) ha evidenziato che:

  • In Italia la prevalenza di depressione maggiore e distimia nell’arco della vita è pari all’11,2%.
  • I disturbi unipolari hanno una prevalenza mondiale variabile dal 5% al 25% e sono più diffusi tra le persone di sesso femminile con un rapporto tra i sessi di 2 a 1 e compaiono intorno ai 40 anni.
  • Il disturbo bipolare rappresenta la sesta causa di invalidità nelle persone tra i 15 e i 44 anni, oltre a costituire la causa più comune di disabilità. La prevalenza della patologia è stimata intorno all’1 – 1,5 %, equamente divisa nei due sessi. Andando nel dettaglio, le donne hanno maggiori probabilità di presentare cicli rapidi e stati misti o pattern di comorbilità che differiscono da quelle dei maschi, tra i quali i disturbi dell’alimentazione lifetime. Le donne con disturbo bipolare I e II hanno maggiore probabilità di presentare sintomi depressivi rispetto ai maschi (APA, 2013).

Nel corso degli anni è stato osservato un aumento sostanziale nel rischio di sviluppare disturbi dell’umore tra le donne rispetto agli uomini in campioni clinici ed epidemiologici.

Perché le donne soffrono maggiormente di disturbi dell’umore?

Escludendo possibili bias di ricerca (bias di campionamento, come l’aumentata rilevazione femminile nei campioni clinici; bias di definizione o rilevazione, come la maggiore tendenza a rilevare o riportare depressione da parte delle donne; confusione con un altro correlato della depressione) sono state considerate numerose spiegazioni per la prevalenza femminile di disturbi dell’umore. Queste includono:

  • genetica (es. le femmine hanno un maggior carico genetico per i disturbi dell’umore);
  • fattori neurobiologici (es. la fluttuazione degli ormoni riproduttivi, la reattività allo stress aumentata nelle donne);
  • maggiore esposizione agli stressor ambientali (es. stress legato al ruolo, eventi di vita);
  • maggiore prevalenza di fattori di rischio premorbosi per la depressione nelle donne (es. fattori temperamentali);
  • una combinazione delle spiegazioni precedentemente menzionate.

–   Già negli anni ’80 i risultati di due importanti studi sui disturbi psichiatrici basati sulla comunità condotti negli USA, l’Epidemiological Catchment Area Study (ECA) e il National Comorbidity Study (NCS), confermavano la differenza di genere nei disturbi dell’umore (Canino et al., 1987; Wells et al., 1989) con un’elevazione di 1.6-2 volte nei valori lifetime per depressione maggiore e distimia nelle donne. A distanza di quasi un decennio, ulteriori studi rivelano che una proporzione molto maggiore di femmine rispetto ai maschi riporta tutti i sottotipi dei disturbi dell’umore non bipolari. Per contro, il rapporto di genere per il disturbo bipolare nei campioni di comunità è approssimativamente alla pari. La maggior parte degli studi sull’incidenza della depressione ha mostrato una percentuale complessivamente più elevata nelle femmine (De Graaf et al., 2013).

Da un recente studio trasversale (2017), che indaga le differenze di genere nei sintomi della depressione tra gli adolescenti nella Norvegia orientale, è emerso che le ragazze riportano una maggiore prevalenza della depressione rispetto ai ragazzi: le differenze di genere sono state osservate su tutti i sintomi della depressione rispetto al conflitto familiare, alle abitudini di vita, alla soddisfazione scolastica e ai servizi sanitari. I risultati hanno mostrato che i conflitti familiari hanno contribuito al 19,2% della varianza nei sintomi della depressione nelle ragazze e al 12,4% nei ragazzi. La soddisfazione scolastica ha dato un forte contributo: il 21,5% delle ragazze e il 15,4% dei ragazzi. Il modello totale ha spiegato il 49% della varianza totale nei sintomi della depressione nelle ragazze e del 32,5% nei ragazzi (Granrud et al., 2017).

Anche in Parker et al. (2010) si riscontra che i tassi d’incidenza della depressione sono maggiori tra le femmine rispetto ai maschi in tutte le fasce d’età tra la media e la tarda adolescenza; l’età di picco di rischio per la prima insorgenza di episodi di depressione maggiore (inclusa la depressione bipolare) è stimata a partire da adolescenza medio-tarda fino ai primi 40 anni (Kessler & Bromet, 2013).

I risultati confermano che le femmine sono più predisposte dei maschi a sviluppare o essere esposte a fattori che causano depressione unipolare non melanconica e disordine di adattamento con umore depresso. I tassi di incidenza specifici per l’età indicano che le femmine di età superiore ai 15 anni sono più inclini a sviluppare depressione unipolare non melanconica rispetto ai maschi e un gap di genere notevole è stato riscontrato nella vita media. Tuttavia, non sono emerse differenze di genere nei tassi di incidenza complessiva o specifica dell’età per la depressione con caratteristiche melanconiche e/o psicotiche (compresa la depressione bipolare). I risultati supportano la visione che l’età media di insorgenza di disturbi con caratteristiche depressive non differisce tra i sessi e che le età di insorgenza di tutti i sottotipi di depressione variano notevolmente (Bogren et al., 2017).

Tuttavia, in generale, i dati epidemiologici e clinici convergono nel dimostrare un decorso più grave e cronico nelle donne.

Un recente studio condotto in Cina (Shi P. et al., 2021) propone un’interessante ipotesi, che mette in luce ulteriori differenze di genere nei confronti della depressione. Le donne tenderebbero a riportare maggiormente forme moderate e medie di depressione, mentre gli uomini forme gravi. Meccanismi potenziali che possono spiegare questa differenza sono individuati in:

  • covariazione dei livelli di estrogeni e il picco di incidenza della depressione femminile
  • differenze di genere nel coping: per ragioni socio culturali, legate al modello di mascolinità, gli uomini tendono a non riportare sintomi depressivi fino a quando non siano eclatanti.
  • differenze di genere nel fenotipo dei sintomi.

Secondo questa ipotesi, la depressione maschile, presentandosi in modalità differente, è sotto diagnosticata e quindi sotto trattata. Occorre quindi incorporare i sintomi maschili della depressione (che includono anche episodi di violenza e dipendenza da sostanze) tra i criteri diagnostici rilevanti.

Fattori di rischio per i disturbi dell’umore

Prove suggestive rispetto alla prevalenza della depressione nelle donne hanno evidenziato diversi fattori di rischio (Angold et al., 1998; De Graaf et al., 2013; Bogren et al., 2017). Questi includono:

  • disturbi d’ansia preesistenti;
  • maggiore vulnerabilità a stress ambientali (es. discordia familiare);
  • eventi di vita e malattie fisiche;
  • diminuzione delle abilità di coping;
  • mancanza di supporto sociale.

Studi futuri dovranno esaminare simultaneamente la sovrapposizione tra fattori genetici, biologici e ambientali per accrescere la nostra comprensione dei percorsi sesso-specifici della depressione.

Il raggrupparsi della depressione a livello familiare può essere in gran parte attribuito a fattori genetici. Numerosi lavori hanno investigato le differenze di genere nei fattori genetici sottostanti le componenti della depressione: i risultati confermano che gli stessi fattori genetici sottostanno alla depressione sia nei maschi sia nelle femmine.

Oggi esistono molte evidenze di studi epidemiologici del fatto che la differenza di genere nella depressione emerge nella prima adolescenza e rimane abbastanza stabile nel corso della vita. Il drammatico aumento nei tassi d’esordio dei disturbi dell’umore nelle prime fasi dell’adolescenza fornisce un target importante per la prevenzione della cristallizzazione di questi disturbi e la conseguente menomazione nella realizzazione degli obiettivi sia dell’istruzione sia sociali. La concentrazione esclusiva sui problemi di comportamento dirompente nei giovani dovrebbe essere bilanciata da nuove iniziative per identificare coloro che soffrono in silenzio per la depressione o l’ansia, minimizzando in questo modo le opportunità di applicare le strategie di intervento e trattamento che sono state ben sviluppate per la depressione nei setting clinici.

Epidemiologia dei disturbi dell’umore – Riferimenti

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, APA, Washington DC.
  • Angold, A. et al. (1998). Puberty and depression: the roles of age, pubertal status and pubertal timing. Psychological Medicine, 28:51-61.
  • Bogren, M. et al. (2017). Gender differences in subtypes of depression by first incidence and age of onset: a follow-up of the Lundby population. European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience, 1-11.
  • Canino, G.J. et al. (1987). The prevalence of specific psychiatric disorders in Puerto Rico. Archives of General Psychiatry, 44:727-35.
  • De Graaf, R. et al. (2013). First-incidence of DSM-IV mood, anxiety and substance use disorders and its determinants: results from the Netherlands Mental Health Survey and Incidence Study-2. J Affect Disord, 149:100–107.
  • Ernest, C. & Angst, J. (1992). The Zurich Study: XII. Sex difference in depression. Evidence from longitudinal epidemiological data. European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience, 241:222-30.
  • Granrud, M.D. et al. (2017). Gender differences in symptoms of depression among adolescents in Eastern Norway: Results from a cross-sectional study. Scand J Public Health, 12:1-10.
  • Kessler, R.C. & Bromet, E.J. (2013). L’epidemiologia della depressione in tutte le culture. Annu Rev Publ. Salute (Lond), 34: 119-138.
  • Lewinsohn, P.M. et al. (1993). Adolescent psychopathology: I. Prevalence and incidence of depression and other DSM-III-R disorders in high school students. Journal Abnorm of Psychological, 102:133-44.
  • Merikangas, K.R., Weissman, M.M. & Pauls, D.L. (1985). Generic factors in the sex ratio of major depression. Psychological Medicine, 15:63-9.
  • Nolen-Hoeksema, S. (1987). Sex differences in unipolar depression: evidence and theory. Psychological Bulletin, 101:259-82.
  • Shi P, Yang A, Zhao Q, Chen Z, Ren X and Dai Q (2021). A Hypothesis of Gender Differences in Self-Reporting Symptom of Depression: Implications to Solve Under-Diagnosis and Under-Treatment of Depression in Males. Front. Psychiatry 12:589687. doi: 10.3389/fpsyt.2021.589687
  • Weissman, M.M. & Klerman, G.L. (1977). Sex differences and the epidemiology of depression. Archives of General Psychiatry, 34:98-111.
  • Wells, J.E. et al (1989). Christchurch psychiatric epidemiology study: methodology and lifetime prevalence for specific psychiatric disorders. Australian NZ of Journal Psychiatry, 23:315-26.

Autore/i

Dott.ssa Mariangela Ferrone

Dott.ssa Mariangela Ferrone

Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).

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