Il disturbo dello spettro autistico (ASD) si configura come una condizione del neurosviluppo caratterizzata da un’alterazione qualitativa dell’interazione sociale e della comunicazione, nonché da schemi comportamentali ristretti e ripetitivi (APA, 2013). I bambini e i ragazzi con tale disturbo possono manifestare rigidità nei pensieri e nelle abitudini, difficoltà nella comprensione delle emozioni proprie e altrui, nella lettura del contesto e una marcata resistenza al cambiamento. Queste caratteristiche influiscono notevolmente sulla capacità di instaurare relazioni significative, regolare le proprie emozioni e adattarsi in modo flessibile ai contesti ambientali.
All’interno di un approccio che considera la persona nella sua globalità (corpo, mente e ambiente), l’intervento terapeutico di gruppo si configura come uno spazio funzionale e specifico, volto alla promozione di competenze interpersonali. In questo contesto, i gruppi terapeutici rappresentano un’opportunità preziosa per sostenere lo sviluppo sociale ed emotivo, in quanto costituiscono un ambiente protetto e controllato dove sperimentare e allenare nuove modalità relazionali. Ciò si traduce in effetti significativi sulla regolazione emotiva, sulla metacognizione sociale e sul senso di autoefficacia. Negli ultimi anni, numerosi studi hanno confermato l’importanza clinica di tali interventi, evidenziando miglioramenti nelle capacità sociali, nell’autoregolazione emotiva e nella fiducia in sé stessi (Gates et al., 2017; Miller et al., 2022).
Il gruppo: un contesto terapeutico e formativo
Un lavoro di gruppo, strutturato e guidato da un’équipe clinica multidisciplinare, consente l’attivazione e l’elaborazione delle competenze sociali attraverso un’esperienza diretta e condivisa. Le attività proposte sono pensate per offrire situazioni relazionali ripetute, momenti di gioco condiviso, imitazione, osservazione degli altri e giochi di ruolo (role-playing). Il gruppo si trasforma così in un ambiente di apprendimento implicito, in cui le abilità emergono spontaneamente ma vengono immediatamente contestualizzate, verbalizzate e riformulate a fini psicoeducativi.
La dimensione intersoggettiva consente inoltre di modulare i vissuti di diversità, riducendo il rischio e le esperienze di esclusione sociale e favorendo il senso di appartenenza all’interno di un ambiente sicuro e controllato in cui potersi sentire accolti, riconosciuti e valorizzati. Aspetti, questi ultimi, fondamentali per costruire un’immagine positiva di sé e aumentare l’autostima (Baron-Cohen et al., 2022).
Obiettivi e attività del lavoro di gruppo
Gli obiettivi principali dell’intervento riguardano lo sviluppo di competenze sociali e relazionali, fondamentali nella vita quotidiana. Tra i più rilevanti troviamo:
- turnazione e attesa;
- cooperazione e lavoro di squadra;
- gestione della frustrazione;
- flessibilità cognitiva (capacità di adattamento a nuove situazioni);
- problem solving;
- rispetto delle regole condivise;
- riconoscimento e gestione delle emozioni;
- esposizione a contesti sociali nuovi e meno strutturati.
Le attività variano in base agli obiettivi e includono giochi di gruppo, role-playing, esercizi psicomotori, attività creative e, talvolta, esperienze all’esterno del setting terapeutico. Tali esperienze permettono ai partecipanti di confrontarsi con paure e difficoltà reali, favorendo l’apprendimento sociale in contesti meno controllati.
Modelli d’intervento utilizzati nel lavoro di gruppo
L’efficacia dell’intervento di gruppo è potenziata dall’integrazione di modelli teorici e tecniche validate, tra cui:
- Analisi Comportamentale Applicata (ABA): metodologia basata sull’analisi funzionale del comportamento e sul condizionamento operante. Lo scopo principale prevede il rinforzo dei comportamenti positivi, come per esempio il rispetto delle regole o la collaborazione;
- Terapia Cognitivo-Comportamentale adattata (CBT): focalizzata sulla ristrutturazione cognitiva, il riconoscimento degli schemi disfunzionali e l’acquisizione di strategie di coping. Nel contesto di gruppo risulta particolarmente utile per aiutare ad adottare strategie più funzionali, riducendo i comportamenti disadattivi;
- Programma TEACCH: enfatizza l’uso della strutturazione visiva, la prevedibilità del contesto e l’adattamento alle capacità del soggetto per favorire l’autoregolazione e la comprensione delle dinamiche interattive L’utilizzo degli strumenti visivi nonché la creazione di ambienti strutturati agisce da facilitatore per una migliore lettura del contesto promuovendo un senso di sicurezza;
- Modello DIR/Floortime: valorizza la sintonizzazione emotiva e la reciprocità affettiva attraverso il gioco simbolico e la regolazione costruita;
- Training delle abilità sociali (SST): fornisce strumenti pratici volti all’insegnamento esplicito di competenze conversazionali, assertività, decodifica di segnali non verbali e problem solving.
La coesistenza e la personalizzazione di tali approcci permette un intervento multilivello, centrato sul funzionamento individuale e sulla promozione della capacità di agire in modo autonomo all’interno di ambienti sociali autentici.
Evidenze cliniche e implicazioni psicologiche
Numerosi studi evidenziano i benefici dei gruppi terapeutici nella promozione di competenze pragmatiche, della teoria della mente e della regolazione affettiva (Laugeson et al., 2021; White et al., 2021). I partecipanti mostrano un miglioramento nell’ empatia, nella qualità delle relazioni e nella capacità di gestire situazioni complesse. Si osserva anche un incremento del locus of control interno (percezione del controllo personale), una riduzione dei comportamenti evitanti e una maggiore espressione emotiva attraverso canali verbali e non verbali. Le famiglie segnalano non solo progressi nella gestione quotidiana ma anche un miglior adattamento nei contesti scolastici e familiari.
Il gruppo inoltre rappresenta anche uno strumento valutativo clinico, in grado di fornire informazioni preziose sulle competenze adattive, sulla flessibilità cognitiva e sull’evoluzione dei tratti comportamentali nel tempo.
Conclusione
In un panorama clinico sempre più orientato alla personalizzazione e all’efficacia degli interventi, il gruppo si configura non solo come uno spazio protetto, ma anche come un vero e proprio laboratorio evolutivo. Al suo interno, bambini e adolescenti con disturbo dello spettro autistico possono apprendere attraverso l’esperienza, ristrutturare i propri modelli mentali e interiorizzare nuove modalità relazionali, sperimentando il cambiamento in un clima di fiducia, reciprocità e rispetto.
Investire in interventi di gruppo significa andare oltre il trattamento individuale, abbracciando una visione più ampia, inclusiva e umana, in cui la fragilità viene trasformata in risorsa e la diversità diventa un’occasione di crescita comune.
Riferimenti Bibliografici
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- American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.).

