Pride Month: il Rainbow Washing

Pride Month: il Rainbow Washing

Pride Month

Photo by Alexander Grey on Pexels

Introduzione

Il mese di giugno è internazionalmente riconosciuto come Pride Month, un periodo dedicato alla celebrazione della comunità LGBT+ e alla promozione dei diritti e dell’uguaglianza. In questo contesto, molti brand e aziende adottano strategie di marketing per mostrare il loro supporto alla causa LGBT+. Dietro alcune di queste manifestazioni di solidarietà si nasconde tuttavia un fenomeno noto come “rainbow washing”. Questo termine descrive l’uso superficiale e opportunistico dei simboli della comunità LGBTQ+ per fini commerciali, senza un reale impegno verso la causa.

Cos’è il Rainbow Washing?

Il rainbow washing si verifica quando un’azienda adotta simboli LGBT+ come il logo arcobaleno o lancia prodotti in edizione limitata durante il Pride Month senza implementare politiche o azioni concrete a supporto della comunità. Questo comportamento è spesso percepito come un tentativo di capitalizzare una causa sociale senza contribuire realmente al progresso o alla protezione dei diritti delle persone LGBT+.

Esempi di Rainbow Washing

Molte aziende hanno adottato il rainbow washing come strategia di marketing. Ad esempio, grandi marchi come H&M e Nike hanno lanciato collezioni di abbigliamento ispirate al Pride, ma hanno ricevuto critiche per non supportare adeguatamente la comunità LGBT+ attraverso politiche interne inclusive o donazioni a organizzazioni LGBT+.

Un esempio emblematico è stato il caso di AT&T, un’azienda che ha spesso sfoggiato il logo arcobaleno durante il Pride Month. Tuttavia, è stato rivelato che la stessa azienda ha donato ingenti somme di denaro a politici che supportano legislazioni anti-LGBT+.

L’Impatto del Rainbow Washing

Il rainbow washing non solo sfrutta la comunità LGBT+ per fini commerciali, ma può anche danneggiare la causa in vari modi:

  • Superficialità del Supporto: Le azioni superficiali delle aziende possono distrarre dai problemi reali e urgenti affrontati dalla comunità LGBT+, spostando l’attenzione su campagne di marketing vuote.
  • Cinismo e Disillusione: La percezione che le aziende utilizzino i simboli LGBT+ solo per profitto può alimentare il cinismo tra i consumatori, rendendo più difficile per le organizzazioni autentiche ottenere il supporto di cui hanno bisogno.
  • Mancanza di Impegno Reale: Il rainbow washing permette alle aziende di sembrare alleate senza dover implementare cambiamenti strutturali o adottare politiche inclusive.

Come Riconoscere e Combattere il Rainbow Washing

È fondamentale per i consumatori e le attiviste riconoscere e sfidare il rainbow washing. Ecco alcuni indicatori per identificare il fenomeno:

  • Coerenza delle Azioni: Verificare se l’azienda supporta attivamente la comunità LGBT+ durante tutto l’anno e non solo durante il Pride Month.
  • Politiche Inclusive: Controllare se l’azienda ha politiche interne che promuovono l’inclusione e la protezione dei dipendenti LGBT+.
  • Supporto Economico: Esaminare se l’azienda fa donazioni significative e continuative a organizzazioni LGBT+ o a cause legate ai diritti umani.

Conclusione

Il rainbow washing è una forma di marketing superficiale che sfrutta simboli e cause sociali per fini commerciali senza un impegno genuino. Mentre il supporto visibile alla comunità LGBTQ+ può essere positivo, è essenziale che sia accompagnato da azioni concrete e durature. I consumatori hanno il potere di influenzare il comportamento delle aziende, richiedendo autenticità e impegno reale, non solo durante il Pride Month, ma tutto l’anno.

Per una società più equa e inclusiva, è necessario che il supporto alla comunità LGBTQ+ vada oltre il marketing, riflettendosi in azioni concrete e impegni tangibili.

Autore/i dell’articolo

Dott. Jonathan Righi
Psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio. Specializzando in Psicoterapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck. Collaboratore e content creator per l’Istituto A.T. Beck. È responsabile coordinatore dei volontari per la Onlus Il Vaso di Pandora – La Speranza dopo il trauma, dedicata ai sopravvissuti e alle sopravvissute a trauma. Svolge attività clinica e di ricerca specialmente nell’ambito delle minoranze sessuali e di genere e nella valutazione psicodiagnostica. Consegue un’alta formazione nella diagnosi e nel trattamento del trauma in età evolutiva. Certificato per la conduzione di gruppi secondo il modello Coping Power Program. È membro fondatore di Peter Boom – Associazione Arcigay Viterbo È Socio Aderente della Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale (CBT-Italia).

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