Malattia, corpo e intimità

Malattia, corpo e intimità

“Da quando mi sono ammalato, non mi sento più una donna. Non mi sento più un uomo.”

Ci sono diagnosi che cambiano il corpo. E ce ne sono altre che sembrano cambiare anche il modo in cui guardiamo noi stessi.

 

Dopo un tumore, un infarto, una sclerosi multipla, una menopausa precoce, una malattia cronica o un intervento chirurgico, molte persone raccontano la stessa sensazione: “Non mi riconosco più.” Il desiderio diminuisce. L’intimità spaventa. Ci si vergogna delle cicatrici, dei cambiamenti del corpo, delle difficoltà sessuali. Si evita il contatto per paura di deludere il partner, di non essere più desiderabili o di non riuscire più a provare piacere.

 

Così, lentamente, non si perde solo una parte della sessualità. Si rischia di perdere una parte della propria identità. Eppure, è proprio qui che nasce uno degli equivoci più dolorosi.

 

Abbiamo imparato a pensare che la sessualità coincida con la prestazione. Che dipenda esclusivamente da un’erezione, da una lubrificazione, da un orgasmo o dalla capacità di avere un rapporto come prima. Ma la sessualità è molto di più. È una mano che continua a cercarne un’altra. È un abbraccio che fa sentire al sicuro. È il desiderio di essere guardati con tenerezza. È una carezza che dice: “Sono ancora qui.”

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che la salute sessuale è parte integrante del benessere e della qualità della vita. Non riguarda soltanto il funzionamento del corpo, ma anche le emozioni, le relazioni, l’identità e la possibilità di vivere l’intimità in modo libero e soddisfacente. Per questo motivo una malattia non dovrebbe mai segnare la fine della vita sessuale. Può cambiarla. Talvolta profondamente. Ma cambiarla non significa cancellarla.

 

La ricerca mostra che le persone e le coppie che riescono ad accettare i cambiamenti del corpo, a parlarne apertamente e a costruire nuovi modi di vivere il desiderio e il piacere riportano una qualità della vita significativamente migliore rispetto a chi rinuncia completamente all’intimità. Il problema è che, troppo spesso, nessuno ne parla.

 

Durante una visita medica si discute della terapia, degli esami, dei farmaci, degli effetti collaterali. Raramente qualcuno domanda: “Come sta vivendo la sua sessualità?” Eppure, quella domanda, per molte persone, può fare la differenza. Perché nessuna diagnosi dovrebbe togliere il diritto di sentirsi ancora desiderabili, di provare piacere o di vivere una relazione intima.

 

Il corpo può cambiare. La sessualità può trasformarsi. Ma la capacità di amare e di sentirsi amati continua a essere una delle risorse più profonde dell’essere umano.

Riferimenti bibliografici:

  • World Health Organization. Sexual Health.
  • McCarthy B., McCarthy E. Sexuality After 60: Intimate, Pleasurable, and Satisfying. Routledge, 2022.

Autore/i dell’articolo

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Fondatrice e Direttrice dell’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale di Roma e Caserta. Certified Trainer/Consultant/Speaker/Supervisor dell’ACT (Academy of Cognitive Therapy). Membro del Beck Institute International Advisory Committee di Philadelphia. È Fondatrice e Presidente della Onlus Il Vaso di Pandora. La Speranza dopo il Trauma (www.ilvasodipandora.org). Socio Fondatore e Vice Presidente di CBT-Italia. Insegna da anni protocolli Mindfulness Based (MBSR, MBCT, Mindful eating, ecc.) È Mindfulness Yoga Teacher ed Expert Yoga Trauma Teacher certificata CSEN e Yoga Alliance®. È autrice di numerosi libri, capitoli di libri e pubblicazioni.
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