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Terapia della Foresta contro la Depressione

Terapia della Foresta contro la Depressione

Photo by Luis Del Río Camacho on Unsplash

La “Terapia della Foresta” o “Bagno di Foresta” (Shinrin-Yoku in Giappone, dove per primo è emerso questo trattamento) si riferisce al visitare una foresta, un bosco o un parco naturale, oppure impegnarsi in varie attività in un ambiente boschivo al fine di migliorare la propria salute psicofisica e il proprio benessere.

Questo trattamento è molto importante al giorno d’oggi. Le società, infatti, si sono urbanizzate rapidamente, e sempre più persone risiedono in un ambiente urbano con un limitato o nessun accesso alla Natura. In questa situazione di distacco dall’ecosistema, il ritorno alla Natura, alle passeggiate e alle attività che caratterizzano il “bagno di foresta” è diventato un’impellenza sempre più forte, al punto che il suo effetto è stato, per questo motivo, sperimentato su numerose popolazioni in altrettanto numerose ricerche.

In particolare, hanno ricevuto un’attenzione speciale gli effetti psicologici di questa terapia: considerato che le persone che vivono in un ambiente urbano riportano di avere un rischio maggiore di esposizione prolungata a situazioni stressanti e di problemi di salute mentale, questo aspetto è stato ritenuto di estrema importanza.

Negli studi svolti finora, rispetto ai gruppi di controllo, gli individui che sperimentavano la “terapia della foresta” sembravano migliorare significativamente la propria salute mentale, riducendo i livelli di stress, depressione, ansia e rabbia.

Alcuni ricercatori coreani, Lee e colleghi, nel 2017 hanno deciso di riassumere i risultati degli studi disponibili fino a quel momento sul “bagno di foresta”, conducendo una revisione sistematica che dimostrasse gli effetti di questa terapia.

Gli autori hanno analizzato tutti i paper apparsi nei principali motori di ricerca bibliografica tra il 1996 e il 2016 che riportassero le parole “alberi”, “foreste”, “boschi”, “sentimento”, “depressione”, “emozioni” e “disturbo depressivo”.
Come risultato dell’ampia revisione della letteratura, è stato possibile identificare 28 studi che soddisfacessero i criteri della review.

Tutti i 28 studi variavano in termini di caratteristiche del campione e di tipologia di intervento, così come per formato, contenuto e impostazioni dello studio. Indipendentemente dalle ampie variazioni, però, in generale le ricerche hanno dimostrato che il bagno di foresta è efficace nel migliorare la depressione, in particolare per gli adulti con problemi di salute.
Tuttavia, i programmi terapeutici che utilizzavano le attività di “osservazione o camminata nella foresta” come unico intervento non erano efficaci nel migliorare la depressione.

Questo ha una spiegazione molto semplice. La terapia forestale è solitamente classificata per tre diversi livelli di contatto: “vedere la natura”, “essere in presenza della natura circostante” e “partecipazione attiva e coinvolgimento con la natura” (Stigsdotter et al., 2011).
Tutte le attività hanno avuto una certa quantità di benefici per la salute, tuttavia questa review ha rivelato che “vedere la natura” o “essere in presenza della natura circostante” potrebbe non essere sufficiente per avere un impatto significativo sul livello di depressione. Pertanto, gli effetti del bagno di foresta sulla depressione si vedrebbero principalmente ai livelli più alti della terapia forestale, ovvero quando vi è coinvolgimento e partecipazione attiva.

Quali possono essere queste attività? Possiamo pensare a diversi esercizi da eseguire all’interno di un luogo naturale per rendere quest’esperienza una vera “terapia forestale”, ad esempio:

– Il gioco. È impiegato dai bambini ed è l’attività più naturale quando ci approcciamo alla Natura. Possiamo usare elementi e oggetti naturali come foglie e rametti per costruire oggetti, tracciare sul terreno dei disegni con un bastone, nasconderci tra i boschi, rotolarci tra i fiori, camminare a piedi scalzi sull’erba, correre contro il vento, buttare dei rametti nei corsi d’acqua e vedere quale “supera” l’altro.

– La meditazione. Possiamo svolgere diversi tipi di meditazione: possiamo sederci appoggiandoci con la schiena ad un albero e immaginare delle radici partire dal nostro osso sacro che scendono nel terreno e prendono nutrimento, e dei rami che crescono dalla nostra testa per assorbire la luce del Sole; possiamo portare consapevolezza sui nostri cinque sensi (tatto, olfatto, udito, vista e gusto) e fare attenzione ad almeno 5 cose che notiamo attorno a noi con ognuno dei sensi, a turno; possiamo visualizzare che qualcosa di estremamente bello o di sacro sia interno alla Natura che ci circonda per percepirne la bellezza, o anche solo pensarlo mentre camminiamo; possiamo poggiare le mani sul terreno e immaginare di scaricare a terra tutte le nostre emozioni negative; possiamo fare attenzione ai 4 elementi (aria, acqua, terra e fuoco) in tutto ciò che ci circonda e magari collegarli ai fenomeni che avvengono dentro di noi (terra il corpo e le sensazioni fisiche, acqua le emozioni e il battito cardiaco o il sangue che scorre, aria il respiro, fuoco il calore corporeo e la consapevolezza o determinazione nello svolgere questi esercizi); possiamo osservare uno specchio d’acqua e restare catturati dai movimenti e dalle forme che l’acqua crea; possiamo infine immaginare di vedere il mondo con gli occhi, le orecchie, l’olfatto, il tatto e il gusto di un insetto, di un altro animale, di una pianta o di un albero.

– Offerte. È possibile lasciare qualcosa da mangiare (dove è permesso e piccoli pezzi) agli animali del bosco, o lasciare del latte, dell’acqua, dei biscotti, del pane, della frutta o altre offerte di cibo e bevande “al luogo”, anche se non vediamo alcun animale, magari davanti a un albero, sopra una roccia, o comunque in una parte del luogo che ci dà una sensazione di sacralità e imponenza. Anche se il luogo non può percepirlo, noi possiamo farlo e ciò può influenzare la nostra percezione del luogo stesso, donandogli solennità e importanza. È un modo per ricordare a noi stessi la sacralità del posto in cui stiamo e per mostrare reciprocità per tutto quello che la Natura e il luogo ci stanno donando, ospitandoci.

– Riconoscendo i nomi e le specie degli alberi, degli uccelli, dei fiori e degli animali. Osservando e restando curiosi dei movimenti che vediamo attorno a noi. Possiamo chiederci: come si muove l’acqua? In che direzione va il vento? Quali forme assumono le nuvole o i paesaggi? Come cambia questo ambiente con le varie stagioni, con il freddo e con il caldo, con la sera e con il giorno, con la pioggia e con il Sole?
Quali insetti ci sono e cosa fanno? Come si muovono i fiori e le fronde degli alberi?
Quali pattern o schemi producono i rami, le foglie e così via?
A che ora appaiono in cielo il Sole e la Luna? Da dove sorgono e dove tramontano? Come cambia l’ambiente a seconda delle fasi lunari e delle stagioni?

Questi sono solo alcuni spunti, ma è possibile svolgere infinite attività come forme avanzate del bagno di foresta: tuttavia, indipendentemente dall’attività che svolgeremo, un alto coinvolgimento con la Natura aumenterà in ogni caso le probabilità di diminuire l’effetto o la possibilità d’insorgenza della depressione.

 

Bibliografia:

  • Lee I, Choi H, Bang KS, Kim S, Song M, Lee B. Effects of Forest Therapy on Depressive Symptoms among Adults: A Systematic Review. Int J Environ Res Public Health. 2017 Mar 20;14(3).
  • Stigsdotter U.K., Palsdottir A.M., Burls A., Chermaz A., Ferrini F., Grahn P. Nature-based therapeutic interventions. In: Nilsson K., Sangster M., Gallis C., Hartig T., Vries S.D., Seeland K., Schipperijn J., editors. Forests, Trees and Human Health. Springer; New York, NY, USA: 2011. pp. 309–342.

Autore/i dell’articolo

Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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