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Trauma e tossicodipendenze

Trauma e tossicodipendenze

Photo by Nick Fewings on Unsplash

Il trauma come fattore di rischio nell’insorgenza delle tossicodipendenze

Introduzione

Le dipendenze patologiche sono caratterizzate dall’uso distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento. Ciò che accomuna le differenti forme di dipendenza è la possibilità che questa offre alle persone di modificare l’umore e le sensazioni e, pertanto, la dipendenza prima ancora di essere una condizione neurobiologica o un problema sociale, è un fenomeno individuale che può presentarsi nel corso dello sviluppo psicologico come risposta a specifici fattori evolutivi (Caretti et al., 2005).

La letteratura scientifica

La letteratura scientifica internazionale mostra chiaramente le relazioni esistenti fra traumi vissuti nell’infanzia e disturbi psicopatologici in età adulta. Numerosi studi confermano che l’esposizione a un trauma (sia puntiforme sia cumulativo, Van der Kolk, 2008) può facilitare l’insorgere di una psicopatologia (Farina e Liotti 2011; Mosquera et al. 2011); che spesso si manifesta anche attraverso forme di dipendenza. Lo studio di Khoury e collaboratori (2010) in un campione di 587 soggetti esposti a traumi infantili e un alto livello di dipendenza da sostanze nell’arco di vita, ha evidenziato che la gravità dell’abuso di sostanze (soprattutto cocaina), era fortemente correlato con l’abuso fisico, sessuale ed emotivo durante l’infanzia; ancora, lo studio di Schäfer e collaboratori (2010) ha riscontrato in un campione di 489 partecipanti con storia di trauma evolutivo, oltre alla dipendenza da varie sostanze (quali eroina, cocaina e alcol), anche una forte tendenza alla dissociazione.

Ulteriormente, lo studio di Heffner e collaboratori (2011) ha evidenziato che l’esposizione precoce a un trauma psichico, provoca stati di paura e impotenza in un campione di 51 soggetti dipendenti da alcol e droga. Questi dati suggeriscono, complessivamente, che l’esposizione a un trauma psichico durante l’infanzia, altera significativamente l’equilibrio psichico e le capacità di regolazione affettiva delle persone. Da questa prospettiva, i comportamenti additivi sembrano tutti rappresentare un tentativo disfunzionale di fronteggiare l’emergere incontrollato di vissuti traumatici infantili che il soggetto contrasta ritirandosi in stati mentali dissociati dal resto della coscienza ordinaria, attraverso la sostanza psicoattiva.

La terapia cognitivo comportamentale

Recenti studi hanno appurato come la terapia cognitivo comportamentale (CBT) sia in grado di dimostrarsi sostanzialmente più efficace rispetto al trattamento delle classiche 12 fasi indirizzato a coloro che si sottopongono a terapia di gruppo come gli Alcolisti anonimi. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) si basa sulla teoria secondo cui la maggior parte delle reazioni emotive e comportamentali sono apprese, ma soprattutto si sviluppa dal presupposto che ogni individuo è in grado di acquisire nuove modalità di reazione e di comportamento. Questo approccio si focalizza sull’insegnare ai pazienti determinate abilità al fine di riconoscere e ridurre il rischio di ricaduta, mantenere l’astensione e migliorare l’autoefficacia. Gli individui imparano ad identificare quegli elementi, del tutto personali, che li portano ad assumere sostanze. Ai pazienti vengono insegnate concretamente nuove abilità e strategie di coping per contrastare la dipendenza. Il lavoro che i pazienti effettuano sull’analisi degli elementi di innesco, sul decidere di utilizzare strategie orientate al recupero e sul “gioco di ruolo” circa situazioni e risposte ad alto rischio, li rendono sempre più sicuri di sè e di riuscire a resistere all’urgenza della sostanza. D’altra parte uno degli strumenti d’elezione per il trattamento dei vissuti traumatici e di problematiche legate allo stress (soprattutto allo stress traumatico) corrisponde all’approccio terapeutico dell’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari): nel trattamento delle dipendenze da sostanze con l’EMDR non si elaborano e risolvono esclusivamente i traumi che possono soggiacere alla dipendenza stessa, ma anche le risorse, le sensazioni di astinenza e tutti quei comportamenti che si relazionano in qualche modo con il disturbo. La sostanza assume il ruolo di regolazione emotiva e collabora nel diminuire la sensazione di non avere controllo sugli eventi. In questo senso, la sostanza psicoattiva diviene una difesa contro, ad esempio, il non pensare ed il non ricordare l’evento traumatico carico di conseguenze insopportabili e sentimenti negativi.

Per questo motivo risulta importante lavorare sulla risoluzione della memoria “congelata” del trauma, sui sentimenti, spesso errati, che la accompagnano e, contemporaneamente, stimolare l’autostima e l’autoefficacia dei pazienti.

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Caretti, V., La Barbera, D. (2005). Le dipendenze patologiche. Milano: Raffaello Cortina.
  • Farina, B., Liotti, G. (2011). Dimensione dissociativa e trauma dello sviluppo. Cognitivismo clinico, 8 (1), 3-17.
  • Heffner, J.L., Blom, T.J., Anthenelli, R.M. (2011). Gender differences in trauma history and symptoms as predictors of relapse to alcohol and drug use. The America Journal on Addiction, 20, 307-311.
  • Mosquera, D., Gonzales, A., van der Hart, O. (2011). Borderline personality disorder, childhood trauma and structural dissociation of the personality. Persona, 11(1) 44-73.
  • Schafer, I., Langeland, W., Hissbach, J., Leudecke, C., Ohlmeier, M.D., Chodzinski, C., Kemper, U., Keiper, P., Wedekind, D., Havemann-Reinecke, U., Teunissen, S., Weirich, S., Driessen, M. (2010). Childhood trauma and dissociation in patients with alcohol dependence, drug dependence, or both-A multi-center study. Drug and Alcohol Dependence Journal, 1 (109), 84-90.
  • Van der Kolk, B.A. (2008). Il disturbo traumatico dello sviluppo: verso una diagnosi razionale per bambini cronicamente traumatizzati. In V. Caretti e G. Craparo (a cura di), Trauma e psicopatologia. Un approccio evolutivo-relazionale, pp. 81-93. Roma: Astrolabio

Autore/i dell’articolo

Alessandro Valzania
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837. Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”. Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual Medicine Ha conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello. Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile.  
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